I Pelasgi e le origini remote della civiltà in Italia

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Attraverso gli studi dello scrittore Guido Maria St. Mariani di Costa Sancti Severi, ricostruiamo le tappe della civilizzazione remota della nostra penisola

Abbiamo nuovamente incontrato a Firenze lo scrittore Guido Maria St. Mariani di Costa Sancti Severi, fondatore della rivista Aesyr, che ha recentemente pubblicato un suo lungo studio sulle più remote ondate di civilizzazione della nostra penisola.

Da quanto emerge dagli studi del professore, la civiltà italica ha una storia antichissima e nobile, connessa con le ondate migratorie dei Pelasgi e di altri popoli di stirpe egeo-lelegica giunti nella nostra terra già nel terzo millennio avanti Cristo. Si tratta di una realtà storica poco conosciuta e affrontata in ambito accademico e sicuramente da rivalutare, perché ad essa si lega, come vedremo, l’origine della nostra Civiltà millenni prima della fondazione di Roma e l’origine stessa di molte delle nostre città, fra cui Ancona, Rimini, Cesena, Orvieto, Viterbo, Arezzo e Lucca.

Cercherò quindi di fare una sintesi di quanto il Prof. Mariani di ha raccontato per la redazione di Signoraggio.it.

Intorno al 2500 a.C., stando a quanto ci riferisce Ellanico di Mitilene (490-405 a.C.) nella sua opera Foronide, un mitico re dei Pelasgi di nome Nana, cacciato dai suoi sudditi, avrebbe risalito il mar Adriatico con  le sue navi uniremi.

Il termine nana lo si ritrova nelle antiche culture lelegiche della Caria, regione costiera dell’Anatolia, tuttavia non si tratta certamente di un nome di persona, ma di un titolo che indicava i condottieri delle genti di mare. Il termine “condottiero” è però un’espressione più recente. Il significato esatto, che non sarebbe però pienamente comprensibile a noi moderni, sarebbe più propriamente “pastore del popolo del mare”, similmente alla forma egeo-minoica nanash e alla posteriore forma micenea wanash, quest’ultima traducibile come “pastore di popoli” (non necessariamente, in questo caso, collegati al mare).

Mentre un secondo Nana, secondo la tradizione, risaliva il Tirreno verso il 1900 a.C., spingendosi fino in Lunigiana, il Nana di cui ci parla Ellanico risalì la costa adriatica da Sud a Nord, facendo un primo scalo nelle attuali Marche, dove lasciò parte dei suoi uomini e fondò una città che tutt’oggi si chiama Pedaso, lo stesso nome della capitale dei Lelegi della Caria, e anche di una città dei Lelegi della Misia, siti a Sud di Troia, il cui re, Althe, diede la propria figlia Laothe in sposa a Priamo.

Risalendo la costa marchigiana verso Nord, troviamo Numana, dove secondo la tradizione Nana fece un altro scalo. Il nome di questa località corrisponde al lelegico Nu-Nanash, ossia “la città di mare di Nana”. Nana risalì ancora la costa, fondando la città di Ankh-Uni, l’odierna Ancona, il cui nome arcaico è composto dal termine Ankh (“chiave della vita”), parola di origine egizia che era già entrata negli idiomi pelasgico-lelegici di Mysia, Meonia-Lydia, Caria e Lycia, e da Uni, nome con cui gli Etruschi indicavano una loro massima Dea. Quindi Nana, sempre secondo la tradizione, passò a fondare Arimna, l’odierna Rimini. Da notare è il fatto che anche questo nome lo si ritrova nel sud della Lycia. Spintosi nell’entroterra, Nana avrebbe fondato Keisna, l’attuale Cesena, e, ripreso il mare e risalito verso Nord lungo la costa, fondò la città di Rasnash, l’odierna Ravanna. Gli etruscologi oggi concordano nel vedere in questo nome una similitudine con il termine Rasenna, nome con il quale gli Etruschi erano soliti chiamarsi, anche se la forma più esatta definente le popolazioni etrusche sarebbe stata Rasnakh. I Romani, d’altro canto, li chiamarono Tusci, i Greci Thyrrenoi o Tyrsenoi (Tirreni, Tirseni) e gli Egizi Twrs.

Ellanico di Mitilene continua a narrarci le gesta di Nana, sostenendo che questi proseguì la sua opera colonizzatrice fondando la città di Spina e, nuovamente spingendosi nell’interno, fondò Khurythi, l’odierna Cortona (che però porta il nome di un suo discendente, Khuryth), Ar-Tynia (Arezzo), da Ar (“insediamento”) e Tynia, nome della massima Divinità degli Etruschi, e Fruntak (Ferento Veteres), archeologicamente risalente proprio al 2500 a.C. Giunto sulle sponde del lago di Bolsena, Nana fondò poi Velz-Nani (Volsinii Veteres), destinata a divenire la Caput Etruriae, la capitale sacra e militare di tutte le città etrusche, e, sulla sponda meridionale del lago, edificò Visenti, l’odierna Capodimonte.

Altri importanti centri fondati da Nana, sempre secondo Ellanico, furono Salpinii (Orvieto) e Surrina (Viterbo). Si sa che era consuetudine di questi popoli fondare delle dodecapoli, raggruppamenti di dodici città, e Nana ne avrebbe fondati ben due, costituiti da dodici città rivierasche e dodici nell’interno. Mi sono limitato in questo articolo a citare le più importanti, pur nutrendo dubbi sulla fondazione di Spina.

Essendo all’epoca queste spedizioni pelasgiche formate da volontari, provenienti da regioni diverse ma accumunati dallo stesso sangue e dallo stesso concetto di “stirpe”, onde formare un nucleo consistente di combattenti atti a conquistare nuove terre, la spedizione del 2500 a.C., stando ai nomi dei centri fondati nella nostra penisola, doveva probabilmente essere composta da Lelegi provenienti da Creta, dalle Cicladi, dalla Caria e dalla Mysia, e da Lyci Xanthy, Milii e Termili, Mysii di varie tribù, Meoni e Thyrri.

Una seconda importante ondata colonizzatrice avvenne circa cinque secoli dopo, verso il 2000 a.C., ed è da mettere in riferimento con la cultura di Rinaldone, come attestano ritrovamenti di scheletri di guerrieri alti circa due metri, detti di tipo “anatolico”, con armi di bronzo (del tutto sconosciute all’epoca agli aborigeni italioti, che erano del resto di statura piuttosto modesta). Questa seconda invasione, secondo la tradizione, sarebbe stata attuata da genti pelasgiche del tutto identiche a quelle della prima ondata (quella di Nana), guidate da un tal Tyrsen (da cui probabilmente trae origine il nome Tyrsenoi). Si sarebbe trattato in maggioranza di uomini provenienti dalla Mysia e dalla Caria, i quali avrebbero anch’essi fondato due dodecapoli comprendenti anche in questo caso dodici città marine e dodici nell’entroterra. Fra queste città ricordiamo Velx (Vulci), Sveama o Suana (Sovana), Surna (l’odierna Sorano, da Sur = Sole), Katetra (Pitigliano), Misma (Misa), Tusnak (Tuscania), Stetnes (Poggio Buco), Aurinia (Saturnia), Khaletra (Marsiliana sull’Albegna).

Una terza ondata è collocabile cronologicamente attorno al 1900 a.C. Condotta da un secondo Nana, pare che fosse formata solo da genti provenienti dalla Lycia e da Lyci cretesi (Xanthy, Milii, Termili e Termii). Il vero nome originario dei Lyci, in lingua pelasgica, era Luqqu o Luqqa (poi mutato in Lukku o Lukka), e sarebbero stati proprio loro, nel contesto di questa terza ondata, a fondare la città di Luqqa (l’odierna Lucca), sorta su un’isola nel messo del fiume Serchio, dopo aver annientato i Liguri che popolavano quella zona. Fondarono poi Luni, in Lunigiana, dopo aver sterminato i Liguri Apuani che lì erano precedentemente stanziati.

Intorno al 1800 a.C. avvenne quella che possiamo considerare come una quarta ondata migratoria pelasgica. Un tale Khurythi (Corito) dà il suo nome, ampliandolo, ad uno dei centri fondati da Nana nel 2500 a.C., l’odierna Cortona. Suo figlio Drdny (Dardano), sceso verso Sud, fondò Kora (Cori). Il nome Corito trae origine dalle tribù dei Kurethi di Creta e di Caria.

Secondo la tradizione, Dardano, fede poi ritorno verso Creta, dove conobbe Teukr (Teucro). Insieme i due presero il mare approdando in Mysia, nella Troade, dove rifondarono la città di Tarua (Troia), divenendo capostipiti di due popoli, i Teucri e i Dardani.

Una quinta ondata migratoria pelasgica la si segnala intorno al 1600-1500 a.C. Questa vide la fondazione di altri importanti centri, tra cui Luna (Luni sul Mignone), situata su una collina a forma di falce di luna, lunga circa 1000 metri e larga 300, e la più piccola Kurthenevra (Contenebra), l’odierna S. Giovenale, a cinque chilometri da Luni.

Altre importanti spedizioni, sicuramente più numerose in quanto a numero di uomini, avvennero dal 1400 fino al 1075 a.C., condotte secondo la tradizione da personaggi celebri quali Thyrrhrno e Tarkan di Meonia, Ainea (Enea) dei Dardani di Mysia, e Antenore, con gli Eneti e i Paflagoni.

Roma ancora non esisteva e dovevano passare ancora diversi secoli prima di vederla sorgere come piccolo villaggio sulle sponde del Tevere.

Nicola Bizzi

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