Commissione UE, i massoni convergono su Juncker

Nulla di nuovo insomma sotto il sole di un’istituzione inutile ed espressione di un apparato burocratico lontano anni luce dalle istanze dei cittadini europei, alle prese con una crisi voluta da una banda di massoni e speculatori senza scrupoli, pronti e buoni solo ad arraffare il malloppo rappresentato dai sacrifici di una vita. Contrari a questa scelta l’Inghilterra e l’Ungheria che confermano il loro legittimo scetticismo di fronte a scelte impopolari. Adesso occorre solo la ratifica del Parlamento Europeo che presumibilmente avverrà il prossimo 16 luglio. Raccapriccianti invece i nomi che circolano in queste ore per il consiglio europeo e la carica di vice presidente. Letta, dopo i disastri del suo esecutivo, e’ stato proposto al Consiglio, secondo lo squallido schema dei giochetti di palazzo che evidentemente sta trovando proseliti anche nelle istituzioni europee, mentre per la vice presidenza si fanno insistentemente i nomi del ministro degli esteri Mogherini (che ancora non è riuscita a dirimere il rompicapo dei Maro’ imprigionati in India) e – udite udite – di Massimo D’Alema! Insomma, c’è davvero poco di cui stare tranquilli, anche se la vittoria dei partiti euroscettici rappresenta comunque un baluardo di libertà e speranza contro questa Europa delle banche e delle massonerie, che si opporrà sicuramente alle volontà autoritarie di Merkel & C. Tornando alla nomina di Jean Claude Juncker alla presidenza della commissione europea i media di regime, non smentendo la propria innegabile propensione alla disinformazione subdola ed artata, la stanno facendo passare come una vittoria ottenuta dal premier bilderberghino Renzi che chiede più flessibilità nelle rigide norme di bilancio, e politiche improntate alla crescita e non più all’austherity. Peccato che poi lo stesso ex sindaco di Firenze, riesca a contraddire persino se stesso, se pensiamo che nel nostro sgangherato e ridicolo paese, non solo la pressione fiscale non accenna minimamente a calare ma la voragine rappresentata dal deficit del bilancio dello statale si sta allargando a macchia d’olio! Un calvario che – secondo le deliranti dichiarazioni rilasciate dallo stesso premier abusivo – durerà ancora oltre 1.000 giorni a partire dal prossimo 1 settembre, dal momento che ha annunciato altre riforme con cui darà il definitivo colpo di grazia ad un paese ormai in stato comatoso e sull’orlo del fallimento. Sembra proprio – a meno di scossoni che attualmente sembrano improbabili – che dovremo aspettare il fatidico 2018 per tornare alle urne, ma potrebbe essere già troppo tardi! Franco Svevo