Il caso dell’Emilia di Vasco Errani: “L’ordine regna a Varsavia” e la magistratura non può e non deve indagare

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Un paio di giorni fa ho ricordato ai lettori di questo blog la recente condanna in primo grado comminata a Matteo Renzi dalla Corte dei Conti per tutta una serie di irregolarità, di illeciti e di spese ingiustificate risalenti al periodo in cui l’aspirante Segretario-Premier-Showman (e magari, già che ci siamo, anche Presidente della Repubblica e Premio Nobel) di Rignano sull’Arno rivestiva il mandato di Presidente della Provincia di Firenze. Potete rileggervi a proposito il mio pezzo “Mentre l’Europa della banche consolida la sua politica repressiva, Renzi fa un salto di qualità: da Homo Massonicus a Homo Golosus”.

Non voglio qui salire sul carro di quei giornalisti e commentatori che, esercitandosi quotidianamente nel tiro al piccione contro la “casta” hanno trovato l’America. Ho già detto più volte, e lo ribadisco, che il concentrare l’attenzione esclusivamente sulla “casta” e sugli sprechi della pubblica amministrazione rappresenta solo un diversivo, per sviare l’attenzione dai veri problemi del Paese: il signoraggio bancario e la detenzione in mani private delle quote della Banca d’Italia.

Voglio piuttosto fare una considerazione su come la magistratura lavori quasi sempre a senso unico, concentrando in modo quasi esclusivo le sue attenzioni verso una certa parte politica. Le rare volte che va invece ad indagare nella direzione opposta, facendo del resto il suo lavoro, si alzano immediatamente le barricate, ci si indigna e si tenta di correre ai ripari nei modi più goffi e inauditi.

Non parlerò oggi (anche se ero tentato di farlo) dell’utilizzo allegro delle corsie preferenziali da parte della Signora Renzi denunciato dal nuovo numero di Panorama. Del resto, se sono “preferenziali”, è giusto che vengano “preferite”, come sostiene ironicamente un mio amico che della politica ha capito molto.

Parliamo invece della cosiddetta Legge di Stabilità, anzi per essere più precisi, dei migliaia di emendamenti che saranno rispetto ad essa presentati oggi da tutti i partiti politici presenti in Parlamento. In un Parlamento di uno Stato di fatto commissariato, e quindi ormai svuotato da ogni effettivo potere, pare che quello dell’emendamento sia lo sport preferito, in maniera bipartisan, dei nostri scaldapoltrona. Peccato che spesso si ricorra a questa pratica per cercare di nascondere i propri scheletri nell’armadio.

Vi ricordate gli scandali dei rimborsi facili della Giunta Formigoni in Lombardia e di quella di Renata Polverini in Lazio, dove in entrambi i casi tutti i gruppi consiliari godevano di stanziamenti tanto abbondanti da non sapere come spenderli? In quei giorni tutti scendevano in piazza contro i personaggi alla Fiorito e chiedendo (e ottenendo) le dimissioni di Renata Polverini e il defenestra mento di Formigoni (l’uomo che sussurra ai potenti e che non parla di signoraggio perché “non è all’ordine del giorno”).

Anche nella rossa Emilia Romagna, dove si concentra massicciamente l’apparato delle cooperative legate al PCI-PDS-PD, qualche magistrato ha tentato di scoperchiare la pentola, questa volta i magistrati contabili. Ma, nonostante che siano fioccate le inchieste, qui nessuno è sceso in piazza o è andato a manifestare sotto la sede della Regione. “L’ordine regna a Varsavia”, come ha ironicamente commentato il giornalista Giuliano Cazzola. Non solo. In Emilia si stanno alzando le barricate contro la Corte dei Conti, sulla base della logica che vede un Franco Fiorito “disonesto fino a prova contraria” e invece un Marco Monari “onesto e corretto per definizione”.

Vasco Errani sta goffamente tentando di far passare una sanatoria sui rimborsi elettorali, blindando così la sua Giunta e nascondendone gli sprechi e gli abusi sotto un tappetino istituzionale.

La scorsa settimana sono stati infatti inviati dalla Giunta emiliana due emendamenti alle Commissioni Lavoro e Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, quelle intente a convertire in legge il discusso decreto sui risparmi della pubblica amministrazione.

Il Governatore rosso ha inviato un documento di tre pagine, giudicato scandaloso perfino dal Fatto Quotidiano, in cui ha chiesto ai deputati del suo partito di procedere, di fatto, a un colpo di spugna sulla normativa esistente che riguarda i controlli della Corte dei Conti sulla “gestione finanziaria degli enti territoriali”. Si tratta di una normativa stabilita nel 2012 dal Governo Monti (Decreto 17/2012) per dare una risposta agli scandali emersi in Lazio e Lombardia, che avevano fatto partire inchieste un po’ ovunque, anche quindi nella rossa Emilia dove Errani governa da quasi 15 anni.

Sotto la lente della Corte dei Conti sono finiti 1.800.000 Euro di spese ”non a norma”, dimostrando quindi che i consiglieri emiliani niente hanno da invidiare, in fatto di “rimborsi facili”, al capro espiatorio Fiorito.

Ma qui non è lecito indagare, e Errani, oltre ad aver presentato emendamenti per fare pressione sul Parlamento, ha presentato anche un ricorso alla Corte Costituzionale, a seguito di una decisa presa di posizione dell’intera sua giunta. Un ricorso presentato in “conflitto di attribuzione”, contestando i rilievi della Corte dei Conti come “lesivi dell’autonomia e delle competenze costituzionali della Regione”.

I “controlli”, sostiene Errani, ci sarebbero già stati, competendo alla Regione stessa, e quindi la Corte dei Conti, secondo lui, deve starsene fuori dalle sue stanze del potere. Sì, avete letto bene: questi “signori” non tollerano ingerenze e si controllano da soli!

Peccato che, come ha ribadito la Corte dei Conti, le spese contestate non rispettassero affatto i criteri stabiliti dalla legge, per la quale sono “rimborsabili” infatti solo le voci di spesa che dimostrano un diretto collegamento con l’attività del gruppo o con quella dei consiglieri facenti parte di ciascun gruppo assembleare, essendo inoltre necessario che la spesa non sia riconducibile ad un’attività politica del partito di riferimento.

Vasco Errani non si dimetterà, come ha fatto invece in Lazio Renata Polverini, perché il bello è che è convinto di avere ragione! E, anche se la magistratura dovesse mettergli le manette ai polsi, continuerà a dire di aver servito fedelmente il Soviet Supremo.

 

Nicola Bizzi