Boris Yousef: ‹‹Basta con Templari, Neo-Templarismo e squallore squadrocompassato: rivalutiamo la figura di Filippo IV!››

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Lo scrittore russo-giordano Boris Yousef ha rilasciato in esclusiva per Signoraggio.it un’interessante intervista sui Templari e la figura del Re di Francia Filippo IV, un sovrano illuminato demonizzato ancora oggi dalla Massoneria e dal Nuovo Ordine Mondiale

“Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam” (“Non a noi, Signore, ma al nome Tuo dà gloria”) era notoriamente il motto della Militia Christi, o Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (Poveri Compagni d’Armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio conosciuti come Cavalieri del Tempio, Cavalieri Templari, o semplicemente Templari.

Questo motto trae origine dei versetti mediani del Salmo 113 (Antica Vulgata) o dell'”incipit” del Salmo 115 della Bibbia, e lo troviamo anche inciso su una fascia di basamento che occupa l’intera larghezza della facciata di Ca’ Vendramin Calaregi sul Canal Grande a Venezia e sulle finestre della facciata del Palazzo Zabarella a Padova.

Secondo quanto ha recentemente sostenuto in un suo saggio lo storico e scrittore russo-giordano Boris Yousef, residente da alcuni anni a Belgrado, parlando di “Templari” questo motto andrebbe decisamente ribaltato nel suo significato. I Cavalieri Templari, secondo Yousef, avrebbero utilizzato il nome dell’Altissimo per la propria gloria personale e per costruire un loro vero e proprio impero finanziario fondato sull’usura, sulle speculazioni e sulle ingerenze politiche.

Boris Yousef, che in Italia collabora in esclusiva con le riviste Æsyr e Novum Imperium, non è nuovo a provocazioni storiche di questo genere. Sono infatti note le sue tesi di rivisitazione delle Crociate, viste con ottica islamica, e le sue forti posizioni contro il Nuovo Ordine Mondiale e le lobby legate alla grande massoneria finanziaria. Un Nuovo Ordine Mondiale che, secondo Yousef, sarebbe già stato tracciato e pianificato secoli fa, e del quale i Templari sarebbero stati parte integrante, un anello fondamentale della catena.

In sintesi, secondo Boris Yousef, sarebbe da rivalutare la figura storica del grande Re francese Filippo IV° della dinastia dei Capetingi, chiamato “Il Bello” per via del suo prestante aspetto fisico, la cui figura è stata a suo dire vittima di una secolare damnatio memoriae orchestrata da poteri occulti celati sia all’interno della Chiesa che della massoneria. Cosa del resto accaduta ad altri sovrani illuminati e statisti del passato che hanno osato sfidare apertamente certi disegni e certi poteri. Fra questi Yousef cita il sovrano ellenistico Antioco IV° Epifane, l’Imperatore Giuliano, e, in tempi più recenti, l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, l’Imperatore del Messico Massimiliano d’Asburgo, i Presidenti americani Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy, il Primo Ministro russo Pyotr Stolypin, lo Zar di tutte le Russie Nicola II°, fino ad arrivare a Luis Carrero Blanco, Aldo Moro e Hugo Chavez.

Si può essere o meno d’accordo con le tesi di Boris Yousef, che ci presentano la figura del Re di Francia Filippo IV° come una sorta di paladino ante-litteram della lotta contro i poteri occulti e il Nuovo Ordine Mondiale, assimilandola alle attuali figure di Viktor Orban in Ungheria, di Hugo Chavez in Venezuela o di Nestor Kirchner in Argentina, ma dobbiamo riconoscere che, effettivamente, nel caso di questo importante sovrano francese, la damnatio memoriae è stata effettiva, pesante e tangibile. E questo proprio perché Filippo IV° si era esposto in prima persona in una lotta impari contro certi poteri “deviati” allora presenti nella Chiesa e tutelati dal Pontefice Bonifacio VIII°.  Non curandosi della scomunica che gli venne inflitta e delle dure bolle emanate dal Pontefice, tra le quali la Asculta Fili e la Unam Sanctam, Filippo chiese un processo per invalidare l’elezione di Bonifacio (da molti paventata come irregolare, soprattutto dopo l’abbandono di Papa Celestino V°) e per condannarlo come eretico, oltre che la revoca dell’Unam Sanctam.

Non ottenendo subito i risultati sperati, Filippo convocò gli Stati Generali francesi, sottoponendo loro il quesito se il Papa avesse o meno la facoltà di intromettersi nelle questioni nazionali, e ottenne un no unanime (anche dal clero). Dichiarò quindi guerra aperta al Pontefice e alla stessa istituzione del Papato romano, inviando in Italia un’armata capeggiata da Giacomo Sciarra Colonna (acerrimo nemico di Bonifacio VIII°) che occupò i palazzi del Papa prima a Roma e poi ad Anagni, residenza di Bonifacio, dando atto alla leggenda dello Schiaffo di Anagni. Con questo episodio, per merito di Filippo Filippo, ebbe finalmente fine una esasperata fase teocratica della Chiesa Romana.

Il Sovrano capetingio intentò poi un processo contro Bonifacio VIII° otto mesi prima della morte di questo;  fra le molte accuse, eclatanti furono quelle relative a pratiche magiche cui il Pontefice, al secolo Benedetto Caetani, sarebbe ricorso prima e durante il suo pontificato.

L’elezione di Papa Clemente V°, avvenuta nove mesi dopo la morte di Bonifacio VIII°, fu fortemente voluta e favorita dal Sovrano francese e con essa iniziò il periodo “avignonese”, con il trasferimento della sede papale da Roma alla città transalpina. Si volle così dare un taglio netto alla corruzione della corte pontificia romana e alle infiltrazioni occulte che al suo interno si erano annidate, e Filippo riuscì ad ottenere la revoca parziale della bolla Unam Sanctam e l’istituzione di un processo postumo a Bonifacio VIII° (mai però portato a termine).

Ma Filippo il Bello è passato alla Storia per la sua crociata personale che lo portò a sfidare e a debellare l’ordine dei Cavalieri del Tempio e l’immensa rete di potere (anche e soprattutto economico) che questo aveva costruito e ramificato in tutta Europa.

Abbiamo incontrato oggi Boris Yousef a Firenze, dove si trovava per questioni accademiche, e ci ha rilasciato un’interessante intervista che proponiamo in esclusiva per i lettori di Signoraggio.it

Nicola Bizzi: Perofessor Yousef, da dove deriva questo Suo interesse per i Templari?

Boris Yousef: Sono uno storico e ho quindi il dovere di occuparmi di questioni storiche. E, come storico, rivendico il diritto alla ricerca, alla revisione continua delle conoscenze sulla base di nuovi dati e nuove acquisizioni che, proprio grazie alla ricerca, emergono di continuo. La Storia non deve essere una disciplina statica, ingessata, ma deve continuamente crescere, evolversi. E nella Storia non devono esistere le mitizzazioni e gli stereotipi, non è tollerabile che certi personaggi o certi fatti divengano oggetto di vere e proprie mitizzazioni, tali da renderli intoccabili e inconfutabili. Siccome ritengo che la Storia del Medioevo sia fondamentale per comprendere la società moderna e contemporanea (perché le peggiori nefandezze di oggi affondano le loro radici proprio nel Medio Evo), dobbiamo fare piena luce sulla realtà storica dei Cavalieri del Tempio, poiché le loro vicende continuano a ripercuotersi, nel bene e nel male, sulla nostra contemporaneità.

Nicola Bizzi: Si spieghi meglio. 

Boris Yousef: Cercherò di essere più chiaro: oggi assistiamo a una vera e propria “moda” dei Templari ed a una loro mitizzazione presso l’opinione pubblica. Per via di bestseller di successo come quelli di Dan Brown e di altri suoi degenerati emulatori, il grande pubblico si è fatto un’idea sbagliata della realtà storica dei Poveri Compagni d’Armi di Cristo e del Tempio di Salomone. Essi vengono considerati a livello di massa come una sorta di paladini della giustizia senza macchia e senza paura, intrepidi difensori dei pellegrini sulla rotta della Terra Santa, tenaci e disinteressati difensori della Fede e dei luoghi santi, etc. Ma essi furono in realtà tutt’altro. Furono un ordine monastico e guerriero, una cosa effettivamente molto innovativa e inedita per un’epoca oscurain cui i ceti sociali si dividevano tra Bellatores (coloro che combattevano), Oratores (coloro che pregavano), e Laboratores (coloro che lavoravano). I Cavalieri Templari unirono l’austerità del monaco alla forza del guerriero. I monaci tradizionali avevano tre voti: obbedienza, povertà e castità. I Cavalieri Templari, oltre a questi tre voti, ne avevano un quarto, cioè lo “stare in armi”, quindi il combattimento armato. Furono dei veri e propri monaci guerrieri votati a dare la morte e pronti a riceverla. Certo, i Cavalieri Templari non furono i primi monaci con altre finalità oltre la preghiera e la meditazione. Anche i Cavalieri di San Giovanni, conosciuti come Ospitalieri o Gerosolimitani (e oggi come Cavalieri di Malta) già esistevano, ma non avevano il voto delle armi. Si occupavano soprattutto della cura dei feriti, degli invalidi e dei pellegrini. In seguito però, sull’esempio dei Cavalieri Templari, presero anche loro le armi. Stessa cosa fecero anche i Cavalieri Teutonici, che anch’essi si ispirarono alla Regola Latina Templare e dei Templari imitarono persino la divisa, con l’eccezione del colore della croce sul mantello (nera invece che rossa).

Ma, dietro questa apparente integrità morale, questa rettitudine mistica, che probabilmente caratterizzò in effetti buona parte di essi, i loro vertici seppero edificare nel giro di pochi decenni un complesso schema di potere e un vero impero finanziario. L’Ordine si ramificò in tutta Europa e oltre, costituendo nei regni dove era presente un vero e proprio “stato nello stato” che non rispondeva a nessuna autorità, neanche a quella ecclesiastica (anche se, formalmente, i Templari facevano voto di obbedienza al Papa). E, di conseguenza, esercitò ovunque pesanti ingerenze nella politica degli stati europei di allora, ingerenze che si poteva permettere grazie al ricatto economico, per via di prestiti che concedeva, non senza cospicui interessi che non esito a definire usurai. Molti di questi prestiti l’Ordine li concedeva ai Sovrani di allora per finanziare e fomentare guerre lunghe e dispendiose, ben conscio quindi dell’impossibilità oggettiva che questi avrebbero avuto a restituirli.

Era un sistema deliberatamente orchestrato per tenere in scacco le monarchie europee del tempo, per mettere loro un cappio attorno al collo, per controllarne la politica e per limitarne la sovranità.

Nicola Bizzi: Una sorta, quindi, di Fondo Monetario Internazionale dell’epoca? 

Boris Yousef: Sì, è questo il paragone che ho usato in un mio recente libro che ha suscitato le ire di tutto lo squallido sottobosco del cosiddetto moderno “Neo-Templarismo”. Anche se si tratta di un paragone improprio per via delle grandi differenze fra la loro epoca e la nostra, l’Ordine dei Cavalieri del Tempio fu in effetti una sorta di Fondo Monetario Internazionale in salsa medioevale. E pochi sanno o si rendono conto che dietro l’attuale FMI, che deliberatamente strangola gli Stati minandone la sovranità, si cela lo stesso disegno perverso di allora. Come sostengono alcuni vostri autorevoli e coraggiosi ricercatori indipendenti, come ad esempio Giorgio Vitali, i piani per un Nuovo Ordine Mondiale non hanno avuto inizio nel XX° Secolo, ma hanno almeno due millenni di storia. Una storia occulta, poco nota alle masse, fatta di intrighi, di manipolazioni, di ricatti e di complotti, che è andata avanti indisturbata fino ai giorni nostri.

Nicola Bizzi: Lei, nel Suo ultimo libro, ha fatto altri paragoni che apparentemente potrebbero sembrare avventati. Parlando della figura di Filippo il Bello, personaggio storico che Lei ha molto rivalutato, lo ha paragonato addirittura al Premier ungherese Viktor Orban o al recentemente scomparso leader venezuelano Hugo Chavez.

Boris Yousef: Nel mio libro ho parlato anche di molti altri personaggi, apparentemente diversi e distanti nel tempo, come ad esempio il sovrano ellenistico Antioco IV° Epifane, l’Imperatore Flavio Claudio Juliano, l’Imperatore Flavio Eugenio, lo Zar di Russia Nicola II°, l’Ammiraglio spagnolo Luis Carrero Blanco, il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, il Presidente jugoslavo Slobodan Milošević, fino ad arrivare ai vostri statisti Aldo Moro e Bettino Craxi. Tutti personaggi che, anche se apparentemente molto diversi, hanno una caratteristica che li accumuna: erano animati da grandi ideali, da ideali superiori, e si sono battuti, ognuno a suo modo e fino a sacrificare la propria vita, contro dei poteri più grandi di loro. Dei poteri rientranti nella logica del Nuovo Ordine Mondiale; poteri malvagi e destabilizzanti a cui però, tutti questi personaggi e molti altri che adesso non sto a elencare, hanno saputo con coraggio tenere testa. La stessa cosa sta facendo oggi Viktor Orban in Ungheria. A rischio della propria vita (ha già subito due gravi attentati) ha liberato il suo Paese dal giogo del Fondo Monetario Internazionale e ha nazionalizzato la banca centrale, riconquistando una piena sovranità monetaria. Una vera e propria eresia agli occhi dei poteri occulti che governano il mondo, ed è per questo che Orban, amato dal suo popolo, viene all’estero fatto oggetto di una massiccia campagna di demonizzazione. Come è avvenuto con Milošević in Jugoslavija e con Craxi da voi in Italia. Orban deve fare molta attenzione. Si è messo contro nemici molto potenti e la demonizzazione, come ci insegna la Storia, è spesso il preludio a qualcosa di assai peggiore. Un qualcosa a cui poi segue puntuale una damnatio memoriae, affinché altri non siano tentati di seguire l’esempio di questi grandi personaggi.

Nicola Bizzi: Torniamo a parlare di Filippo il Bello.

Boris Yousef: Filippo IV° di Francia è un personaggio assolutamente da rivalutare, da far conoscere alla nuove generazioni. Fu indiscutibilmente un Sovrano illuminato, di grande cultura e di grande saggezza. E fu un vero riformatore, un innovatore, potremmo dire l’ideatore del modello di Stato moderno. Il suo contributo verso la modernizzazione dello Stato fu importantissimo, segnando l’età di passaggio da una monarchia incentrata sulla figura del Re (che poteva in ogni momento collassare in caso di incompetenza di quest’ultimo) ad una monarchia fondata su un solido ed efficiente apparato burocratico. Eppure, raramente, nella Storia, un personaggio importante come un Sovrano è stato oggetto di un’opera di diffamazione e di discredito come quella che ha investito lui e la sua memoria. Tanto che, nel suo caso, parlare di damnatio memoriae potrebbe apparire persino riduttivo. Ci viene descritto nei libri di Storia come un opportunista, un meschino approfittatore, che si è accanito contro i “poveri Templari innocenti” soltanto per non ripagare i propri debiti. Niente di più falso! Filippo aveva le idee molto chiare. Aveva bene individuato il marciume e i poteri occulti che si annidavano nella Chiesa e aveva capito quanto l’Ordine dei Templari fosse pericoloso e come esso rappresentasse un serio pericolo per la libertà dei popoli. E pochi sovrani o capi di Stato nella Storia hanno saputo affrontare, come lui ha fatto, una titanica battaglia contro certi poteri uscendone vincitori.

Nicola Bizzi: Quindi Filippo ha vinto la sua battaglia?

Boris Yousef: Ha vinto una battaglia, ma non la guerra. Nonostante sia riuscito ad assestare un duro colpo a certi poteri che si erano affermati all’interno della Chiesa e a debellare l’Ordine del Tempio, liberando per un certo periodo la Francia e l’Europa dalla loro influenza, questi poteri si sono presto riorganizzati e hanno fatto pagare a Filippo un conto molto salato per essersi opposto a loro. Questo Sovrano illuminato morì, in circostante mai chiarite, durante una battuta di caccia, a Fontainebleau il 29 Novembre 1314. Molti ritengono che possa essere stato avvelenato. Del resto Jacques De Molay, salendo sul rogo, lo maledì annunciandone l’imminente morte.

Nicola Bizzi: Ma chi, ancora oggi, dopo settecento anni, continua ad infangarne la memoria? Chi ha interesse a farlo?

Boris Yousef: Non tanto la Chiesa di Roma, che ha ben altre grane a cui pensare. Ad infangare ancora senza sosta la memoria di Filippo IV° è ancora oggi la Massoneria, o meglio quella parte della Massoneria che si ritiene idealmente erede dei Templari e che fa propri i loro aspetti più deteriori, i loro aspetti peggiori. Parlo di quella Massoneria legata alla grande finanza internazionale, della quale è sempre stata uno dei bracci operativi. Essa vede ancora, dopo settecento anni, Filippo IV° come il fumo negli occhi, a dimostrazione di come il Sovrano capetingio avesse realmente colpito nel segno.

Nicola Bizzi: In tutta onestà intellettuale, secondo Lei, l’Ordine del Tempio era solo un’associazione a delinquere, o vi erano in esso anche degli aspetti positivi? 

Boris Yousef: Il discorso è molto complesso. Per comprendere la vera natura dell’Ordine dei Templari dobbiamo tener presente che niente è mai come appare. I vertici dell’Ordine utilizzarono il Cristianesimo come paravento, come copertura, e si servirono della Chiesa di Roma per perseguire le proprie finalità. La maggior parte dei cavalieri Templari era sicuramente in buona fede e animata da buone intenzioni. Ma ai vertici si praticavano dottrine gnostiche, come il culto giovannita. Secondo molti ricercatori ben informati, il Baphomet venerato dai Templari non era altro che uno straordinario oggetto di potere e al contempo una reliquia: la testa di San Giovanni Battista.

Vi furono anche importanti contatti fra l’Ordine e scuole misteriche di fondamentale importanza, come ad esempio quella degli Eleusini Madre, contatti che sono proseguiti anche dopo la morte sul rogo dell’ultimo Gran Maestro Jacques De Molay e lo scioglimento formale dei Templari. E non dimentichiamoci che furono queste scuole misteriche a favorire in Europa l’avvento del Rinascimento.

Nicola Bizzi: Ritiene quindi anche Lei che i Templari, o una parte di essi, siano sopravvissuti in clandestinità?

Boris Yousef: Questo è ovvio. Non lo dico solo io, ma lo confermano tanti altri storici e ricercatori che non si fermano alle apparenze e che sanno indagare fra le pieghe della Storia. Uno di questi, che anche Lei conosce molto bene, è Luca Monti. Nel suo saggio “Firenze città santa dei Templari” ci conferma il fatto che il Baphomet non altro era che la testa di S. Giovanni Battista, e ci conferma anche l’ipotesi che la Sindone custodita a Torino raffiguri in realtà non il Cristo, ma Jacques De Molay. Luca Monti, inoltre, è fra coloro che sostengono che la parte “sana” dei Cavalieri del Tempio, quella fondata sulla Conoscenza, si sia perpetuata in clandestinità. Egli individua in Dante Alighieri il primo Gran Maestro dell’Ordine in clandestinità, dopo la scomparsa di De Molay. Questa ipotesi mi trova perfettamente concorde, come spiego anche nel mio libro.

Come dei Templari è sopravvissuta una parte che potremmo definire “sana”, ne è comunque sopravvissuta anche la parte più deteriore, e ha continuato, sotto altre forme, la sua opera di infiltrazione negli apparati sia della Chiesa che degli Stati.

Nicola Bizzi: Riallacciandosi a quanto denunciato da Leo Zagami nella sua trilogia “Confessioni di un Illuminato”, Lei assesta nel suo libro anche un duro attacco al cosiddetto fenomeno del “Neo-Templarismo”.

Boris Yousef: Sì, si tratta di un fenomeno a mio avviso molto deleterio. Esiste, in vari Paesi europei e  negli Stati Uniti, tutta una galassia di sedicenti ordini neo-templari, ognuno dei quali rivendica una parvenza di legittimità ed un filo diretto di discendenza dall’antico Ordine. In Italia ne avete molti. Alcuni di questi sedicenti ordini sono ridicoli e autoreferenziali, ma sostanzialmente innocui, anche se un po’ carnevaleschi. Vi sono ad esempio dei ragionieri falliti che vivono di espedienti e che si autoproclamano Gran Maestri, fregiandosi di titoli nobiliari del tutto inventati e distribuendo in giro, dietro lauto compenso, iniziazioni facili, patacche e pseudo onorificenze addirittura “napoleoniche”. Le persone intelligenti dovrebbero stare alla larga da certi buffoni e da certi “Conti di Aquileia” o “Marchesi di Aquisgrana”. Ve ne sono poi altri di gran lunga più pericolosi, legati alla Massoneria più deteriore e al Satanismo e con forti entrature nelle gerarchie vaticane e nelle istituzioni politiche.

Diversa cosa è il fenomeno del Post-Templarismo. Gli ordini che rientrano in questo filone riconoscono l’impossibilità di una derivazione diretta dagli originali Cavalieri del Tempio (apprezzo quindi la loro onestà intellettuale) e si dedicano alla ricerca spirituale e ad opere di beneficenza.

Nicola Bizzi: Professor Yousef, una domanda provocatoria: Lei è massone? Ha mai fatto parte della Massoneria?

Boris Yousef: No, grazie. Mi accusano di tante cose, ma non possono certo accusarmi di essere un massone. Io appartengo a un’altra “parrocchia” molto più antica…

Nicola Bizzi: Ringrazio, a nome di Signoraggio.it, il Professor Boris Yousef per il tempo che ci ha dedicato e per l’intervista che ha accettato di rilasciarci. Attenderemo l’uscita dell’edizione in lingua italiana del suo ultimo libro, prevista per il mese di Febbraio.

Nicola Bizzi

Nella foto: Nicola Bizzi con il Prof. Boris Yousef

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