Gianmarco Maraviglia, docente all’Istituto Europeo di Design, va in Siria a documentare il ritorno degli armeni all’antica patria

Gianmarco Maraviglia è docente all’Istituto Europeo di Design, dove si è diplomato in fotografia. Un appassionato del fotogiornalismo ed in particolare della multiculturalità e delle questioni sociali. Dopo un reportage sul Kosovo visto 15 anni dopo la guerra, dopo un’indagine sul popolo greco che abbandona la zona continentale per spostarsi verso le isole, dopo un lavoro sulle scene hip-hop ed underground dell’Egitto post rivoluzionario; adesso si avvicina alla Siria con un progetto fotografico Land of fathers, La Terra dei Padri, che vuole raccontare le difficoltà degli Armeni siriani costretti a ritornare nella patria originaria, l’Armenia.

Il 21 marzo scorso, infatti, Al-Nusra, il fronte siriano di Al-Qaida, ha attaccato il villaggio di Kessab a 180 chilometri da Aleppo, la seconda città del paese, e la città con maggiore presenza di armeni: il simbolo della cultura armena in Siria. Lì, tra violenze, in soli tre giorni le forze di Al-Nusra hanno procurato 80 morti. È allora che 12 mila siriani-armeni decidono di lasciare il paese, alcuni anche per evitare l’arruolamento nell’esercito di Assad. Si spostano verso gli Stati Uniti, il Canada, il Libano e alcuni vogliono tornare in Armenia, la terra dei padri. Fino a quel giorno, la Siria aveva ben tollerato compatrioti di fede cristiana, circa il 10 per cento della popolazione, ma gli eventi si sono evoluti rapidamente. E una parte dei profughi è stata attratta dalla terra degli avi, forti di coesione patriottica, orgogliosi di lingua, cultura e religione. Ma il reinserirsi in quella società non è sempre facile. I più agiati affittano appartamenti al centro di Yerevan, la capitale armena, ma non riesco a trovare lavoro e spesso quando lo trovano è molto inferiore al loro status e consente guadagni, e quindi uno stile di vita, al limite della sussistenza. Per chi invece arriva nullatenente esistono delle associazioni d’aiuto appositamente per questi profughi cristiani-siriani, tra le quali si è sviluppato il discusso progetto New Aleppo, con l’idea di costruire una nuova Aleppo al posto di un’antica fabbrica abbandonata ad Ashtarak.

Ma il progetto è fermo. Il governo chiede un contributo iniziale di 5 mila euro ai futuri abitanti, perché non è in grado di coprire i costi di costruzione. E anche se il governo non riesce a portarlo avanti, sarebbe una soluzione per più di 600 famiglie.

La costruzione di New Aleppo, Maraviglia documenta. Foto in cui si vedono solo pascoli e pecore che brucano, nessuna costruzione, nessun lavoro, solo la vecchia struttura della fabbrica abbandonata.

Ma il governo offre abitazioni e terreni in luoghi di confine, contesi tra l’Armenia e l’Azerbaigian, nella provincia del Nagorno Karabakh. E molti profughi, restano in attesa di questa concessione, senza lavoro, sospesi. La patria nella quale non hanno mai vissuto, è una terra natia che li rifiuta.

Giselda Campolo

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