Esegesi minima del XXXIII canto del Paradiso – Seconda Terzina

600_431e2bfc13649bfa0786f17eb16ca947

Al di là della ripresa, che Auerbach segnala come “tradizionale”, di “factor factus creatura” da Dominica infra Octavam Assumptionis Beatae Virginis Marieae Sermo, proprio di San Bernardo, che Dante sembra tradurre letteralmente; i giochi di suono esplicitano legami molto stretti tre le rime.

Tu se’ colei che l’umana natura 4

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore 

non disdegnò di farsi sua fattura.

Basti pensare che natura fa rima con fattura e fattore è figura etimologica di fattura (motivo lapalissiano della preferenza rispetto all’omofonono creatura). Questo genera un legame interno tra le parole rima aggiunto alla distinzione minima della vocale, per altro omorganica, che ha luogo nel raddoppiamento della dentale assente nella vera parola rima che è natura.

In sintesi, entrambi i termini dalla prima vocale distinguono una sola lettera da fattura, anche perché le rime B e C si distanziano per una vocale che è in entrambi i casi comunque velare, l’assonanza della vocale pretonica, la consonanza del fono dentale seguente presente in tutto il secondo verso e consonante d’incipit della terzina, il tutto accentuato dalla figura etimologia e di variatio ampliata considerando anche suo e sua con variatio semantica e di caso.

Altra consonanza è quella della spirante sorda tra secondo e terzo verso, anticipato dal se’ separatovi da l’umana natura.

Tra i segnali che mi fanno sentire l’umana natura come iato vi è innanzitutto l’interruzione del ritmo diadico di atonia e tonicità e il forte legame fonico tra le due parole che compongono il corpo metrico. Infatti l’assonanza tra le vocali la intendo o in maniera chiasmica rispetto alle prime due sillabe di natura o in ripresa amplificata del suono rima.

Inoltre tu se’ colei è ancora fonicamente legato alla terzina precedente avendo vocale tonica e come in termine e eternomentre in tutto il resto della terzina sono omofone alle vocali di rima. E forse possiamo azzardare che queste due forme di consonanza sono in realtà la stessa unità psicologica tanto che i greci spesso presentavano la stessa parola o con doppia sigma o con doppia tau a seconda del dialetto.

Quello che è certo è che questi versi sono esplicativi di ciò che vuol dire corpo metrico, unità metrica come “farsi sua fattura”, tenute insieme più che da una semplice contingenza di costituirsi emistichio.

           Giselda Campolo