Esegesi minima del XXXIII canto del Paradiso, Terza Terzina.

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Nel suo commento Jacopo della Lana spiega “per lo cui caldo” con “per la sui passione e morte”. Mentre il fiore si riferisce alla rosa bianca, simbolo della resurrezione nel Cantico dei Cantici, 2. Cito 2,10 sgg.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,                              7

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

“Il mio amico parla e mi dice: Lèvati, amica mia, mia bella, e vientene, poiché, ecco, l’inverno è passato, il tempo delle piogge è finito, se ne è andato; i fiori appaiono sulla terra, il tempo del cantare è giunto, e la voce della tortora si fa udire nelle nostre contrade”.

Inoltre a 2,1 dice: “Io sono la rosa di Saron, il giglio delle valli”. Dunque anche qui una rosa bianca, riferendosi il paragone col giglio alla qualità di lucità.

Il ritmo degli endecasillabi è crescente, fino a diventare quasi cantilenato così’ è ge’rmina’to que’sto fio’re.

Intatti nel primo verso gli accenti forti sono su seconda, settima, decima; quarta, ottava, decima per il secondo, ritmo accresciuto anche dal fatto che fino alla quarta sillaba sono tutti monosillabi.

Sembra inoltre che dall’endecasillabo meno regolare con l’accento di seconda e settima si vada progressivamente a uno più canonico che come accenti forti abbia seconda, sesta, decima, tra l’altro reso dagli accenti secondari nella forma più simmetrica fatta di atonia e tonicità di medesime morae.

 

 

Giselda Campolo

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