FMI: Christine Lagarde sbugiarda Letta e si mette nel sacco

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Non dobbiamo sorprenderci se l’Europa ha bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti, i passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.

Da New York, località in cui si trova la Lagarde, giungono commenti a dir poco ridicoli. A pronunciarli è proprio lei, una dei capi della trika: Christine Lagarde, capo del Fondo Monetario Internazionale. Secondo la sua singolare logica, “”Fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi e’ finita. Quando la disoccupazione è alta – prosegue – la crescita è lenta perché la gente consuma meno e le aziende investono e assumono meno”. Questo non è vero ma verissimo. E con questa dichiarazione mette una pietra tombale sulle dichiarazioni di Letta, il nostro primo ministro indicato da napolitano secondo il quale “si intravede la luce in fondo al tunnel”. Che Letta nipote sia uno che poco o nulla abbia a che fare coi conti è evidente a chiunque, basti pensare che ha collocato un certo Saccomanni sulla poltrona de conti. Ma il dettaglio grottesco non risiede in quanto sin ora esposto MA sulla teoria incomprensibile della Lagarde secondo la quale “il debito pubblico deve calare” se si vuol uscire dalla crisi. Innanzi tutto non siamo in crisi, come ho avuto modo di spiegare scientificamente attraverso un recente mio articolo. In secondo luogo questo dissesto nei conti statali non è frutto di una serie di fattori piovuti dal cielo ma è frutto di un sistematico attacco alle sovranità nazionali affinché la realtà cambi a favore dei desiderata della troika: si vada a rivedere lo sproloquio di un certo Mario monti quando ebbe a dichiarare “Io ho una distorsione nel vedere l’Europa […] non dobbiamo sorprenderci se l’Europa ha bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti [avanti dove lo sa solo lui e ce ne stiamo accorgendo solo noi] i passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario […] si può essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore AL COSTO del farle, perché c’è una crisi in atto visibile e conclamata […] ed abbiamo bisogno delle crisi come il G20 ed altri consessi internazionali per fare passi avanti [ancora con questi passi avanti…] ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento perché si sono messe in opera istituzioni leggi eccetera per cui non è reversibile”. Credo non vi sia altro da aggiungere se non i “ringraziamenti” alla troika ed a Mario Monti per averci permesso di diventare i foraggiatori del fiscal compact che ci costerà 50 miliardi l’anno, somma che sarà parata a suon di svendite del nostro patrimonio pubblico. Ma di questo il regime non parla, tace e ci assilla solo con l’accordo Berluschenzi. Questo meritiamo per il nostro pavido atteggiamento!