Clamorosa scoperta archeologica in Uruguay: già 30.000 anni fa un antico popolo sconosciuto di cacciatori popolava il Sud America

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Recenti scoperte di un team di scienziati hanno dimostrato che la presenza umana nelle Americhe è di almeno 15.000 anni più antica di quanto fino ad oggi ritenevano gli archeologi

L’Archeologia “ufficiale”, ignorando sistematicamente le scoperte più scomode per i suoi rigidi paradigmi cronologici, ritiene che gli esseri umani abbiano cominciato a popolare le Americhe fra i 13.000 e 15.000 anni fa, e considera i Clovis del centro-nord America la prima vera cultura del continente. Ma ci giunge oggi dall’Uruguay la notizia di una clamorosa scoperta che retrodata la presenza umana nelle Americhe almeno di ulteriori 15.000 anni.

Nel letto di un fiume nel Sud dell’Uruguyay, infatti, come rilevano il sito Ancient Origins e la rivista Fenix, gli scienziati hanno scoperto una cospicua quantità di ossa animali che recano chiari segni distintivi lasciati da strumenti umani. Ossa che, sulla base degli esami condotti, risalgono a 30.000 anni fa.

I primi ritrovamenti di queste ossa nella zona risalgono al 1997, quando una forte siccità spinse i contadini locali a prosciugare una laguna nell’Arroyo del Vizcaino, portando così alla luce i resti di molti animali preistorici. Ma è stato soltanto nel 2011 che un team di paleontologi è riuscito ad avere le autorizzazioni per avviare degli scavi ufficiali nel sito, portando così alla luce un sorprendente numero di ossa di dimensioni gigantesche. Ossa che, come è stato in seguito appurato, appartenevano ad un specie di bradipo gigante, oggi estinta, a tigri con denti a sciabola, a armadilli giganti e altri animali tipici dell’ecosistema americano precedente alla sglaciazione.

Ma è recentissima l’analisi, pubblicata su Proceedings of the Royal Society, che ha permesso di determinare con il radiocarbonio l’esatta età di questi resti, ovverosia un periodo compreso fra i 29.000 e i 30.000 anni fa. Ed è stato grande lo stupore quando è stato annunciato che molte di queste ossa presentavano chiari segni dovuti all’azione di strumenti creati dalla mano dell’uomo.

Durante lo scavo il team ha scoperto anche alcuni di questi strumenti, fra cui un raschietto che potrebbe essere stato utilizzato dagli antichi abitanti della regione per scarnificare le ossa a scopo alimentare.

Questa scoperta risulta essere estremamente importante, perché, come ho sottolineato poc’anzi, retrodata ufficialmente la presenza umana nelle Americhe di almeno 15.000 anni.

Gli scavi nell’area sono tutt’ora in corso e non si può escludere che vengano alla luce altre sorprendenti scoperte.

Nicola Bizzi

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