BORSE E INQUINAMENTO

C’è un impensato parallelismo tra gli indici di Borsa e quelli dell’inquinamento. E’ ormai risaputo come non ci sia nesso logico tra l’andamento delle Borse e la salute dell’economia reale, anzi: basti pensare a come i trader brindino quando una società quotata pianifica tagli del personale, contribuendo ad una maggior disoccupazione. Quello che invece è sempre passato inosservato è che la “salute” delle grandi società, e quindi i suoi buoni risultati borsistici, va di pari passo alla loro capacità di eludere il rispetto dell’ambiente, secondo schemi ormai consolidati: smaltire illegalmente tramite terzi i loro scarti, un po’ dovunque in Italia (i roghi nella Terra dei Fuochiproseguono, beffando ogni controllo), nel Mediterraneo, in Africa, in Asia; ovvero lasciando fare il lavoro sporco alla cosiddetta “fabbrica del mondo”: la Cina. Come se la Cina fosse su un altro pianeta o su un asteroide. 

In questi mesi però le Cassandre, come il sottoscritto, cominciano purtroppo a veder realizzate le loro profezie, peraltro facili, vista l’allegra incoscienza con cui l’umanità sta trattando da decenni il nostro ospite: la Terra.

La “fabbrica del mondo”, i cui sciagurati governanti l’hanno votata ad essere il primo suicida del pianeta, ha avuta la sua Cernobyl, con l’immane esplosione di una fabbrica gonfia di cianuri, utili soprattutto per estrarre grammi d’oro da tonnellate di roccia tritata, quasi l’oro fosse un elemento di prima necessità. Se questo è il segnale più evidente della ribellione di un ex meraviglioso territorio alle sevizie cui le formiche cinesi l’hanno sottoposto per sollevare noi occidentali da produzioni inquinanti e accumulare una massa immensa di Treasuries americani, anche le Borse cinesi hanno cominciato a denunciare la loro stanchezza nel sostenere l’equazione Toro = Inquinamento, con ripetuti e ravvicinati crolli dei titoli, acquistati poi dalla Banca Centrale proprio con quei Treasuries avvelenati, per evitare il default sistemico.

Stride leggere o ascoltare i nostri media che piangono sui crolli nostrani sperando nell’eterna “ripresa”, ossia nel procedere lunga la stessa strada di inquinamento massiccio per “sostenere la domanda”. Se i titoli di Borsa includessero nei loro “valori” il prezzo che stanno facendo pagare al pianeta (oltre che a tutto il genere umano), la maggior parte di essi avrebbe segno negativo: dall’industria pesante ai marchi del lusso, che vendono qui a 1000 ciò che in Cina pagano 10.

Più di un anno fa, su queste stesse colonne, pubblicai l’articolo dal significativo titolo “Non inquinare costa troppo” (vedi…), che invito chi ne avesse la pazienza a leggere prima di proseguire. L’articolo sembra scritto in questi giorni, sia per quanto concerne la centrale di Vado che per l’afflusso di profughi. Le mie considerazioni partivano dalla rinuncia del governo australiano a far rispettare le leggi antinquinamento, pena la recessione economica. Come dire che la salute dell’economia si regge ed èproporzionale al grado di tolleranza dell’inquinamento. Leggo oggi l’ultima scoperta, tra le ormai innumerevoli.**

Il procuratore Granero sta lasciando l’incarico, dopo aver fatto sospendere l’attività della centrale di Vado in base al numero di morti e malati attribuibili alla combustione del carbone così come attuata nella centrale. Per riaprirla sono stati imposti limiti alle emissioni, giudicati però insostenibili dall’azienda: insostenibili economicamente. Qualora si addivenisse a più miti consigli, i limiti diverrebbero insostenibili ambientalmente. Il solito dilemma (oltre a quello “inquinamento o disoccupazione”), che ormai erompe con prepotenza alla luce del sole (per inciso, appannata ogni giorno da multiple e inspiegate scie chimiche, (vedi…), che contribuiscono ulteriormente all’inquinamento dei cieli). Un dilemma di recente riproposto dal mega deposito di bitume fusoin piena Savona, del cui iter burocratico il Comune sembra non essersi accorto per anni. Lo stesso Comune che ha invece fatto rispettare, con la chiusura protratta di un’attività commerciale di cui ho seguito personalmente gli sviluppi, una legge assurda e anacronistica, quale quella che sottopone ogni proprietà ecclesiastica, quale che sia, financo un box o un appartamento in un condominio qualsiasi, se vecchio di oltre 70 anni, al vincolo delle Soprintendenze. E’ questo genere di puntigliosa applicazione di norme assurde, aggiunta alla fuga da ogni responsabilità dei funzionari pubblici, che affossa l’Italia senza speranza sotto il capestro della burocrazia. Tutto ciò mentre ben sappiamo come il patrimonio di indiscusso valore storico o ambientale viene lasciato all’incuria e al degrado.

Ma torniamo al tema principale: mentre le Borse prima affondano e poi miracolosamente riemergono (“scusate, avevamo scherzato”), il Global Footprint Network annuncia l’ormai costante arretramento del giorno dell’anno in cui gli umani hanno consumato tutto ciò che è rigenerabile: il 19 agosto scorso. * Solo 15 anni fa cadeva in ottobre. E bisogna risalire al lontano 1970 (anno in cui, guarda caso, si ebbero le prime avvisaglie della stanchezza terrestre verso gli scempi del genere umano), per avere la parità tra consumi e loro rigenerabilità.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non che gli sforzi del nostro governo per la ripresa dei consumi, ossia la produzione di massa a prezzi compatibili con i magri redditi che ci rimangono in tasca dopo la tosata di tasse, sanzioni e adempimenti burocratici, sono pateticamente simili all’accanimento terapeutico cui si ricorre, non per guarire il malato, ma per ritardarne il decesso.

E quasi non bastasse tutto questo, stiamo “accogliendo” flussi di persone più disperate di noi, non si capisce se per interesse o buon cuore, latitante nei confronti degli italiani bisognosi. Corpi estranei destinati o a cadere nella cerchia dei fuorilegge o a far concorrenza al ribasso nelle file di quanti cercano lavoro; con la benedizione dei firmatari del manifesto sul Corriere della Sera, che plaudono a Renzi: guarda caso banchieri, manager, parlamentari, avvocati d’affari, ecc. Tutti d’accordo col “boldrinismo”, che auspica l’integrazione. Peccato che l’integrazione in atto è quella in senso contrario: è la resa dell’Europa  all’islamismo (vedi il mio articolo su Trucioli…), con l’ulteriore colpo di scena –o di sole- di Angela Merkel, convertita da un giorno all’altro al “benvenuti al Nord”, moltiplicando i flussi, come denunciato da Austria e Ungheria. Stiamo procedendo avanti tutta lungo una strada che accentua giorno dopo giorno la disgregazione sociale e il disastro ambientale.

  

Marco Giacinto