Geografia 3D

Mi riferisco alla tecnologia 3D. Non nella sua versione cinematografica, ma in quella che i più fortunati tra noi hanno potuto ammirare nelle sempre più numerose mostre in 3D. Una proiezione olografica a tuttotondo che permette ad esempio di “visitare” le ricostruzioni di alcune meraviglie architettoniche antiche.

Potenzialmente la capacita ricostruttiva e costruttiva di queste tecnologie è infinita. Una proposta tra tante? Anzi non tra tante, forse la più azzeccata. Usarle nell’ora di geografia. La tecnologia 3D sembra, infatti, essere la soluzione ai problemi didattici che sorgono nell’insegnamento di una materia che si occupa di luoghi distanti, che fornisce dati che rischiano di rimanere mnemonici. Come appassionare i ragazzi?

Non sarebbe, forse, troppo dispendioso per il ministero commissionare un programma simile. Se si considera che la spesa andrebbe suddivisa per le migliaia di istituti che la nazione accoglie. Immaginate se fosse possibile mostrare i luoghi significativi di ogni continente tramite una proiezione che conduce lo studente all’interno, dico in maniera esemplificativa, della foresta amazzonica, che gli permetta di riconoscerne i serpenti o qualche fungo. Per poi trovarsi nella lezione successiva tra le rovine di Petra a osservare l’orizzonte distorto dal calore.

E se, al momento, considerato il disordine amministrativo che impera soprattutto nel settore scolastico, tutto affannato nel tentato omicidio del Liceo Classico, una tale proposta risulti fantascienza; sarebbe, invece, da considerare uno dei pilastri sui quali fondare il rinnovamento tecnologico della scuola. Che non passa certo attraverso la sostituzione dello stampato con i tablet, ma da queste vie che rendono l’apprendimento intuitivo e “vissuto”.

Si oppone al vecchio insegnamento del latino il metodo natura? Si pretende di insegnare al di là delle regole con un sistema mutuato da quello Inlingua e basato sull’uso vivo? Sorvoliamo sull’esistenza di un uso vivo in una lingua morta e diciamo: “bene!” Ma allora tentiamo di svecchiare soprattutto quelli che davvero sono insegnamenti mnemonici, dando modo agli studenti di sviluppare una qualche forma di passione, curiosità e gioia di scoprire.

Trasformiamo la scuola in una scoperta. Il mondo è stanco di apprendere.

Giselda Campolo

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