Campbell e Jung, uno studio di Rensma. La prima fase della carriera di Campbell

Esordisce dimostrando una notevole capacità d’analisi. Il primo testo pubblicato dal’antropologo è, infatti, del 1943, seguito dalle numerose traduzioni del maestro Heinrich Zimmer, A Skeleton Key to Finnegan’s Wake, una delle più importanti analisi, nella quale compare per la prima volta il concetto campbelliano di monomito, compiute sull’opera La veglia di Finnegan del grande Joyce. Era stato preceduto da un’altra introduzione, l’opera capitale L’Eroe dai mille volti e l’articolo Bios e mythos che riporta senza alcuna sostanziale modifica le conclusioni del suo capolavoro di questa prima fase.

Egli inizia a sviluppare le sue teorie quando ancora segue i corsi al Sarah Lawrence, e utilizza pienamente i testi così scoperti sulle mitologie comparate. Il lavoro di stesura de L’Eroe dai mille volti durerà, però, cinque anni in cui approfondisce integrando con diversi altri saggi scientifici. Già dalle prime bozze Campbell è fermamente affascinato dalla compresenza, in diverse culture, di motivi comuni e spiega al termine del lavoro, nell’introduzione, che li considera non solo onnipresenti ”in testi religiosi e miti, ma anche nelle favole e in testi filosofici; […] nel Mumbo Jumbo onirico di qualche stregone dagli occhi rossi del Congo, o nei sonetti del mistico Lao-Tse, in Tommaso d’Aquino, o in una fiaba Eskimese”.

Ne L’Eroe dai mille volti, in particolare, analizza intensamente il tema mitologico del viaggio dell’eroe e lo suddivide inizialmente in tre fasi, che, mostrando già i suoi interessi per la mitologia primitiva, paragona alle caratteristiche universali dei riti di passaggio: la separazione l’iniziazione e il ritorno.

Conferisce, inoltre, particolare rilevanza al potere di concedere doni ai suoi seguaci. Infatti, osservando i miti di Proserpina, del Maestro Orso Ainu, ma possiamo citare i riti del grano dell’Europa settentrionale, in ogni cerimoniale di questo tipo è costante un epilogo che comporti una retribuzione precedente al viaggio di ritorno: pensiamo ai rombi che vengono concessi agli iniziati Aranda a conclusione del rito di passaggio adolescenziale.

Egli cita, per ricordare solo i primi, il mito di Prometeo, Giasone, Enea agli inferi, Buddha, Mosé, Cristo, che non soltanto attraversano le tre fasi che acutamente scompone in decine di sottogruppi, ma, per concludere, tornano dal viaggio, che è poi un archetipo, con un dono, una materializzazione del loro cambiamento, con le chiavi come dice Campbell. Il fuoco, il vello, le leggi.

Giselda Campolo