Fontana rende giustizia al magistrato Colnaghi

Una storia tragica che viene narrata con mirabile leggerezza di tratto da un Fontana che non si avvicina per la prima volta a temi tanto impegnativi.

Prima di questo ultimo romanzo, infatti, scrisse Per Legge Superiore, su Roberto Doni, pretore alle armi sempre nel 1981, l’anno in cui non solo muore il protagonista del nuovo romanzo Colnaghi, ma è nato lo stesso autore. Un anno, quindi che ritorna ossessivamente nella sua produzione poetica come un simbolo, un simbolo di rinnovamenti e forti idiosincrasie quotidianità-storia patria. Un Doni amico di Colnaghi e personaggio anche di questo secondo romanzo. Un modo per narrare nel dettaglio non solo la storia di quella parte d’Italia, ma quella attualissima della giustizia come sentimento in interiore homini e come pratica giudiziaria. Una giustizia difficile, fatta di scelte difficili e sofferte. Una giustizia che non sempre trionfa. Una giustizia lontana dalle scelte obbligate ma fatta di tormenti dell’animo. Un modus operandi ammirevole quello del Colnaghi di Fontana che sembra essere lo stesso del bravo scrittore. Un castello di carta senza uscita, la ricerca all’interno di una matrioska. E quando arriva al dunque, quando gli sembra di aver trovato la verità dall’esterno, vi piomba dentro e scopre tutta la drastica violenza della realtà e, senza giustificarne mai le azioni, le sottigliezze psicologiche dei suoi boia pur essi uomini. Tutto con uno stile venato a tratti dall’humour.

E con un sottile paragone Fontana demistifica il parallelo amato dalle Br tra loro e la resistenza. Il padre di Colnaghi, infatti, è stato ucciso proprio nella lotta partigiana, dai fascisti. Un uomo che con le sue azioni eroiche ha costruito l’immaginario del figlio. Un’indagine quindi a doppio filo che analizza il costituirsi della coscienza umana e dei suoi ideali, i rapporti con la famiglia e l’amore, e il loro ripercuotersi sulla società.

Siamo infatti tutti uomini che hanno un bigliettino in tasca come il nostro magistrato. Una sentenza, un sentimento primigenio impresso nella nostra mente che si sviluppa, moltiplica ed evolve e che siamo noi stessi.

Un romanzo sul significato della felicità e sul complesso articolarsi della felicità umana.

Giselda Campolo

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