È UNA QUESTIONE POLITICA…

…’na grande presa pel culo! Così cantava Antonello Venditti nel 1995. Così potrebbe cantare anche oggi, dopo l’ultima proposta di Tsipras ai creditori. Nella più classica tradizione italiana. Il suo partito, Syriza, ha vinto le elezioni per dire NO alle proposte dei creditori internazionali. Poi ha chiesto l’avallo del popolo con un referendum lampo, dove il fronte del NO, da lui perorato, ha stravinto. Più forte di prima, grazie alla conferma popolare, ci si aspettava uno Tsipras ancora più battagliero, in linea con la confermata fierezza greca. Ora poteva davvero “picchiare i pugni sul tavolo”, come Renzi a suo tempo diceva che avrebbe fatto con gli eurocrati di Bruxelles. E infatti, Tsipras tenne coerentemente un “fiero” discorso all’Europarlamento, quando denunciò in tutta franchezza che solo una frazione degli “aiuti” prestati alla Grecia dal 2012 in poi fosse andato al popolo greco, mentre la quasi totalità servì per salvare le banche, specie tedesche e francesi. Ergo…

E invece no. Come Renzi non ha fatto che strusciare la Merkel in contrasto coi “pugni sul tavolo” iniziali, così Tsipras, in un’incredibile giravolta, fa proprie, e persino più dure, le istanze dei creditori! In parte sacrosante, per carità, come l’innalzamento dell’età pensionistica. Ma questo è quanto penso io, per quello che conta, non quanto propugnava Tsipras prima del referendum.In una sola mossa il premier greco ha tradito due volte il suo popolo, prima facendosi eleggere, e poi usando il risultato referendario… al contrario. Come se avesse vinto il SI. Tant’è che in Parlamento la proposta è passata con l’approvazione delle opposizioni. Noi italiani ne sappiamo qualcosa a proposito di referendum traditi o ignorati.Diciamo che, quanto a cinismo politico, Renzi e Tsipras possono darsi la mano. Con la benedizione di Machiavelli. Se l’innalzamento dell’età pensionabile non era più a lungo rinviabile, se non altro per allinearsi col resto delle nazioni europee -sia pur col risultato collaterale di lasciar meno spazio ai giovani, disoccupati per oltre il 50%- è del tutto incomprensibile, per una nazione economicamente alla fame come la Grecia, alzare drasticamente le tasse alle poche aziende che ancora lavorano, nonché una tassa già molto alta, come l’Iva. Un’Iva alta ha senso solo in un’economia inflativa, per drenare l’eccesso di denaro in circolo; ma in un’economia disastrata che senso ha? È come fare un salasso ad un anemico grave. Ma, tanto per cambiare, così vuole l’Europa, o meglio le grandi banche, europee e non, che sono i suoi mentori. E, a conferma, basta guardare le Borse, che viaggiano a vele spiegate; come quando un’azienda taglia il personale. Il cinismo finanziario e quello politico si sostengono a vicenda, sulla pelle del popolo. Che paga per tutti, chiunque vada al potere. Un’occasione in più per capire come mai il fronte delle astensioni avanzi inesorabilmente. Mettiamoci nei panni del popolo del NO, che brindò e ballò tutta la notte, dopo la schiacciante vittoria…

Aggiornamento al 13/07/2015:

C’è da restare esterrefatti al leggere le condizioni che i creditori sono riusciti a strappare a Tsipras. Ben sapendo che, strangolando ulteriormente la Grecia con nuove misure repressive, questa non riuscirà mai a ripagare il debito monstre di € 82 miliardi, hanno pensato bene di ipotecare i suoi beni pubblici (magari persino il Partenone!) per un valore di € 52 miliardi.

Questi creditori, cioè le banche, che non hanno un centesimo della moneta che pretendono di prestare a Stati e privati, quindi totalmente senza un collaterale fisico, pretendono invece che lo Stato ellenico metta sul tavolo beni concreti, di proprietà pubblica, per pagare i loro crediti fasulli.

Ma quando si alzerà una voce a dire che l’unico modo di uscire da questo perenne ricatto del debito è lasciare allo Stato l’emissione di moneta, senza debito né interessi?

Il Parlamento greco approverà di sicuro le condizioni capestro imposte alla Grecia con la pistola alla tempia, visto che evidentemente è anch’esso un Parlamento con una maggioranza  di nominati, come il nostro, tutti ligi agli ordini della finanza pur di arrivare a fine legislatura e raggiungere gli agognati vitalizi.

Ma, e il popolo? Quello conta solo per legittimare col voto la loro elezione. Poi può solo protestare in piazza, manganellato dalla polizia.

Marco Giacinto Pellifroni