I virus del pensiero: come difendersi dalla manipolazione delle informazioni

1

Nel passato – come hanno puntualizzato Francesco Arduini e Cristian Puliti in un loro articolo sulla rivista Fenix – un’informazione aveva pochi supporti analogici nei quali veicolare le proprie speranze evolutive. Ma oggi, grazie alla digitalizzazione e alla globalizzazione, ogni singola informazione, se ben indirizzata, può potenzialmente divenire un veicolo d’innesco e d’innesto disponibile simultaneamente a milioni di menti. Ma Arduini e Puliti mettono anche in guardia – e non a torto – i fruitori dell’informazione dal “meme”. Per meme si intende un’entità di informazione che si propaga come un virus da una mente ad un’altra o, nell’eccezione dawkinsiana, un’unità auto-replicante di informazione culturale. E quando una determinata forma di meme prende corpo in una precisa notizia o in una semplice idea, questa, se ben veicolata, attecchisce nella mente di una moltitudine di persone e crea modelli di pensiero, divenendo in grado di determinare azioni che si ripercuotono nella quotidianità e di influenzare i comportamenti dei popoli e, più in generale, l’opinione pubblica.

Ma cosa avviene se l’informazione alla base di un meme è falsa o distorta? Una volontaria e consapevole diffusione di dati falsati o abilmente assemblati in modo errato o fuorviante non rappresenta soltanto un’offesa all’intelligenza e alla dignità delle persone, ma un vero e proprio “tumore” mediatico destinato a espandersi all’infinito con le sue reti di metastasi e a plasmare e condizionare l’opinione pubblica secondo precise linee guida. E le masse, proprio a causa della digitalizzazione e della globalizzazione mediatica di oggi, hanno paradossalmente meno difese da certi “virus” rispetto ai popoli dell’antichità o anche soltanto ai nostri progenitori.

Non voglio fare la parte del cospirazionista a tutti i costi, ma la storia recente è piena – per chi sa vederli – di esempi di meme difettati messi in circolazione con il fine di plasmare l’opinione pubblica su certi argomenti. E l’immancabile e puntuale azione dei media compiacenti e “di regime” completa l’opera, facendo assurgere nelle menti dei cittadini a “verità assoluta” delle notizie in partenza false e tendenziose.

L’esempio più lampante è la distorsione delle informazioni che circolano in merito al sistema bancario internazionale e ai suoi meccanismi criminali, che la gente non deve sapere o capire. Mentre viene nascosta alle masse la realtà del signoraggio bancario e viene ostacolato, deriso o svilito chi ne parla, si tenta di far passare, a livello di massa, l’idea che le banche sono “buone”, che il Fondo Monetario Internazionale è un’istituzione “umanitaria”, che agisce per “fare del bene” e per “salvare i paesi in difficoltà”.

Potremmo citare poi il caso di “Mani Pulite”, con il quale la quasi totalità dell’opinione pubblica italiana venne indotta a credere che la casta dei magistrati rappresentasse l’unico e ultimo baluardo contro la corruzione e il marciume della partitocrazia, casta di paladini a cui affidarsi ciecamente per la salvezza della Patria. Mentre in realtà si è voluto decapitare un’intera classe politica per sostituirla con un’altra, ugualmente corrotta ma più compiacente nella svendita ai poteri forti della finanza mondiale dei capitali e delle risorse dello Stato.

Potremmo parlare del meme che negli anni ’90 instaurò nell’opinione pubblica mondiale l’idea che i Serbi erano i “cattivi” e che bisognava combatterli. Questo meme portò di fatto alla perdita da parte della Serbia della propria sovranità nazionale, a due mesi di criminali e terroristici bombardamenti della N.A.T.O. su Belgrado e sulle altre città del Paese, e alla creazione, sul territorio della storica provincia serba di Kosovo e Metohija, di uno stato mafioso gestito da narcotrafficanti e criminali di guerra, ma riconosciuto e osannato da una folta schiera di nazioni tra cui l’Italia!

Potremmo andare avanti ancora per molto, menzionando il meme delle presunte “armi di distruzione di massa” di Saddam, generato e diffuso per poter giustificare la guerra all’Irak; il meme che ha diffuso la favola degli attacchi terroristici di Al-Qaeda dell’11 Settembre 2001, favola a cui ormai non crede più neanche il gatto (“favola” che però è servita a generare un vero e proprio golpe interno negli Stati Uniti e a spianare la strada per la cosiddetta “guerra al terrorismo”).

Un altro esempio ci è dato del meme generato per criminalizzare l’Iran, in base al quale si vuole insinuare nell’opinione pubblica la visione di un Paese dominato da una feroce e spietata dittatura, nel quale il popolo è oppresso nella miseria e nell’ignoranza. Peccato che, essendomici più volte recato, io possa testimoniare esattamente il contrario. Si tratta, sì, di una teocrazia islamica sciita, ma ho avuto modo di conoscere di persona un Paese civile e avanzato, con alto livello di benessere e di istruzione, abitato da un popolo che ha raggiunto notevoli conquiste sociali e che non rinuncerebbe mai alla propria sovranità nazionale. Identico il copione per i casi della Libia di Muammar Gheddafi e per la Siria di Bashar Assad.

In sintesi, la storia dell’umanità è stata sempre costellata da “virus” dell’informazione messi abilmente in circolazione dai detentori – più o meno occulti – delle redini del potere, dai tempi del Concilio di Nicea fino a quelli più recenti delle stragi di Bologna e del DC9 di Ustica, per non parlare della vicenda dell’influenza suina e di altre simili “pandemie artefatte”, gonfiate mediaticamente a tavolino per favorire la vendita di vaccini da parte dell’industria farmaceutica.

Ma con l’avvento dell’era informatica e digitale certi “virus” hanno accresciuto enormemente il loro potere di contagio.

Occhi aperti, allora! Ricordiamoci che i propagatori di notizie artefatte, quasi sempre costruite a tavolino da servizi compiacenti che eseguono gli ordini dei “padroni”, e poi diramate da specifiche agenzie di comunicazione e marketing, godono di enormi risorse finanziarie. Mentre chi sceglie di non allinearsi e di fare “contro-informazione”, non solo non gode di alcuna risorsa economica, ma viene anzi spesso perseguitato.

Noi comunque abbiamo scelto da quale parte della barricata schierarci: quella di un’informazione libera da condizionamenti, un’informazione che porti le persone a riflettere, a interrogarsi, a non dare una notizia per scontata, a non credere alle “verità assolute”. Una corretta informazione, a nostro parere, non deve dare soltanto delle risposte, ma deve indurre chi la recepisce soprattutto a porsi delle domande.

È quanto mai necessario che abbia finalmente inizio l’era dell’intelligenza!

Come sostiene Alfonso Luigi Marra, occorre che l’umanità faccia propria la scoperta del modo di formazione del pensiero, ovvero del modo in cui l’individuo, sotto la spinta delle pulsioni necessarie (volontà di sopravvivere, svilupparsi, riconoscere, essere riconosciuto e raggiungere il massimo del risultato con il minimo dello sforzo), elabora il suo sapere e giunge alla comprensione delle cose.

Nicola Bizzi

c4