DIVARICAZIONE SOCIALE: OLTRE LA DIVISIONE IN CLASSI

La moltiplicazione incontrollabile delle diseguaglianze di fatto, e il loro inevitabile tradursi in diseguaglianze di diritto, è il fulcro della politica contemporanea e il sottostante delle svariate “crisi” economiche e non, che incessantemente si succedono e sovrappongono.

Il potente pre-nucleare e pre-informatico poteva essere un monarca assoluto, ma non aveva certo il potere di spiare o eliminare milioni di persone in ogni parte del mondo o azzerare i loro risparmi o destabilizzare bilanci nazionali, da solo, in pochi minuti e semplicemente premendo qualche tasto. Lo può invece fare il potente di oggi, il quale addirittura dispone di tecnologie e strumenti che la popolazione non solo non ha modo di controllare o contrastare, ma nemmeno conoscere, come non conosce i fini per cui vengono adoperati.

Le crisi delle valute, dei debiti pubblici, delle bolle speculative, non potrebbero avvenire se non vi fossero ristrette cerchie di persone dotate del potere, che il resto del genere umano ovviamente non ha, di manipolare al rialzo e al ribasso il corso dei mercati mobiliari, monetari e del credito, nonché di generare e smerciare derivati per centinaia di migliaia di miliardi di dollari anche grazie al cartello del rating, usato per far credere e comprare come validi titoli-spazzatura. Cioè usati per commettere truffe mondiali.

La pretesa liberale di una compatibilità, di una coesistenza tra diseguaglianza di fatto ed eguaglianza di diritto tra i cittadini, si manifesta come una pia illusione o una furba lusinga: la classe dominante globalizzata si è costruita un suo ordinamento sovranazionale, dapprima tecnologico-finanziario e ora anche giuridico-istituzionale, che governa gli ordinamenti statuali nazionali, e senza bisogno di introdurre aperte discriminazioni giuridiche nelle leggi interne agli Stati, le realizza attraverso i trattati e gli organismi internazionali.

 D’altronde, anche la promessa marxista di impedire la diseguaglianza attraverso la proprietà statale dei mezzi di produzione si è rivelata illusoria, quando si è visto che il socialismo reale si traduce in una proprietà privata dello Stato stesso in mano alla nomenklatura del partito unico. 

È inevitabile e sta avvenendo, per effetto dell’incontrastabile processo di divaricazione sociale nella crescente diseguaglianza, scaturente dalle cose stesse prima che da decisioni umane, che il vertice del genere umano gestisca il grosso del genere umano nello stesso modo in cui l’uomo, vertice dell’albero evolutivo, gestisce le specie animali. Con una corrispondente, nuova visione dell’umanità e una corrispondente, nuova sensibilità etica. Oggi gli Stati sono divenuti i recinti del bestiame. Fuori e sopra di essi, troviamo FMI, WTO, BRI, Bilderberg etc.: gli uffici tecnici degli allevatori, i magazzini, e il loro club. Animal Farm.

Il genere umano? Già nel 1951 Bertrand Russell (L’impatto della scienza sulla società) preconizzava che il continuo ampliarsi della divaricazione tra classi sociali avrebbe portato, nell’evoluzione tecnologica, a una differenziazione anche biologica, a una differenziazione di specie e non più solo di censo, sapere e potere. Questa differenziazione è oggi realizzabile dalla tecnologia genetica. Gli ogm sono da tempo una realtà molto importante. Possiamo avere più generi umani, con diverse resistenze o propensioni alle malattie, diverse longevità, diverse fecondità.

Compito della politica, della scuola, dei mass media, è tener buona e collaborativa la gente mentre tutto questo viene organizzato e perfezionato. Riforma dopo riforma. Cessione dopo cessione di sovranità nazionale. Crisi, conflitti e allarmi di diversi tipi, con corrispondenti promesse e programmi e comunicatori politici come Obama e Renzi, che li facciano bere alla popolazione, sono fenomeni interni a questo grande ed epocale processo, funzionali ad esso.

Marco Della aLuna