Bernard Maris (Tolosa, 23 Settembre 1946 – Parigi, 7 Gennaio 2015)

600_bb80b85ae9883567a851ad910309a81d[1]

Sebbene sia scarsamente noto al pubblico italiano, è da considerarsi il vero obbiettivo dell’azione sanguinaria occorsa nella capitale francese – con tutto il rispetto per le altre anime innocenti, s’intende. Sento di poter affermare ciò in virtù del fatto che il suo profilo professionale veda in quest’uomo, nei suoi studi accademici e nelle sue iniziative pratiche, l’archetipo dell’indipendente, del non inquadrabile. Questa etichetta, nell’era che stiamo attraversando, è da ritenersi assai scomoda agli occhi dei mondialisti o globalisti, che dir si voglia. Scomodo, perché uno che le cose le sa (e Bernad Maris ne sapeva molte) potrebbe fare rivelazioni capovolgenti; pericoloso, perché quel genere di rivelazioni aiuterebbero la popolazione mondiale a comprendere le vere regole del gioco che si svolge al di là della tela della meta-politica e dar così modo di maturare l’anticorpo per svincolarsi dallo strapotere della finanza usuraia apolide. Di certo, Bernar Maris, vedeva quel ciarlatano di Milton Friedman come va visto: un cretino al servizio dei modialisti.

Doveva essere fermato in tutte le maniere possibili. Anche a costo di orchestrare una vera e propria operazione false flag come appare, di ora in ora che passa, sempre più evidente che sia stata quella di mercoledì mattina.

Bernard Maris aveva un orientamento keynesiano, ovverosia era tra coloro i quali ritengono che lo Stato sia l’unico Ente che possa partecipare alla “cosa pubblica” al fine di generare posti di lavoro a tempo indeterminato e garantito e vigilare severamente la finanza ed il credito. In altre parole, egli era nemico delle privatizzazioni e nemico delle svendite dei beni statali per far arricchire multinazionali e finanzieri occulti neoliberisti i quali, poi, sono quelli che tengono polita e politici per le palle!

Bernard Maris, non usava urlare da un palco, non amava ipnotizzare le menti alla buona, non sbraitava per presentarsi più credibile e non amava aizzare gli strati della popolazione più deboli e manovrabili, tutt’altro. Egli insegnava le cose giuste e condivideva il sapere con studenti e popolazione secondo coscienza. Insegnava all’Università Paris VII (quella fondata nel 1969 in cui vi insegnarono personaggi del calibro di Foucault e Popper) in qualità di professore associato in Scienze Economiche; e godeva di prestigio e stima tali da essere stato nominato, nel 2011, consigliere generale della banca di Francia direttamente per volere di Jean-Pierre Bel, presidente del senato francese.

Il suo ruolo all’interno del periodico settimanale “Charlie Hebdo” era di capo responsabile della sezione economica. E sarebbe molto interessante passare in rassegna i suoi editoriali recenti poiché, con tutta probabilità, è lì che si deve andare a guardare piuttosto che sui cruscotti delle autovetture dagli specchietti retrovisori di diverso colore, chi vuol capire capisca.

Bernard Maris, al pari di Mattei, Moro, Pasolini e centinaia di altri soggetti in giro per il mondo – ivi inclusi i fratelli Kennedy – si è sporcato le mani coscientemente. Fu lui tra i fondatori di ATTAC FRANCE, l’organizzazione antiglobalista che dal 1997 si batte a viso aperto contro lo strapotere del WTO, dell’OSCE e di quel ripugnante coacervo di vampiri che passa sotto il nome di FMI, Fondo Monetario Internazionale.

Monsieur Maris, era un uomo al cui cospetto tanta ma tanta gente deve chinare il capo. Primo tra tutti un certo Mario Monti il quale, prima di subìre l’involuzione globalista, la pensava esattamente come lui.

Andrea Signini