Giustizia come fortuna: bendata: in questo caso su ciò che conta delle intercettazioni Ligresti..

GIUSTIZIA

Mentre l’attenzione di tutti i giornali è puntata sulla pur emblematica questione delle dimissioni del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, sono passate quasi inosservate dai media le recenti rivelazioni, emerse da decine di telefonate di Giulia Ligresti intercettate dalla Procura di Torino, riguardo a un vero e proprio complotto che sarebbe stato orchestrato ai danni della sua famiglia. Un complotto che vedrebbe coinvolti molti “attori” di rilievo, finalizzato a sottrarre ai Ligresti il controllo della Fonsai in favore della Unipol.

Parliamoci chiaro: non intendo qui difendere il clan familiare dei Ligresti. Voglio solo dimostrare che, per quanto cambino i giocatori in campo, la partita risulta sempre essere maledettamente truccata.

Queste telefonate intercettate a cui mi riferisco risalgono allo scorso Gennaio, cioè ai giorni in cui Giulia Ligresti stava raccogliendo dati e carte per sostenere, appunto, la tesi di un complotto per favorire la Unipol nella fusione con Fonsai, e da esse emerge chiaramente il pieno coinvolgimento di Mediobanca nell’operazione. In quel periodo la Unipol aveva già preso il controllo della Fonsai sottoscrivendo nel 2012 un aumento di capitale da 1,1 miliardi di Euro per coprire anche riserve per 800 milioni. Ora emergeva la necessità di altri 800 milioni di copertura, secondo i Ligresti non necessari ma funzionali solo a caricare su Fonsai il peso della fusione con Unipol.

Per farla breve, Giulia Ligresti se la prendeva, sfogandosi al telefono con il commercialista di fiducia Michele Giulino, con personaggi come Luca Benzoni di Citi (che esercitava pressioni affinché si realizzasse “una grande operazione industriale”) e con Marco Della Ragione della Goldman Sachs che “andava tutti i giorni da Pagliaro (Renato Pagliaro, il Presidente di Mediobanca) e tutti i giorni da Nagel (Alberto Nagel, Amministratore Delegato di Mediobanca).

Secondo la Ligresti, nel presunto accerchiamento ai danni della sua famiglia sarebbero tutti coinvolti: stampa, authority, associazioni dei consumatori, advisor. “Sì, ma la Procura no”, ribatte a Giulia al telefono sempre a Michele Gulino. È il 12 Gennaio: “Una parte della Procura no, perché Greco hai visto come si comporta… totalmente schierato. Ma guarda che anche Lombardi me lo diceva De Luca, cioè quindi… che Greco era totalmente pro Unipol, figurati, poi cos’hanno? Le authority con loro, le associazioni, gli advisor, i legali tutti con loro, perché adesso gli hanno fatti lavorare anche sugli altri dossier…”.

E ancora: “Il disegno per farci fuori è stato studiato nei minimi dettagli, quindi con l’imposizione, l’ingresso e con assolutamente l’appoggio di tutte le authority, quindi… Consob che nega l’autorizzazione a Groupama ma in pochi… in poche settimane l’istruttoria di Unicredit, per l’ingresso di Unicredit, invece arriva senza problemi”.

“Ma dai, io me li ricordo – continua la Ligresti – tutti seduti al tavolo che cercavano di far quadrare i conti e dicevano «no, non ce la facciamo, ma questo… dobbiamo dare questa operazione, è una grande operazione, dobbiamo falsare i numeri in qualche modo…», ti rendi conto?”. E aggiunge: “E poi lì, il Casò (Angelo, ndr), che mi ha preso da una parte, dice «qua dobbiamo fare quadrare i numeri perché altrimenti Isvap ci manda il commissario e non vedo alternative»”.

Secondo Giulia Ligresti Mediobanca si sarebbe attivata dopo che i Ligresti nel 2011 avevano tentato un’alleanza con i francesi di Groupama, soci della stessa banca d’affari, che “faceva tremare un po’ un patto di sindacato di Mediobanca che avrebbe avuto una maggioranza non più così sotto controllo da parte di Nagel e Pagliaro…”, dice la Ligresti il 13 Gennaio sempre al commercialista.

Storie di ordinaria furberia all’italiana, penserete voi, con la tentazione così di liquidarle e di passare a fatti magari più importanti. Ma è proprio da queste vicende che traspare l’assenza totale della Magistratura, che, nonostante queste telefonate siano state ascoltate e riascoltate dalla Procura, non ha mosso un dito. Una Magistratura che mai, sottolineo mai, osa indagare sugli immensi crimini del sistema bancario, tipo signoraggio, e che nei processi per usura, per non attaccare il sistema se la prende con i funzionari delle filiali anziché i consigli di amministrazione delle banche.

La stessa Magistratura che guardava da un’altra parte quando, sotto l’ombrello del Governo D’Alema, si consumavano le colossali ruberie legate alla svendita della SME e alle privatizzazioni della Telecom, delle Autostrade, fino ad arrivare alle vicende di Infostrada e di Seat-Pagine Gialle. E potrei citare molti altri casi simili. Tutti casi che hanno visto arricchirsi a dismisura, nella più totale impunità, certi personaggi che, sulla scia della presunta moralizzazione dettata da Tangentopoli, oggi controllano i grandi giornali e i palazzi del potere, e continuano la loro operazione di svendita del Paese ai poteri bancari e alla grande finanza internazionale.

 

Nicola Bizzi