Bollo auto: una tassa iniqua, inutile e fondata su criteri completamente sbagliati

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In questi giorni sta nuovamente circolando su vari motori di ricerca della rete un mio vecchio comunicato stampa di sei anni fa nel quale annunciavo una radicale proposta di riforma del bollo auto che avevo elaborato insieme a Luca Monti nel Novembre del 2007. Proposta che all’epoca inserimmo nel programma di N.D.S. e per la quale avviammo in tutta Italia una raccolta firme per una serie di referendum regionali. Referendum che, inutile dirlo, non ci vennero approvati dagli organi competenti e che restarono a un punto morto.

Colgo quindi l’occasione, alla luce di un mio recente articolo in cui, su questo blog, riportando i contenuti di un comunicato della CGIA di Mestre, denunciavo la mancata destinazione delle cosiddette “tasse ambientali” ad una reale protezione dell’ambiente e del territorio, per riparlavi di questa proposta. Proposta che ha avuto in rete un larghissimo consenso e che si rivela oggi più che mai attuale.

Parlando del disastro che ha colpito la Sardegna, avevo puntualizzato infatti come, secondo la recente elaborazione realizzata dalla CGIA, solo l’1% delle imposte ambientali pagate dai cittadini e dalle imprese italiane all’Erario e agli Enti locali è destinato alla protezione dell’ambiente. Il restante 99%, purtroppo, va a coprire altre voci di spesa.

Il bollo auto rappresenta ancora oggi, oltre che un’anomalia tutta italiana nel quadro dei Paesi dell’Unione Europea, un’odiosa tassa di possesso mascherata da tassa “ambientale”, e per di più fondata su criteri completamente sbagliati.

Se andiamo a vedere alla voce “bollo auto” sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate (http://www1.agenziaentrate.it/servizi/bollo/calcolo/kw_cv_ins.htm) o dell’ACI (http://online.aci.it/acinet/calcolobollo/), vediamo come questa tassa, a prescindere dalla labirintica e faraginosa applicazione che trova fra una regione e l’altra, sia fondata non sull’effettivo valore dell’automobile, che con il tempo è decrescente, ma sulla potenza del veicolo in case ai KW e ai CV.

Come rileva il sito di Altroconsumo, Il bollo auto va pagato sempre, anche se la macchina non circola. Bisogna fare attenzione poi a interessi e sanzioni, che scattano automaticamente se la tassa viene pagata in ritardo. Anche se si tiene la macchina ferma in garage per 365 giorni all’anno, il bollo auto lo si devei pagare lo stesso: è infatti una “tassa di possesso” (altra cosa è la tassa di circolazione, che si applica solo ai veicoli cosiddetti “storici”). Il bollo auto si calcola in base alla potenza della vettura (espressa in kilowatt) e al suo impatto sull’ambiente (Euro 0, Euro 1, Euro 2 e cosi via).

Questa odiosa tassa può essere pagata in tabaccheria, negli uffici ACI, nelle agenzie di pratiche auto e in alcune banche (anche tramite sportello bancomat oppure ricorrendo all’internet banking). Negli uffici postali, nella maggior parte dei casi, si deve compilare un bollettino in cui va indicato il numero di conto corrente postale della Regione. Nelle regioni convenzionate con l’ACI, negli uffici postali troviamo il bollettino di pagamento già preintestato. Questo riguarda Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria (più le province di Bolzano e Trento). A parte alcune banche, tutte le modalità di pagamento comportano il pagamento di una commissione: tabaccherie, uffici ACI e agenzie di pratiche auto chiedono una cifra fissa di 1,87 Euro. I siti delle singole Regioni, se offrono questo tipo di servizio, applicano tariffe diverse tra loro, spesso in percentuale sull’importo da versare.

La proposta di riforma che elaborai insieme a Luca Monti, invece, prevedeva un vero sgravio fiscale sul bollo, agganciandolo al reale valore dell’automobile. Vi dimostrerò qui di seguito come.

Che senso ha tassare una Mercedes di 10 anni che vale, magari, poche centinaia di Euro, come una nuova che ne vale qualche decina di migliaia, solo perché ha un numero elevato di KW? Dov’è il senso di equità fiscale, sempre invocato, a parole, mai nei fatti, dalla sinistra?

La nostra proposta prevedeva che il bollo auto venisse calcolato non più in base ai KW del veicolo (i cosiddetti cavalli fiscali), ma in base al reale valore di mercato del mezzo, così che tale tassa diventi sempre più bassa, fino ad azzerarsi dopo otto anni (vita media di un autovettura).

Analogamente, proponemmo che tale criterio decrescente venisse applicato anche alla tassa di passaggio di proprietà dei veicoli. Oggi, infatti, sempre per una Mercedes di 15 anni, ci vogliono più di seicento Euro per le pratiche di voltura. Inoltre, i veicoli usati sono sempre più penalizzati da inique delibere locali antinquinamento (in pratica pagano di più, pur valendo meno, e molto spesso, essendo obbligati a non circolare). Tutto ciò è assurdo ed iniquo, perché di fatto, anziché aiutare i meno abbienti che sono i principali fruitori di veicoli usati (non potendo evidentemente permettersi di comprare un’automobile nuova) la normativa vigente li obbliga a comprare nuovi veicoli, magari a rate, con ulteriore indebitamento, facendo soltanto il gioco delle case produttrici, delle finanziarie usuraie e delle banche.

La sinistra, in particolare quella che governa le cosiddette “regioni rosse”, ormai vuota di idee e di proposte costruttive, si limita a portare avanti una demagogia fiscale, a cui ormai non crede più nessuno, invece di attivarsi per vere e serie proposte di riduzione fiscale. Proposte che, ormai appare evidente, non fanno parte del DNA di certi politicanti. Neanche di quelli del cosiddetto “centro-destra”, che niente hanno fatto per cambiare lo status quo.

Rilancio quindi questa vecchia proposta mia e di Luca Monti, ritenendola, alla luce della crisi che sempre di più sta distruggendo il tenore di vita degli Italiani, estremamente attuale. E, soprattutto, attuabile.

Nicola Bizzi

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