Dalì: il genio. Parte seconda bis. Relativizzazione del valore della vita

Ed ecco che Dalì è il surrealismo. Scrive la sceneggiatura della sua vita come antico eroe greco rendendola carica di simboli.

Quando il padre biasima la scelta di Elena e del Surrealismo, Dalì senza più ritornare a casa gli invia una breve lettera che indicava la restituzione di tutto quello che il genitore gli aveva dato. In allegato una bottiglia con liquidi riproduttivi. Ancora, quando due vicini della casa d’infanzia andarono a trovarlo e vennero annunciati, il maggiordomo chiese loro quale fosse il motivo della visita e questi risposero che avevano desiderio di vedere il vecchio bambino. Dalì si presentò in accappatoio, lo lasciò scivolare, volteggiò da modello. Ad una conferenza sul surrealismo si presentò con il vestito surrealista come l’aveva rappresentato nella statua del pensatore. Ad un esame di storia dell’arte italiana arrivò in ritardo e si scusò; Ché l’esame non avrebbe potuto aver luogo, perché quei maestri non erano in grado di giudicarlo (da dire che lui ha riprodotto la pietà pittoricamente in maniera quanto mai fedele).

La sua verità era la relatività non solo dei valori, dell’essere stesso. «Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto.» Il segreto stesso ne è cagione, ma anche questo è solo uno degli infiniti possibili o forse proprio questa infinità è il segreto. Non come mera istintività: prova che l’istinto è intellettualismo («Il gioco degli scacchi sono io»), che caos e cosmos coincidono, che il dogmatismo è la negazione dell’ordine vitale.

Per Dalì la verità è un sentimento, e al di fuori di questo sentimento, che coglie e rende unanimi i sensibili, vi è la validità di ogni proposta ermeneutica del valore della vita. Al di fuori di questo sentimento che si comprende intuitivamente come solo l’Artista (“il Genio” avrebbe preferito), il Poeta, può fare tutto e vero e falso. Non a seconda del punto di vista; contemporaneamente e in assoluto.

Finché non sentiamo che è solo la nostra mente arbitraria a dare il valore al mondo, ci sarà sempre chi confuterà la nostra verità. Ecco perché, forse, sarebbe il momento di abbandonare i fanatismi. Dalì fanatico? No, questo non lo si può proprio dire.

Giselda Campolo