Donato Piccolo al Macro │ L’aria come materia scultorea

Si è giunti al quinto incontro, 29 aprile, dei Martedì Critici del Macro alla sua prima stagione. E, nella Sala Cinema del museo romano, è giunto Donato Piccolo. Un artista che ama contaminare arti visive, scienza e tecnologia.

Cinque giornate ben seguite e di interesse critico, magistralmente curate da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti.

La meraviglia dello scienziato dinanzi alla materia scoperta o all’equazione appena rintracciata è la stessa meraviglia dell’artista dinanzi al suo capolavoro. La stessa voglia curiosa e creativa di scoprire li anima e in nulla il grande scienziato è differente dal grande artista. Basti pensare che la scienza, prima, era arte alchemica. Un’arte fatta anch’essa di forme, materie e colori da unire a tratto leggero e preciso.

Ecco che gli oggetti tipici della chimica come gli alambicchi o del mondo delle scienze applicate si moltiplicano, fondono e intrecciano nelle sue sculture. Dalle forme di partenza se ne creano altre come se fossero esseri in metamorfosi, come se le forme non fossero che un materiale in sé, equivalente ad un colore o alla tela, da ricreare. Non il vetro come materiale, ma la forma dell’alambicco come materiale.

I disegni, invece, sempre in metamorfosi sono fatti di nubi, nubi di trasformazione, sinili a quelle dei maghi, dietro le quali accade il miracoloso. E così l’aria anche nelle forme scultoree diventa materia. Tramite delle nubi create colonniformi in delle teche. Delle nubi e dei torbidi che sono mossi dalla scienza dell’elettricità, dal magnetismo.

Un’interessante connubio che documenta come la sintesi concettuale dell’arte contemporanea sia alla ricerca di uno sbocco e sperimenti le più impensabili e affascinanti prospettive.

Giselda Campolo

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