Giappone e cellule staminali: ricerca ritirata per dati falsificati

Fondata nel 1917, la Riken ha sfornato in quasi un secolo di storia due premi Nobel per la fisica (Hideki Yukawa nel 1949 e Shinichiro Tomonaga nel 1965) ed uno per la chimica (l’attuale presidente dell’istituto Ryoji Noyori, nel 2001), oltre ad impiegare scienziati di primissimo piano come lo scopritore della vitamina B1 Umetaro Suzuki. Presupposti per cui non può passare inosservato che una loro ricerca, inizialmente considerata rivoluzionaria, sia stata ritirata in quanto compromessa da “errori fondamentali”.

Nello studio, intitolato “Stimulus-triggered fate conversion of somatic cells into pluripotency” (“Conversione attraverso uno stimolo di cellule somatiche in pluripotenza”), la principale autrice appena 30enne Haruko Obokata, spiegava di come fosse possibile trasformare “normali” cellule in cellule staminali semplicemente immergendole in una soluzione acida. Questo fenomeno, denominato STAP-SC (acronimo che significa “cellule staminali ottenute tramite acquisizione di pluripotenza tramite uno stimolo”), sembrava poter permettere di ottenere staminali da trasformare poi in tessuti di vario tipo, che a loro volta avrebbero potuto essere utilizzati come

Purtroppo però per la giovane ricercatrice, che alcuni media locali avevano descritto come potenziale candidata al premio Nobel, la realtà scientifica è ben diversa da quanto descritto nello studio. I primi dubbi in merito erano emersi subito dopo la pubblicazione su Nature, avvenuta il 29 gennaio di quest’anno, tanto che il RIKEN ha immediatamente avviato un’indagine interna.

Da qui è emerso che la Obokata avrebbe alterato, quando non completamente falsificato, le illustrazioni presenti nella sua ricerca. La stessa ricercatrice poi, pur dichiarandosi “profondamente dispiaciuta”, aveva anche provato a sostenere che nonostante questi errori la ricerca fosse stata condotta “in modo accurato”, che esistessero “i dati per provarlo”, e che il fenomeno STAP-SC fosse “stato più volte confermato come un dato di fatto”.

Ma adesso, due mesi dopo, le cose sembrano essere addirittura peggiorate: nel messaggio pubblicato su Nature per annunciare il ritiro della ricerca vengono anche elencati cinque ulteriori “errori” che non erano stati inseriti nella revisione effettuata dal RIKEN.

Si tratta principalmente di immagini che non mostravano ciò che avrebbero dovuto mostrare: in un caso le cellule relative ad uno degli esperimenti fondamentali della ricerca non corrispondevano con quelle dei topi dai quali avrebbero dovuto essere state prelevate. “Questi numerosi errori compromettono la credibilità dello studio nella sua interezza, e non siamo in grado di dire senza alcun dubbio che il fenomeno STAP-SC sia reale. Degli studi in corso stanno nuovamente indagando su questo fenomeno, ma considerata l’estesa tipologia degli errori trovati, riteniamo appropriato ritirare le ricerche”, hanno spiegato gli autori.