CREDITORI, DEBITORI E GIUBILEO

Avete dei crediti, avete dei debiti? Di questi tempi è più facile che apparteniate alla seconda categoria, in quanto i grandi creditori, secondo la prassi vigente, sono le banche, il fisco e, a seguire, i professionisti, con gli avvocati in prima linea, per il semplice fatto che a loro non costa nulla intraprendere azioni giudiziarie in proprio, tramite un gioco di sponda tra colleghi. Ciononostante, alcuni Tribunali hanno pensato bene di agevolare il ricupero crediti, consentendo al creditore (quasi sempre più ricco) di avere accesso, sia pure indiretto, alle banche dati e scoprire così i beni pignorabili del debitore (quasi sempre più povero). Niente da eccepire se, appunto, il creditore vanta crediti ineccepibili. Ossia realmente dovuti. Questo vale nei casi ad es. di crediti-debiti tra “normali” cittadini,  accesi mediante prestiti in solido, cessioni di merci o servizi “fisici”. La faccenda invece si complica quando il creditore è “istituzionale” o prestatore di servizi “immateriali”, come quelli di molti professionisti, le cui parcelle sono basate su norme e tariffe platealmente a loro vantaggio, grazie anche alla loro massiccia e costante presenza in Parlamento. Includo nei creditori cosiddetti “istituzionali”, perché così vengono definiti, oltre agli enti pubblici, come l’Agenzia delle Entrate, anche le banche che, in quanto totalmente private, non dovrebbero fregiarsi di quel titolo. Lo fanno in quanto, pur essendo private, svolgono funzioni squisitamente pubbliche, come la creazione di denaro dal nulla, in un sistema contraddittorio e paradossale che glielo consente. Questo nuovo orientamento dei Tribunali è un passo in più a tutela dei grandi creditori –le lobby non dormono mai-, quasi ce ne fosse l’urgenza in un contesto di accanimento fiscale e giudiziario sulle magre risorse della maggioranza della popolazione. Per inciso, pur non essendo definito l’ammontare del prelievo su stipendi e pensioni (!), se ne pignora di fatto il 20%; mentre Equitalia, si “accontenta” del 10%: stessa percentuale che si è auto-attribuito lo Stato nel suo inopinato debito verso i pensionati, dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il blocco pensioni sancito dalla legge Monti-Fornero: s’è auto-ristrutturato il debito, condonandosi il 90%, “per non devastare i conti pubblici”! Nessuna pietà per quelli privati, specie se di normali cittadini, per i quali vige invece il 20%. Le banche, come si sa, a furia di pignorare immobili a clienti che non sono riusciti a rispettare le scadenze di prestiti e mutui, si sono ritrovate con un patrimonio immobiliare da fare invidia a quello, accumulato nei secoli, dalla Chiesa. Con ciò saturandone il mercato a causa di un’offerta esorbitante. Deprezzamento esacerbato anche dalla voracità del fisco, altro grande pignoratore, con le tasse giunte all’insostenibile livello di oltre il 44% del Pil, rendendo quindi insolventi anche privati e aziende che con tassazioni più sopportabili non lo sarebbero stati. E non solo: ha dato una mano anche il legislatore (che, oltre al Parlamento, include la Cassazione e la Consulta, le cui sentenze hanno valore di legge), con iperboliche tasse sulla casa, delegando all’incasso i Comuni, succhiandogli poi metà degli introiti, col risultato di costringerli a tagliare anche i più elementari servizi. Le banche e il fisco rastrellano i soldi, ergo la gente può spendere di meno e il commercio langue (non ci vuole Einstein per capirlo); e allora, anziché aumentare il denaro circolante, si spreme allo spasimo quel poco rimasto nelle tasche di chi lavora sempre di più per incassare sempre di meno. Un girone dantesco. Da premio Ignobel per l’Economia. Il risultato è una guerra di tutti contro tutti, con una differenza però tra i “belligeranti”: il popolo combatte, finché ne ha la forza e lo spirito, a mani nude; ma si trova davanti i plotoni dei creditori “agevolati” che ora i Tribunali hanno dotato, oltre alle “armi bianche” di prima, anche di “armi automatiche”, quali l’accesso facilitato ai beni dei debitori. Il mondo è così diventato ostaggio dei creditori. Viene spontaneo l’esempio della Grecia e, di converso, la posizione dell’UE. Quest’ultima s’è venuta configurando, rispetto all’Europa che tutti avevamo sognato, come uno spietato esattore per conto delle nazioni più forti, a scapito di quelle più deboli. Mi riferisco soprattutto all’Italia, più ancora che alla Grecia. L’Italia infatti era – ed è – una nazione con un Pil pro capite e un volume di esportazioni molto più elevati di quelli greci. L’UE è riuscita a deindustrializzare l’Italia, aprendo le frontiere al libero movimento di persone, merci e capitali, mettendola in concorrenza con Paesi dell’eurozona beneficiati dal cambio fisso, nonché con Paesi “schiavisti” e inquinanti. Ci ha insomma impoveriti sia attraverso una traumatica globalizzazione che con un cambio monetario fortemente penalizzante. Il nostro declino è quindi imputabile, oltre a governi non all’altezza degli ardui compiti, in prevalenza a cause esterne. La Grecia invece partiva come nazione quasi priva di industrie e con volumi risibili di esportazioni; e tale è  rimasta, ma ha pensato che l’ingresso nell’euro fosse l’inizio del Bengodi, indulgendo a spese, pubbliche e private, senza un adeguato corrispettivo produttivo. Fa effetto leggere l’età pensionabile dei greci; nonché il numero abnorme di dipendenti pubblici; nonché l’acquiescenza fiscale nei confronti dei più ricchi, armatori che non pagano le tasse col ricatto che “se no cambiamo bandiera”. Tornando ai creditori-debitori nel nostro Paese, vista la situazione generale dei redditi e dei beni della stragrande maggioranza degli italiani, c’era proprio bisogno di acuire questo conflitto, mettendo ancora più all’angolo quanti non ce la fanno a rispettare impegni presi magari in base a previsioni che la crisi ha poi rese molto più fosche? C’era bisogno di versare carburante sul fuoco della disgregazione sociale, nel quale un’UE, tutto tranne che solidale, ci ha gettati? Perché impoverire ancor più i già poveri o sull’orlo di esserlo e arricchire ulteriormente i già ricchi, approfondendo il fossato che li divide? Se i giudici di un tempo tenevano in considerazione le condizioni di creditore e debitore, oggi non ne conoscono neppure il volto, visto che è negato loro persino di parlare durante le udienze. E così si procede secondo la lettera della legge, che privilegia il creditore, tanto più quanto meno ha bisogno dei soldi della controparte, anche grazie ad interpretazioni ad hocTermino con una proposta ragionevole: oltre che dare liceità alla verifica delle sostanze del debitore, non sarebbe equo poter verificare anche quelle del creditore? E se si appura una forte disparità tra i due, non potrebbe valere l’insegnamento cattolico della “remissione dei debiti”, posto che il debitore non smentisca, con un tenore di vita ben superiore a quanto dichiarato, l’opportunità del condono? Remissione invocata da più di un papa per i debiti delle nazioni (peraltro fasulli), ma che dovrebbe estendersi anche ai singoli, mediante condoni e cancellazioni, anche parziali, di debiti, specie se di dubbia debenza.Auspichiamo che il papa voglia dare un senso concreto al prossimo Giubileo, facendo eco al primo discorso pubblico di Gesù a Nazareth, dopo il ritorno dall’eremitaggio nel deserto. Certi Tribunali, che girano la testa altrove, quando si tratta di andare a fondo sulla liceità delle banche di creare denaro dal nulla e apporlo a passivo, quasi fosse un “esborso” reale, tra l’altro evadendo le tasse su tale introito gratuito, sono invece inflessibili quando si tratta di schiacciare un debitore che magari tale non è, o lo è solo in dubbia parte, con l’umiliazione di un pignoramento, impoverendolo e aggiungendo nuova ricchezza al ricco Epulone. E perché pignorare il 20% a prescindere dal suo stato patrimoniale ? Che razza di società stiamo creando, sui presupposti ormai consunti di lontane rivoluzioni e moti irredentisti? I nostri antenati hanno dunque combattuto e sono morti per far trionfare le leggi dell’egoismo e della discriminazione sociale su base monetaria? 

Marco Giacinto Pellifroni