Giuseppe Campolo: Nessuno dei numerosi economisti, i quali fanno buone analisi delle gravi anomalie socio-politiche d’Europa e del mondo, ipotizza, prende in esame e caldeggia strumenti giuridici e politi per scongiurare la schiavitù o la rivolta che pure profetizzano.

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Non è che Adam Smith (1723 – 1790) avesse torto con la sua teoria liberista. Semplicemente non aveva immaginato che ci sarebbe stato chi ne avrebbe ben approfittato per fare i propri comodi. La cosa più bella che egli ha detto è che “la fonte della ricchezza è il lavoro”.  L’industria ha sottratto il lavoro all’uomo, riducendolo a mano d’opera; la grande distribuzione gli ha tolto la libertà di commerciare, riducendolo a un inserviente. Non era questo che Adam intendeva per lavoro!

Non è che Adam Smith (1723 – 1790) avesse torto con la sua teoria liberista. Semplicemente non aveva immaginato che ci sarebbe stato chi ne avrebbe ben approfittato per fare i propri comodi. La cosa più bella che egli ha detto è che “la fonte della ricchezza è il lavoro”. 

L’industria ha sottratto il lavoro all’uomo, riducendolo a mano d’opera; la grande distribuzione gli ha tolto la libertà di commerciare, riducendolo a un inserviente. Non era questo che Adam intendeva per lavoro!

Thomas Robert Malthus (1766 – 1834) segnalò la necessità dell’equilibrio demografico. Neanche lui aveva torto; ma oggi è un argomento tabù. E perciò merita un approfondimento, anche urgente. 

La domanda che gli economisti si fanno è: perché il benessere non ha mai raggiunto il popolo? La rivoluzione della Liberté, Egalité, Fraternité avrebbe dovuto provvedervi. O la Democrazia.

Venne l’industrializzazione, e i sindacati per calmierare lo sfruttamento. Karl Marx (1818 -1883) e Friedrich Engel (1820 1895) videro il dramma, ne sbagliarono la soluzione. Non potendo fermare l’industrializzazione, credettero di poter sostituire l’imprenditore con lo Stato, padrone benefico. Non fecero che creare il più grande apparato burocratico che si fosse mai visto. 

Ed ecco il neocapitalismo liberistico rafforzarsi nell’opinione comune come l’unica vera strada praticabile, ma nel frattempo il potere finanziario sotterraneo lo minava e lo corrompeva. 

La crisi quindi non ha nulla di contingente, non è mica una congiuntura, è una crisi ti tutte le teorie economiche, delle politiche economiche, della politica. 

Ma ecco che di nuovo lo Stato assume una figura alta. Esso ha il compito di equilibrare e rendere giusto il sistema produttivo e armonizzare i ruoli dei soggetti implicati nella produzione. Operare in modo che l’aumento della ricchezza affranchi in parte dal lavoro e quest’ultimo sia ben distribuito fra i componenti della comunità. Uno Stato che guida l’equilibrio economico generale, teorizzato da Marie Esprit Léon Walras (1834 – 1910). 

John Maynard Keynes (1883 – 1946) auspica questo intervento magistrale dello Stato, ma i suoi seguaci ne ipotizzano applicazioni poco sagge e per niente efficaci.

Ma in realtà i governi da un pezzo non fanno politica economica. Si limitano ad assecondare i “poteri forti” di cui i politici parlano con deferenza. Da questo si conosce da chi dipendono, almeno psicologicamente. E quel padrone è la mano nera invisibile che distribuisce malessere economico e psicologico alla collettività, spande veleni, distrugge l’ecosistema. 

Federico Caffè (1914 – 1987), individuava nell’allarmismo una delle strategie per attuare la concentrazione di potere. E forse anche immaginava fino a che punto sarebbe stata spinta l’avidità dei dominanti, se paventava un finale regime di schiavitù. Per scongiurare il quale, come Walras e Keynes confidava nelle manovre sagge degli Stati, che dovrebbero essere ben consigliati dagli studiosi, per attuare l’economia del benessere. Caro Federico, non c’è questo baluardo, il popolo è nudo, gli Stati sono Stati venduti! I tuoi discepoli lo sanno e lo dichiarano.

Bruno Amoroso (1936) cerca di andare più in fondo, denunciando la “apartheid globale” e la povertà di massa, restando convinto che tutto ciò porterà alla schiavitù o alla rivoluzione, e che solo da tale rivoluzione potrà scaturire un rinnovamento. Noi che propendiamo per soluzioni radicali ma ragionevoli e legali, ci domandiamo come, lui, dopo aver prospettato uno scenario catastrofico e globale, e ce l’ha con le banche e ce l’ha con l’Euro, possa proporre la minestrina di creare due zone Euro (una del nord, una del sud) e fidare nella solidarietà fra gli Stati.

Giulio Sapelli (1947) poi, pur denunciando il signoraggio, indica come modello la Federal Reserve degli Usa, cosa che sconcerta un po’. Ma aggiunge che, per rilanciare l’economia, occorre aumentare il debito. Come fa a trovare logico denunciare il signoraggio e la privatezza delle banche centrali, causa di debito, e dare quest’ultimo  come soluzione? Se il debito è figlio del signoraggio, perché odia il padre e ama tanto il figlio? Gli stessi seguaci della teoria keynesiana ne mettono involontariamente in risalto l’aporia.

Alberto Bagnai (1962) ha ben digerito la lezione dei predecessori. Rende conto  anche lui della devastante globalizzazione e addita come causa del debito pubblico il signoraggio. Benissimo. A quella dovuta al signoraggio, aggiunge la quota di indebitamento pubblico operato dagli Stati per salvare le banche, cosicché queste restano creditrici dello Stato e dei cittadini. Sconcerta poi che suggerisca l’aumento del debito pubblico per rilanciare l’economia. E l’uscita dall’Euro, to’. Ma come, una tanto ben fatta analisi non suggerisce una soluzione di più grande stile?

Dunque, nessuno di questi eccelsi studiosi prospetta strumenti efficaci per opporsi  al satanico disegno non più occulto molte volte descritto, in modo da scongiurare l’esito altrimenti inevitabile della schiavitù o della rivolta, la quale ultima sarebbe una sorta di apocalisse. 

Ecco che il PAS ha un significato storico e strategico, nell’indicare i rimedi radicali, legali e politici, e nell’essere determinato a organizzare una forza che si scateni risolutiva nell’agone politico. 

Storico, oltre che intelligente e maturo, è il convergere nel PAS di tutti quei movimenti sorgenti che aspirano allo scardinamento dell’oppressivo potere finanziario. 

 

Giuseppe Campolo per signoraggio.it

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