Canale del Nicaragua: Pechino sbarca a Panama

Si tratta di un canale lungo 278 chilometri nel bel mezzo dell’America per collegare il Mar dei Caraibi e l’Oceano Pacifico. L’idea è della Cina, che ieri martedì 8 luglio ha firmato l’intesa con il Nicaragua per costruire un’alternativa al passaggio tra i due Oceani, offrendo una nuova via alle imbarcazioni poco più a Nord. Non poteva che esserci Pechino dietro il progetto faraonico, il cui costo è stimato in circa 40 miliardi di dollari, e che dovrebbe essere realizzato da dicembre con conclusione prevista per il 2020.

A sancire il patto tra i due Paesi sono stati il presidente del Paese centroamericano, Daniel Ortega, e l’uomo d’affari cinese Wang Jing, che si sono fatti fotografare abbracciati dopo l’intesa sulla via d’acqua transoceanica. La maxi-opera, su cui è stata trovata l’intesa, è in pratica un canale largo da 83 a 520 metri con una profondità di circa 27 metri. Secondo le stime, i lavori dovrebbero finire già nel 2019, ma servirà un anno per l’apertura al traffico interoceanico: i tecnici cinesi hanno previsto che dal nuovo canale potranno passare super container da 400 mila tonnellate, rendendo obsoleta la via di Panama, molto meno spaziosa (è però in fase di ristrutturazione).

Laureato in medicina, Wang è il proprietario del gruppo Hk Nicaragua Canal Development (Hknd) con base a Hong Kong. Ed è lui il braccio armato di Pechino per conquistare l’America Latina. Anche se giura di non aver rapporto con lo Stato – difficile in un Paese dove il Partito controlla tutto, economia in primis – con la sua Xinwei Telecom Wang ha costruito reti telefoniche nel mondo, per esempio in Ucraina, ma pure in Nicaragua. Ha spiegato che a scucire i 40 miliardi per il Canale sono fondi privati, ma per gli analisti c’è lo zampino della Cina, che ha già subodorato l’affare che porterebbe lavoro a 50 mila persone, oltre a offrire opportunità ad altre 200 mila per l’indotto.

Il Nicaragua è però entusiasta del progetto. E anche l’opinione pubblica pare stare dalla parte di Ortega, uno dei protagonisti dell’intesa con Pechino. Eppure c’è chi teme non solo la perdita di sovranità ai danni della Cina, ma pure danni all’ecosistema. Per realizzare il Canale, infatti, devono essere deviati il corso dei fiumi Tule e Punta Gorda. Poi c’è il capitolo costi: per qualcuno 40 miliardi non sono sufficienti per l’opera e c’è il sospetto che si tratti solo di una mossa politica.