Dall’Oriente con disonore

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Da circa un paio di lustri a questa parte, sempre più di sovente, ci giungono notizie circa emeriti sconosciuti letteralmente pieni zeppi di soldi. Chi sono e dove provengono? Sono tutti soggetti orientali, sono i nuovi “emiri”. Provengono dalle Nazioni un tempo ostaggio della Guerra Fredda e dei governi fantoccio (Cfr, Bagno di Sangue di N. Chomsky e E. S. Herman, 1975). Hanno studiato marketing nelle più prestigiose Università occidentali. E devono proprio aver appreso come pochi altri i contenuti delle lezioni loro propinate in quanto non si parla che di loro in termini di straricchezza. Un pensiero ci sfiora: ma dove si nascondevano questi miliardari prima di ora? Elementare Watson, risponderebbe il celebre Sherlock Holmes: non si nascondevano da nessuna parte semplicemente perché non erano ancora diventati ricchi! Lo sono diventati di colpo dopo aver appreso il modello che – dalla scoperta dell’America in poi – ha reso ricchi e padroni un ristretto novero di europei, mercanti in testa a tutti. Il modello è quello della schiavitù: lavorano in centomila senza uno straccio di diritti ed incassa uno solo, più o meno, questa è la dinamica. Chiunque abbia sfogliato qualche pagina scritta sul tema della schiavitù, avrà senza dubbio compreso come, ad esempio, gli Stati Uniti d’America abbiano potuto raggiungere uno sviluppo economico così elevato e per così lunghi tempi: sfruttando a costo zero le braccia dei negri d’Africa. A decine e decine di milioni ne sono stati prelevati a bordo delle imbarcazioni dei negrieri (alcune delle quali armate dalla borsa del “raffinato” Voltaire), a milioni hanno lavorato per tutta la vita. E non appena hanno osato manifestare un briciolo di dissenso, la democratica Nazione dell’Aquila, li ha prontamente rimessi in riga attraverso l’uso sconsiderato della violenza. Ora, non essendo l’America e questa sua vile immagine che dobbiamo analizzare, non ci resta da dire altro che gli attuali miliardari orientali non debbono spendere un solo dollaro per far giungere navi cariche di disperati: ce li hanno dentro “casa”. È ormai di dominio pubblico come la manodopera orientale costi poco, quasi nulla. Meno noto è come questi nuovi schiavi vivano: baraccopoli che occupano vastissime aree, rifugi di lamiera a più piani stipati all’inverosimile di umanità sporca, depressa, ammalata e senza speranza. Inesistenza di strade asfaltate, inesistenza di centri medici, inesistenza di mezzi di trasporto (vanno tutti e tutte a piedi – i più ricchi in bicicletta) ed inesistenza di acqua corrente potabile. Tasso di delinquenza alle stelle, della tubercolosi più alto ancora, prostituzione droga ed alcool a fiumi. Si entra in fabbrica appena s’impara a camminare per non uscirne più. I ritmi di lavoro possono durare anche per 48 ore di seguito, in piedi, senza nemmeno il tempo di un caffè o di andare in bagno: non sono esagerazioni, è la pura e semplice verità. Morale: da oggi, quando troverai in vetrina un bel capo di abbigliamento, abbi l’accortezza di controllarne l’etichetta. Tramite questa banale operazione darai una speranza ai tanti disperati e tante disperate che possono solamente contare esclusivamente sulle nostre scelte. Disgraziati e disgraziate che non potrai mai incontrare se deciderai di recarti in villeggiatura in quei luoghi. Forse, qualcosa in più a tal riguardo, avrebbe potuto narrarcela un gran signore come il neo “capo” dell’Inter. È sempre in tempo.

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