..Dimenticare l’equo canone: PD (e altri) tra TASI (IMU in maschera), bugie e demagogia.

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Stiamo assistendo, in casa PD, all’ennesimo miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gli iscritti sono infatti praticamente raddoppiati nell’arco di pochi giorni, sotto la spinta dei vari contendenti alle primarie farsa che l’8 dicembre sanciranno chi guiderà in futuro il partito. Ovverosia, per chi sa leggere fra le righe, chi sarà, nel desolante panorama politico italiano, il principale referente ed esecutore di turno della grande finanza internazionale.

Il principale e più rilevante tema del giorno è quello della casa, con una nuova stangata in vista che, confezionata dal Governo Letta, graverà per oltre 10 miliardi di Euro sulle tasche dei proprietari di beni immobili.

Questo il risvolto tragico. Il risvolto comico è rappresentato dal fatto che il PDL (non ancora Forza Italia), al Governo insieme al PD, non sa come cavarne le gambe e si arrampica sugli specchi teorizzando e proponendo emendamenti del tutto inutili che non intaccheranno la portata della Tasi, questa nuova IMU mascherata.

Il Presidente della Commissione Finanze della Camera (quello che ha scippato mediaticamente a Scilipoti il trofeo dell’impignorabilità della prima casa) ha denunciato che difficilmente i comuni fermeranno l’aliquota della nuova imposta sulla casa all’1 per mille, deducendone che il Governo (di cui il suo stesso partito insisto a dire che fa parte) sarà costretto ad aumentare l’aliquota al 2,5 per mille.

Senza voler obiettare sull’iniquità di una tassa che colpisce soprattutto i piccoli proprietari di immobili, ovvero quei cittadini che, dopo una vita di lavoro e di sacrifici, sono riusciti a comprarsi un appartamento, devo rilevare il fatto che né la “destra”, né tantomeno la”sinistra”, tanto prese come sono nel loro vortice liberista e nella loro sudditanza verso il Dio del Libero Mercato, si ricordano mai che in Italia non esistono solo i proprietari delle case. Sono milioni gli Italiani che vivono in affitto, spendendo cifre che, in particolare nelle grandi città, sono divenute insostenibili per qualsiasi nucleo familiare che abbia un lavoro “normale”. Affitti che superano di gran lunga il reddito medio di un lavoratore e che distruggono quindi il potere di acquisto delle famiglie (letteralmente affamandole), frenando i consumi e devastando ulteriormente il PIL, non solo sono diventati la norma, ma sono stati a tutti gli effetti legalizzati e giustificati dalla legge truffa sui “patti in deroga”. Nessuno di questi politicanti, il cui unico diletto è stare come bambini a litigare sulle aliquote della Tasi, parla mai di un ripristino dell’Equo Canone, l’unica vera manovra che potrebbe dare respiro alle famiglie e far ripartire un po’ i consumi. No, si tratta di un argomento “tabù”, non all’ordine del giorno (come all’ordine del giorno non è il signoraggio, Formigoni docet), perchè l’Equo Canone non è liberista, non favorisce le banche e non fa indebitare i Cittadini.

Sanno benissimo, infatti, questi “signori”, di essere stati loro, negli ultimi vent’anni, senza distinzioni fra “destra” e “sinistra”, a premere l’acceleratore affinché un sempre maggiore numero di Italiani si indebitasse contraendo un mutuo e facendo così il gioco delle banche.

Come ho denunciato alcuni giorni fa su questo blog, è oggi più che mai di moda, per tanti nostri politicanti, cavalcare in senso demagogico e convenientistico l’insoddisfazione dei cittadini per la moneta unica europea e per l’impatto devastante che essa ha avuto sulle loro tasche. Tanto che esiste un compatto fronte anti-Euro che va da Grillo a Rifondazione Comunista, passando per la Lega Nord, Fratelli d’Italia, La Destra, SEL e Forza Nuova. È ovvio che i partiti tendano ad andare dove tira il vento per ampliare il proprio consenso e per conquistare qualche voto in più, spesso contraddicendosi in questa operazione e rinnegando quelli che erano stati i loro programmi fino al giorno prima. Sotto quest’ottica demagogico-populistica ho denunciato appunto su questo blog le esternazioni anti-Euro dell’ultimo minuto di Berlusconi, che si sta affrettando ad aggregarsi a questa pittoresca “Armata Brancaleone” per fini meramente elettorali, quando in precedenza niente ha fatto per contrastare o limitare i danni arrecati dall’Euro e dalla BCE alle tasche degli Italiani e alla nostra economia.

Mentre Letta, da ligio servo delle banche quale è, si prodiga a demonizzare il fronte avverso all’Euro chiamando a raccolta “l’Europa dei popoli contro l’Europa dei populismi”, oggi se ne salta fuori, dalle pagine del Giornale, Magdi Allam (personaggio che sinceramente stimo e che reputo il più serio e sincero di questo variegato fronte anti-Euro), con la proposta di un referendum con il quale chiamare gli Italiani ad esprimersi sulla moneta unica.

Non voglio entrare qui nel merito sulla possibile natura tecnica e legale di questo referendum, né tantomeno mettere in dubbio la buona fede di Magdi Allam, ma ci tengo a ribadire un concetto.

Si può legittimamente essere pro o contro l’Euro e, effettivamente, solo un pazzo che mente sapendo di mentire può dire in tutta onestà che la moneta unica ha giovato alla nostra economia, ma, a parte il fatto che un referendum del genere sarebbe dovuto essere indetto anni fa, prima che facessimo questo tragico salto nel buio, non posso che concordare con Alfonso Luigi Marra sulla natura assolutamente demagogica di cui queste forze politiche hanno abilmente rivestito il dibattito.

Il problema sta alla radice. Lo dobbiamo capire una volta per tutte. Chi oggi propugna un ritorno alla Lira non dice che sarebbe una Lira ostaggio della grande finanza internazionale né più né meno dell’Euro. Una Lira emessa da una Banca d’Italia in mano alle banche private, oltre che a precipitare in un vortice svalutativo, non cambierebbe le carte in tavola.

Nessuna di queste forze politiche salite sul carro degli anti-Euro dimostra infatti il coraggio di denunciare la radice del problema: prima di qualsiasi discussione o dibattito demagogico, dobbiamo strappare per via giudiziaria alle banche private le quote della Banca d’Italia, dobbiamo colpire il signoraggio. E la stessa cosa dovrebbero fare gli altri popoli europei, che si trovano nella nostra stessa situazione. Solo così potremo costruire un’Europa e un euro dei Popoli (quella vera, non quella ridicolmente evocata da Letta) che si sostituisca all’Europa delle banche, schiava della grande speculazione internazionale.