Gli sprechi della casta? Solo un diversivo per distogliere l’attenzione dal vero problema del signoraggio

Non ho potuto fare a meno di notare che l’articolo più letto di questo blog risulta essere in questi giorni un pezzo del giornalista del quotidiano “Il Tempo” Augusto Parboni, intitolato “Chi paga la siepe di casa Boldrini?”, riportato fra le notizie tratte qua e là dalla stampa “di regime”. L’articolo, che senz’altro tutti avrete letto, fa riferimento ad una presunta fattura non pagata di 4.000 Euro, relativa alle prestazioni di un giardiniere, fattura che la “Compañera Presidenta” della Camera dei Deputati avrebbe tentato di fare intestare al Viminale.

Non ce l’ho con Parboni, sicuramente un bravo giornalista che sa fare il suo mestiere. Voglio invece puntare il dito contro il livello intellettuale medio degli Italiani, che, morbosamente attratti dalle notizie di gossip e dai pettegolezzi, tendono invece a non leggere e a non voler comprendere ben altri articoli di denuncia che potrebbero invece aprire loro gli occhi su realtà di gran lunga più gravi e complesse.

Ieri abbiamo cercato di spiegare come vi sia, nel nostro Paese, una strategia di disinformazione volta a non far comprendere ai cittadini la coraggiosa via indicata da Alfonso Luigi Marra e dal P.A.S. per la sconfitta del signoraggio bancario: il sequestro per via giudiziaria delle quote private della Banca d’Italia. Una strada semplice, chiara e, soprattutto, percorribile. Ed è per questo che fa paura a molti. Ed è per questo che sono spuntati come funghi certi personaggi che Marra giustamente ha definito “diversamente leccaculo del sistema bancario”, che parlano genericamente e populisticamente di sovranità monetaria e di uscita dall’Euro senza mai nominare il termine “signoraggio”.

La diatriba fra chi si esprime in favore dell’Euro e chi vorrebbe invece un improbabile ritorno alla Lira risulta fuorviante, demagogica e del tutto fuori luogo se non concentriamo i nostri sforzi per sconfiggere il signoraggio bancario, il vero cappio che stringe alla gola i popoli della Terra, l’arma silenziosa e letale di cui si serve la grande finanza internazionale per perpetrare il suo disegno di dominio globale.

Come abbiamo già accennato ieri, Alfonso Luigi Marra denuncia da anni che sono dai 600 ai 700 i miliardi di Euro che le banche annualmente sottraggono alle tasche dei cittadini mediante l’anatocismo, l’accredito tardivo dei versamenti, il signoraggio (primario e secondario) e altre pratiche notoriamente illecite. Oltre a ciò, sono stimabili nell’ordine di 85 miliardi di Euro i soldi che lo Stato risparmierebbe annualmente sui tassi di interesse del debito pubblico se solo si degnasse di riprenderne il controllo, come un tempo faceva, prima del rovinoso e criminale divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro consumatosi nel 1981 (che ha portato all’esplosione del debito pubblico), e come oggi continuano a fare Stati sovrani come il Giappone. Per non parlare del mancato introito nelle casse dello Stato di 150-200 miliardi di Euro annui causato dalla detassazione di quell’1% della popolazione rappresentato dagli intoccabili padroni della grande finanza speculativa, a lungo denunciato dal compianto Nando Ioppolo. Tutte cifre che, sommate, equivarrebbero a svariate finanziarie “lacrime e sangue” e che risolverebbero tutti i problemi del Paese, da quello del debito pubblico fino a quello della ripresa produttiva e dell’occupazione.

Nessuno dei nostri politici ha infatti il coraggio di dire in faccia agli Italiani che questa crisi in cui ci troviamo è stata pilotata ad arte, come tutte le crisi, dagli speculatori della grande finanza e del sistema bancario internazionale. Questa è una crisi che investe le maestranze, le piccole e medie imprese, il ceto medio, le famiglie, ma non è la crisi della finanza, non è la crisi dei trust, non è la crisi di tutto un sistema di malaffare che continua a prosperare e ad arricchirsi mostruosamente a discapito dei popoli.

È strategico, per il mantenimento del sistema, che le persone continuino a vivere nell’ignoranza, che non arrivino a capire i retroscena del grande inganno operato dalla finanza internazionale ai loro danni e che, soprattutto, non comprendano il nocciolo del problema, che non si ribellino stringendo fra le mani la vera arma risolutiva: la pressione sulla magistratura affinché venga affrontato il problema del signoraggio nei tribunali.

Per mantenere questo status quo, il sistema adotta una duplice strategia: da un lato, controllando la quasi totalità dei media, dei telegiornali e della carta stampata, blocca la diffusione delle notizie scomode, facendo circolare solo quelle che gli conviene (come, ad esempio quella della siepe della Boldrini). E questo con la totale complicità e l’asservimento dei giornalisti “di regime”. Dall’altro lato, siccome fra le masse si sta sviluppando una sempre maggiore consapevolezza, grazie soprattutto alla rete di Internet, il sistema si pone la necessità di arginare e di “anestetizzare” questa consapevolezza attraverso un’operazione di debunking, di disinformazione e di mistificazione mirate dei concetti e delle informazioni.

Da tempo tutti i media di regime puntano il dito contro la “Casta” della politica, sparando a zero contro gli stipendi dei politici, i rimborsi facili e gli sprechi della pubblica amministrazione, come se questi rappresentassero l’unico problema del Popolo Italiano. Ma si tratta di un palese diversivo, per distogliere l’interesse dalla vera radice del problema: quella del signoraggio.

Parliamoci chiaro: questi sprechi esistono eccome e sono stati quantificati in una cifra che oscilla dai 25 ai 50 miliardi di Euro annui. Ma sono briciole sa paragonati agli oltre 1.000 miliardi di Euro all’anno che lo Stato risparmierebbe andando a colpire l’anatocismo e il signoraggio e riappropriandosi della facoltà di fissare l’interesse sui Titoli di Stato.

Ma l’esperienza dell’inganno di Tangentopoli non vi ha insegnato proprio niente?

Venti anni fa un’intera classe politica è stata strategicamente spazzata via, con il pretesto della corruzione, per poterla sostituire con un’altra che ruba (impunemente) più della precedente, ma che, a differenza di quella della Prima Repubblica, non fa gli interessi dello Stato, ma quelli del sistema bancario e della finanza internazionale, a cui si è palesemente prostituita.

Non crediamo ai falsi profeti che continuano a prospettare soluzioni “politiche” e riforme che verranno (e che in realtà nessuno vuole). Chi crede ancora a queste favole dimostra soltanto sprecare il proprio tempo nell’attesa di un messia che non arriverà mai.

Ci conviene quindi starcene tutti ad attendere come dei fessi che i nostri politici facciano uscire dal cappello una “sorpresa” che risolva magicamente i problemi del Popolo, o  ci conviene agire subito con il sequestro per via giudiziaria delle quote della Banca d’Italia indicato da Marra?

Abbiamo già perso una guerra in passato, credendo alle favole e aspettando una messianica “arma definitiva” che non è mai arrivata. Non perdiamo oggi la guerra più importante, quella contro il Nuovo Ordine Mondiale e la grande finanza internazionale.

 

Nicola Bizzi