Facebook ti controlla e se rompi ti cancella!

Facebook, perde pezzi. Dopo anni d’incontrastato dominio sulle masse, la gente si sveglia e cancella il profilo. È ormai chiaro a chiunque come funzioni facebook e a cosa serva. La sua origine è di derivazione militare. Lo scopo principale – e non unico – è quello di controllare, per così dire, l’umore delle masse. Attraverso sistemi complessissimi, ogni singola parola digitata ed inserita sul network, viene elaborata da un computer di controllo centrale in tempo reale. Addirittura, taluni sostantivi e nomi, vengono vagliati nel momento preciso in cui le dita digitano “liberamente” sulla tastiera. In esso (computer di controllo centrale) vengono aggiornate quotidianamente le cosiddette “parole chiave”, termini di comune utilizzo che variano in base alle notizie del giorno, della settimana, del mese. Il meccanismo è riassumibile pressappoco così: gli Stati (oramai diretti dalle Multinazionali), attraverso gli organi di regime (mass-media) danno il via ad una determinata notizia. Questa rimbalza in un baleno da un capo all’altro del Pianeta e successivamente essa viene ripresa dai vari proprietari di profilo facebook i/le quali ne commentano a proprio modo il contenuto. A quel punto il sistema di controllo dei termini sensibili (in grado di decifrare non soltanto la lingua italiana ma anche tutte le altre più diffuse al Mondo) entra automaticamente in funzione e comincia la “caccia” a cui segue l’individuazione di quei profili definibili “sgraditi”. I/le proprietari/e ricadono, a loro totale insaputa, sotto un accurato controllo/censura di cui non sono consapevoli. Cosa accada successivamente può variare a seconda dei casi: dalla soppressione immotivata del profilo ad altre misure restrittive. Ma queste sono cose di cui si parla già da tempo e sono, guarda caso, alla base della decisione di moltissimi/e utenti di cancellarsi da facebook. Ciò che, invece, è meno noto riguarda il secondo aspetto, quello della paralisi reazionaria. I gruppi sociali, sappiamo, sono gestibili al pari di un soggetto umano qualsiasi. Le opinioni possono subìre sofisticatissime alterazioni senza che vi sia una presa di coscienza diretta. Quelli che negli anni Sessanta erano definiti come gli “attori del governo ombra” dall’indimenticato John F. Kennedy, vivono indisturbatamente in quello che David Icke definisce il “Mondo reale” che nulla ha a che vedere col “Mondo delle illusioni” al cui interno viviamo noi, la classe produttrice schiavizzata. Il Mondo delle illusioni è quello che gli infami attori dei governi ombra realizzano e modellano instancabilmente per ammansirci costantemente e per tenerci distanti dalla verità in un perenne stato di torpore alimentato dalle discussioni dei loro squallidi servi: i politici. Ricordate “The Truman Show” quel film drammatico del 1998 in cui in protagonista (Jim Carrey) scopre quasi per caso di vivere in uno show dal giorno della propria nascita? La necessità di imbambolare le masse nasce dalla mera cogenza di scongiurare il rischio più temuto dalle oligarchie usuraie: il risveglio generalizzato.  Ecco perché, proprio in questi anni, pallidamente rivoluzionari, si parla sempre più insistentemente di complotto. In realtà non c’è proprio nessun complotto in atto. Vogliono dirottare sull’idea del complotto quando in realtà è in atto la nascita, sebbene lentissima, di un risveglio imminente. E facebook è stato, sino a pochissimo tempo fa, uno degli strumenti di maggior successo al mantenimento dell’imbambolamento. La gente, depressa ed incazzata per tutta una serie di ragioni che sarebbe pleonastico elencare in questo frangente, è stata istruita a sfogarsi davanti ad uno schermo: “Internet è una finestra sul Mondo”. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Ergo, nelle nostre menti si è andata radicalizzando una falsa verità: “Io scrivo su facebook e tutti leggono e condividono”. Sì, è vero. Ma il dramma è che poi lì finisce il tutto, proprio come preventivato dagli attori dei governi ombra mondiali. Ci tengono chiusi in casa davanti ad uno schermo di plastica su cui digitiamo le nostre frustrazioni, ci controllano in tempo reale e se diamo il segnale di essere in procinto di trascendere, ci cancellano. Né più né meno quello che fanno gli scienziati con i macachi in gabbia: insegnano loro quale bottone colorato premere per ricevere le banane o le noccioline. Ma quelle povere bestie non troveranno mai la libertà e, seppure un giorno dovessero essere ricollocate in una foresta, morirebbero per incapacità di adattamento; sebbene sia quello il loro habitat e non una cella.

Non è così che si può vincere l’ultima battaglia per la riconquista della dignità umana. Dobbiamo tornare a comporci fisicamente ed intellettualmente dando forma a nuovi contenitori di pensiero come quelli del passato che la stagione dei partiti politici ha letteralmente sepolto. Unirci nel rispetto della nostra stessa identità di esseri umani. Per timore che vi riuscissero le generazioni di ieri, hanno inventato l’HIV per separare l’uomo dalla donna, per porre della plastica tra i corpi, ci hanno poi convinti che sfogarci sotto controllo da casa col “social” sia propedeutico al progresso. Poi ci hanno aggredito i figli con quei giochi da playstation osceni grazie ai quali illudono un incapace di essere un fenomenale chitarrista, ad un disgraziato che vive all’ottavo piano di una zona periferica di essere un campione del golf, eccetera, quando in realtà il primo non sa nemmeno elencare le note e leggere la musica ed il secondo non ha mai visto un campo da golf in vita sua.

Siamo davvero così incapsulati ed incapsulate? Serve davvero “smanettare” tutto il giorno col telefonino per comunicare cosa abbiamo acquistato, chi abbiamo incontrato, cosa stiamo andando a fare, con chi e dove? Se la risposta è SI’, allora dell’essere umano non ne rimane più molto, visto che per natura è portato a socializzare e non ad isolarsi. Se, invece, la risposta è NO, allora chiediti se serva a qualcosa continuare ad offendere i figli e le figlie regalando loro l’ennesimo arnese per rincoglionirli e farli tenere sotto controllo da chi vuole la tua scomparsa come genitore ed essere pensante. Il Natale è alle porte: sarebbe il caso di riscoprire che in croce ci finì Cristo, non un computer.

Papillon