DONNE: il capitalismo chiama!

Un giovanotto dall’aspetto modestamente truce, munito di berretto e con la pelle fortemente tatuata, poggia il fondo schiena sul cofano di una lussuosissima fuoriserie in attesa di ragazze da abbordare. Una volta scelta la “vittima”, ci scambia qualche parola prima d’invitarla a prendere un drink nei paraggi. Quando la “vittima” acconsente, istintivamente mette mano alla portiera dell’automobile di lusso e… lui le fa notare che la sua vettura, in realtà, è quella posteggiata appena dietro. Alla vista di una comunissima utilitaria, la maggior parte delle ragazze inventa una scusa e si dilegua.

Siamo sul set di una candid camera statunitense. È tutto un gioco. Ma, sebbene si tratti di una burla, non possiamo esimerci da un’analisi antropologica: le donne acconsentono ad uscire con il primo sconosciuto solo ed esclusivamente in base al calcolo delle presunte disponibilità finanziarie e non perché egli sia particolarmente avvenente od altro.

Lo so, è una tristezza. Ma le cose stanno esattamente così. E, ad aggiungere chinino all’amarezza, è il fatto che nessun antropologo o sociologo si sia mai sognato di abbandonare il proprio studio per affrontare la realtà sulla quale spendono fiumi d’inchiostro – inutile!

Potremmo sindacare sul potere del danaro. O potremmo spendere anche noi, come gli antropologi ed i sociologi, fiumi d’inchiostro inutile. Ma rimaniamo ai fatti: la società che un tempo si strutturava sul fascino e sull’eleganza, ora basa tutto esclusivamente sulla ricchezza, come insegnatoci dal bieco capitalismo. Un triste primato che fa da sponda alle migliori analisi globaliste con cui spesso c’imbattiamo. L’unica fanciulla (per altro la più femminile e graziosa) che non ha battuto ciglio e si è prontamente adeguata salendo a bordo della scassetta, fa tirare un sospiro di sollievo: non sono tutte uguali le giovinette di oggi. E questo basta ed avanza per non smettere mai di cercare il meglio tra tanta mediocrità.

Papillon