Dall’ex Premier spagnolo Luis Zapatero nuove importanti conferme sul “golpe” del Novembre 2011 e sulla caduta di Berlusconi

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É la stagione delle rivelazioni: anche l’ex Premier spagnolo Luis Zapatero ci racconta in un suo libro nuove e importanti conferme sul “golpe” del Novembre 2011

Mi sono già occupato, su questo blog, dei retroscena e dei veri motivi della caduta di Silvio Berlusconi nel Novembre del 20011 e del “golpe” che portò alla presidenza del Consiglio l’uomo dei poteri forti Mario Monti. Vi ho infatti raccontato come, alla luce delle recenti dichiarazioni di Hans Werner Sinn, Presidente del principale istituto di statistica della Germania, il Cavaliere sia stato esautorato dall’Europa dei banchieri perché aveva avviato con altri Stati dell’Unione delle trattative riservate per preparare un’uscita dell’Italia dall’Euro. Informazione che, del resto, già da tempo circolava perché ne aveva parlato Lorenzo Bini Smaghi in un suo libro.

Torno oggi sull’argomento perché ci sono degli importanti aggiornamenti e delle conferme sulla questione, questa volta provenienti dalla Spagna. L’ex Premier iberico Luis Zapatero ha infatti presentato lo scorso Martedì a Madrid un suo libro intitolato El dilema (Il dilemma), nel quale porta alla luce inediti retroscena sulla crisi che, due anni fa, minacciò seriamente di spaccare l’Euro-zona.

Come ci conferma Zapatero, Il 3 e 4 Novembre 2011, giorni del vertice del G-20 a Cannes, sulla Costa Azzurra, la tensione era alle stelle. Tutti gli occhi erano puntati sull’Italia e sulla Spagna che, dopo la Grecia, venivano indicate dagli speculatori e dai tecnocrati di Bruxelles come l’anello debole per la tenuta dell’Euro. Erano in atto fortissime pressioni, da parte del Presidente americano Barak Obama e della Cancelliera crucca Angela Merkel per mettere alle corde Berlusconi e Zapatero e imporre all’Italia e alla Spagna gli “aiuti” del Fondo Monetario Internazionale, “aiuti” che, come l’esperienza della Grecia ci insegna, sono peggio della mela avvelenata di Biancaneve: se li accetti non hai scampo e non ci sarà alcun principe azzurro a salvarti.

I due statisti, come ci racconta sempre Zapatero, cercarono in ogni modo di resistere, ben consapevoli che l’accettazione di un “salvataggio” da parte di quella associazione a delinquere chiamata FMI avrebbe significato mettersi intorno al collo un cappio molto pericoloso.

La Germania e altri Paesi nord-europei, con il pretesto degli attacchi speculativi in quel momento in corso sui mercati, non intendevano lasciare il vertice di Cannes senza portarsi a casa il risultato che miravano ad ottenere: il commissariamento dei due Paesi ribelli. E intensificarono così le loro pressioni.

Zapatero ci descrive la cena del 3 Novembre, con il tavolo «piccolo e rettangolare per favorire la vicinanza e un clima di fiducia». Da tutti veniva sussurrato un nome: quello di Mario Monti. Di fatto la cricca usurocratica della Commissione Europea aveva già deciso, e infatti il bilderberghino Monti, appena una settimana dopo riceveva da Napolitano la provvidenziale nomina a Senatore a vita, per essere poi nominato Presidente del Consiglio il 12 Novembre.

La Merkel chiese duramente a Zapatero, come in una sorta di “ultimatum”, se fosse stato disponibile «a chiedere una linea di credito preventiva di 50 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, mentre altri 85 sarebbero andati all’Italia». La risposta del Premier spagnolo fu diretta e chiara: “no!”. Allora i leader presenti concentrano le loro pressioni sul Governo italiano affinché accettasse il “salvataggio” che già era stato pianificato.

«C’era un ambiente estremamente critico verso il Governo italiano», ricorda Zapatero, descrivendo la folle corsa dello spread e l’evidente impossibilità da parte italiana di finanziare il debito con tassi che erano arrivati a sfiorare il 6,5 %. I leader del G-20 erano terrorizzati dai mercati e temevano che il contagio avesse potuto estendersi ad altri Paesi europei come la Francia se non avessero preso«il toro per le corna». Il toro, in questo caso, era ovviamente Berlusconi. «Davanti a questo attacco – racconta l’ex leader socialista spagnolo – ricordo la strenua difesa, un catenaccio in piena regola di Berlusconi e del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Entrambi allontanano il pallone dall’area, con gli argomenti più tecnici Tremonti, e con le invocazioni più domestiche Berlusconi». Continua Zapatero: «Mi è rimasta impressa una frase che Tremonti ripeteva: conosco modi migliori di suicidio».

Alla fine venne raggiunto un compromesso: Berlusconi accettò la supervisione del Fondo Monetario Internazionale, ma non il salvataggio. Una scelta che sarebbe costata cara al Cavaliere. «È un fatto– sostiene Zapatero – che da lì a poco ebbe effetti importantissimi sull’esecutivo italiano, con le “dimissioni” di Berlusconi, dopo l’approvazione della Finanziaria con le misure di austerità richieste dall’Unione Europea, e il successivo incarico al nuovo Governo tecnico guidato da Mario Monti». Un Governo che, come già sapevamo e come è stato denunciato di fronte al Parlamento Europeo dall’eurodeputato britannico Nigel Farage, è stato imposto all’Italia dall’alto, da quei poteri forti che intendevano sbarrare la strada verso quell’uscita dall’Euro che Berlusconi e Papandreu stavano progettando con la regia di Russia e Inghilterra. Un Governo, come oggi ci conferma Zapatero, eletto da leader stranieri nei corridoi di Cannes e non dalla volontà popolare degli Italiani.

Un’affermazione, quest’ultima, di fatto inutile e retorica, perché la “volontà popolare degli Italiani” è stata di fatto cancellata con un tratto di penna già nel lontano 1945. 

Nicola Bizzi