Bizzi: Mentre Renzi gioca alle primarie, a Firenze il coperchio della pentola sta per saltare: Travaglio si sveglia e attacca il malgoverno della sinistra e gli scandali di Ligresti e Domenici

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Difficilmente mi sono trovato d’accordo con Marco Travaglio, con le sue prese di posizione, con i suoi atteggiamenti pontificatori e con il suo modo di fare giornalismo-spettacolo cavalcando l’onda dell’antiberlusconismo. E lo dico con estrema obiettività, non essendo mai stato un berlusconiano. Ma, dopo aver letto oggi come Mister Fatto Quotidiano ha conciato per le feste l’ex Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il peggiore Sindaco che la città abbia mai avuto e che, come ricompensa per i suoi fallimenti, è stato premiato dal suo partito ( il PD)  parcheggiandolo al Parlamento Europeo, se avessi avuto davanti Travaglio gli avrei stretto calorosamente la mano. 

Adesso che Matteo Renzi è alle prese con la grana delle primarie del PD che, alla luce dei più recenti sondaggi, rischia seriamente di perdere, conviene ogni tanto ricordarsi che “Matteino”, al di là delle sue ambizioni di governo, è anche e soprattutto il Sindaco di Firenze. E qui a Firenze, da dove scrivo, il divo si trova a risolvere i non pochi problemi ereditati da dieci anni di “Era Domenici”. Un’epoca che è stata, non solo a mio giudizio e avendola vissuta (il che potrebbe sembrare di parte), ma a giudizio della stragrande maggioranza dei Fiorentini, fra le più oscure e tristi per la città. Una fase storica caratterizzata dal dominio incontrastato di una cupola politico-affaristica che ha impunemente governato intrecciandosi con le più vergognose speculazioni e i più biechi giochi clientelari. E Renzi ha avuto gioco facile nel diventare Sindaco proprio perché i Fiorentini non ne potevano semplicemente più degli scandali della passata amministrazione. E, siccome in questa città il PDL, a causa di inconfessabili interessi, ha sempre giocato a perdere presentando candidati non vincenti o comunque fuori contesto, era matematico che gli elettori premiassero Renzi, anche se con uno scarto di poche migliaia di voti. 

Ebbene, traendo spunto da una lunga lettera che Leonardo Domenici ha scritto al Corriere della Sera per commentare la recente sentenza di primo grado che ha assolto quasi tutti gli imputati dello scandalo urbanistico dell’area Castello-Fonsai, Marco Travaglio ha prontamente attaccato l’europarlamentare, cantandogliene quattro (anzi, otto) e facendogli notare che avrebbe fatto molto meglio a tacere. 

Intendiamoci, non intendo tediare i lettori di questo blog con vicende meramente locali, perché di fatto non lo sono. Si tratta qui di una serie di scandali di portata e di rilevanza nazionale che vedono coinvolti personaggi del calibro di Della Valle e di Salvatore Ligresti. 

Come rileva Travaglio, secondo l’accusa alcuni assessori della Giunta Domenici avevano commesso una serie di illeciti, favorendo in cambio di favori (e scusatemi il gioco di parole) il proprietario dell’area coinvolta dallo scandalo, nientemeno che Salvatore Ligresti. Erano tutti quindi accusati di corruzione, accusa caduta in tribunale almeno per questo primo grado di giudizio, anche se la Procura ha prontamente fatto appello. Ma tanto è bastato a Domenici per tuonare contro la magistratura e i giornali, colpevoli a suo dire di averlo attaccato “in modo violento”. 

Come ha osservato sempre Travaglio, Domenici ha finto di dimenticare che, anche se per i sette imputati è caduta in primo grado l’accusa di corruzione, nello stesso processo il suo fido assessore all’Urbanistica Gianni Biagi ha ricevuto una sonora condanna per abuso d’ufficio e turbativa d’asta e l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. E non è poco per chi, come l’ex Sindaco di Firenze, giunse a incatenarsi sotto la sede del gruppo Espresso per rivendicare “la assoluta trasparenza della sua Giunta”. 

Indispettito per il rilievo mediatico ricevuto quando probabilmente pensava che tutto fosse ormai ben nascosto sotto il tappeto, Domenici ha denunciato “profonda amarezza”, “sofferenze gratuite” e il presunto “uso cinico che si è fatto dell’inchiesta per rimuovere l’esperienza di 10 anni di governo della città”. 

La verità è che, come accade nell’Emilia di Vasco Errani o nel caso di Filippo Penati in Lombardia, quando le inchieste della magistratura si permettono di offuscare il “buongoverno” della sinistra, subito si alzano le barricate e si grida allo scandalo. Non è infatti lecito e consentito, per le mentalità di questi scaldapoltrona, che la magistratura indaghi sulle loro malefatte. Ma in questo caso il vento sta cambiando e Domenici fa le barricate da solo, perchè gli stessi vertici del PD sono ben consapevoli che a Firenze la pentola non è stata ancora bene scoperchiata. Se la magistratura farà veramente il suo lavoro e, senza tener conto delle pressioni e delle resistenze politiche, inizierà a indagare seriamente su scandali come, ad esempio, quello della tramvia, ne vedremo delle belle, e certi personaggi non saranno più difendibili. 

Lo ha capito sicuramente bene anche Marco Travaglio e, secondo me, le vere ragioni che stanno dietro a questo suo attacco a Domenici possono celare la volontà di strizzare l’occhio a Renzi, ma devo dare comunque atto a Mister Fatto Quotidiano di averne fatta finalmente una giusta, ricordando ai suoi lettori che, nelle intercettazioni, Leonardo Domenici non parlava del sole o della pioggia, ma del cuore di questo scandalo: il cambio di destinazione dei terreni ligrestiani da parco verde (come da convenzione da lui firmata) a sede del nuovo stadio della Fiorentina. 

Io – diceva testualmente l’ex Sindaco – il parco lo voglio toccare non per dare ragione a Della Valle, ma perché mi fa cacare da sempre”. Il suo personale odio per il verde lo ha infatti dimostrato in più occasioni, facendo abbattere in città decine di alberi per far posto a padiglioni espositivi della moda e a rotaie tramviarie. Ricorda inoltre Travaglio che, per discutere di quel mega-affare, Domenici aveva incontrato Ligresti e Della Valle “in gran segreto” in un hotel di Roma e che i Fiorentini non avrebbero saputo niente di quel vertice top-secret se il suo telefono non fosse stato intercettato. E i sospetti degli inquirenti erano aumentati quando avevano ascoltato, in un’altra intercettazione l’ex assessore-sceriffo Graziano Cioni (ora assolto) chiedere al manager ligrestiano Rapisarda promozioni per il figlio dipendente di Fondiaria e una casa per un’amica.  

 

Nicola Bizzi