Berlusconi sbaglia a dire «aridatece Kohl». Dovrebbe dire «aridatece Gerhard Schröder»!

Sbaglia il ‘socialmente utile’ Silvio Berlusconi a dire, polemizzando nei salotti televisivi con il rigore della Merkel e con la presunzione euro-fanatica del kapò Schulz, a dire «aridatece Kohl». Dovrebbe invece dire «aridatece Gerhard Schröder!», e vi spiego perché. Facciamo però prima un piccolo passo indietro, per meglio spiegarvi da dove nasce questa mia analisi.

Ho trovato sinceramente vomitevole che La Repubblica abbia concesso spazio, Mercoledì 30 Aprile, ad un’intervista a Michael Stürmer, controverso storico tedesco noto per essere stato, negli anni ’80, uno dei principali consiglieri di Helmut Kohl.

Stürmer, da storico nazionalista e da strenuo difensore dell’orgoglio tedesco, è a suo modo un nostalgico sia del Kaiser che della Repubblica di Weimar (non pubblicamente del III° Reich perché, in Germania, non sarebbe ‘politicamente corretto’), e si ispira molto, politicamente, alla figura di Gustav Noske. Si spaccia per un paladino dell’Euro e per un difensore dell’attuale (e fallimentare) modello di Europa, scagliandosi violentemente contro i partiti ed i politici ‘populisti’, anti-Euro o anti-europei che si apprestano a sbarcare numerosi sui banchi del fittizio europarlamento, definendoli senza mezze misure «cinici, spregiudicati e senza scrupoli morali», soltanto perché il suo è in realtà un modello di Europa germanocentrico. È quindi in realtà un lupo travestito da agnello, è un autentico anti-europeo (se si intende il Vecchio Continente come un Europa dei popoli) mascherato da europeista. E, purché l’Europa sia e continui ad essere germanocentrica, ben vengano per Stürmer le politiche di rigore della Merkel. Politiche di rigore che schiacciano e affondano la maggior parte dei paesi dell’Eurozona, in primis la Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia. Stürmer è violentemente anti-francese e anti-italiano. Egli concepisce solo la Germania ed un Europa guidata e diretta dalla Germania. Non vi è per lui un’alternativa a questo modello, anche se, per essere (e continuare ad essere) germano-centrica, l’attuale Europa ha dovuto prostituirsi al sistema bancario e alla finanza internazionale, trasformandosi in una bieca tecnocrazia che i popoli europei (fra cui buona parte degli stessi Tedeschi) vede ormai con odio e ostilità.

Trovo naturale che uno come Stürmer sia stato fra i principali consiglieri di Helmut Kohl. Kohl, che Berlusconi ingenuamente esalta polemizzando con la Merkel, è stato uno dei massimi responsabili dell’affossamento della nostra industria e della nostra economia. Durante il suo cancellierato ha deliberatamente portato avanti un piano ben congegnato per indebolire e rendere inoffensive sia l’economia italiana che quella francese, permettendosi inaudite ingerenze sulla linea adottata dai dicasteri economici dei paesi concorrenziali alla Germania. Sono infatti note (purtroppo non abbastanza al grande pubblico) le sue pressioni in stile mafioso e ricattatorio sulla Banca d’Italia e sul Ministro del Tesoro Guido Carli. Pressioni che portarono all’esautorazione di Nino Galloni, ‘colpevole’, a dire di Kohl, di remare contro gli interessi della Germania. E soltanto perché Galloni, nel suo lavoro al Ministero, stava operando per una riduzione dei nostri tassi di interesse e aveva aperto un dibattito per rimettere in discussione il divorzio fra il Tesoro e la Banca d’Italia. Divorzio che, come ben sappiamo, è stato la principale causa dell’aumento esponbenziale del nostro debito pubblico.

Questi fatti sono tutti documentati nero su bianco e li ha denunciati Nino Galloni in varie interviste e nel suo libro Chi ha tradito l’economia italiana.

Giulio Andreotti, in quella delicata fase politica, aveva ben compreso la situazione ed era nettamente contrario ad una riunificazione della Germania, riunificazione che avrebbe rafforzato il disegno di Kohl di costruire un’Europa germanocentrica destabilizzando l’economia e l’industria delle nazioni rivali. È rimasta infatti famosa la frase di Andreotti che, rispondendo alla domanda «ma lei perché ce l’ha tanto con la Germania?», rispose: «no, io amo la Germania. Anzi, la amo talmente tanto che mi piace che ce ne siano addirittura due! ».

La Germania di Kohl, pur di ottenere ad ogni costo l’ambita riunificazione e di annettersi la DDR, dovette scendere a patti con la Francia e siglare un tacito accordo che prevedeva la rinuncia al Marco in funzione dell’adozione di una moneta unica europea, che di lì a pochi anni si sarebbe concretizzata. Come ha denunciato Nino Galloni, affinché questo accordo tra Kohl e Mitterand potesse reggere, occorreva deindustrializzare e indebolire l’Italia. Non potevano permettere che entrassimo nel circuito di una moneta unica con i nostri standard economici di allora e, soprattutto, con il nostro elevato livello di industrializzazione e di competitività.

È vero che l’industria italiana stava, in quella fase, già perdendo colpi, ma eravamo ancora in una situazione di assoluto dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo al quarto posto nel mondo per le esportazioni, una indiscussa potenza dal punto di vista industriale e manifatturiero, e sarebbero bastati pochi interventi, concentrati soprattutto sulla ripresa degli investimenti pubblici, per surclassare del tutto la Germania. Si andò invece nella direzione opposta, entrando nell’infausta stagione delle privatizzazioni selvagge, che furono possibili soltanto in conseguenza del terremoto di Tangentopoli; privatizzazioni delle quali beneficiarono, più che lo Stato, i soliti ‘noti’, e che dettero un duro colpo alla nostra industria a partecipazione statale. Esattamente quello che voleva, e che ha ottenuto, Helmut Kohl, anche grazie, soprattutto, alla complicità di una sinistra italiana (il PCI-PDS-DS oggi PD) e al suo scellerato ‘patto col diavolo’ con la grande finanza internazionale globalista e bilderberghina.

Ricapitolando, con i governi di Prodi e di D’Alema, si è avviata in Italia quella politica di deindustrializzazione voluta e ottenuta da Helmut Kohl, affinché il nostro Paese non rappresentasse più per la Germania un pericoloso concorrente e si trasformasse in un obbediente subalterno. Fu la fine delle grandi politiche industriali e delle strategie di crescita e di sviluppo, quelle strategie delle quali, non a caso, Pier Luigi Bersani, nel suo ruolo di Ministro dell’Industria, teorizzò l’inutilità.

A completare questo drammatico quadro ci pensò la trasformazione del sistema bancario da servizio di utilità e di credito per il cittadino e le imprese a cartello di lobby banditesche dedite quasi esclusivamente al settore speculativo.

Non c’è quindi da stupirsi se La Repubblica, notoriamente espressione, oltre che di una certa sinistra radical-chic, dei grandi poteri forti speculativi e finanziari che hanno affossato l’Italia, abbia dato voce a un personaggio come Michael Stürmer, principale consigliere di Kohl in questa sua ben riuscita crociata anti-italiana. Lo stesso Stürmer, oggi merkeliano di ferro, che si scaglia con rabbia, in vista delle imminenti elezioni europee, contro quelle forze politiche legittimamente euroscettiche che egli taccia di cinismo, di spregiudicatezza e di essere  addirittura senza scrupoli morali!

Si capisce, dalle sue parole, che Stürmer è terrorizzato da quelli che lui chiama i ‘populisti’, colpevoli, a suo dire, di mettere in discussione l’abominevole castello della Banca Centrale Europea e la sua moneta unica che fino ad oggi ha prodotto solo danno e miseria. È terrorizzato a tal punto da mettere fra questi ‘populisti’ anche Silvio Berlusconi, sostenendo che la Merkel fa bene ad ignorarlo perché, se gli rispondesse, farebbe solo salire le sue quotazioni.

Stürmer definisce la Francia e l’Italia «due bombe a tempo», capaci di far esplodere l’eurozona e di scardinare quindi l’egemonia tedesca, e lascia intendere che, se dipendesse da lui, commissarierebbe l’Europa «per salvarla dai populisti». Attacca poi Schröder e Chirac, che definisce «due cinici» soltanto perché, accortisi della follia degli euro-fanatici oggi al comando in Germania e a Bruxelles, tentarono di rimettere in discussione i parametri di Maastricht. E arriva addirittura, senza alcun ritegno, ad incolpare questi due leader per il fatto che proprio per rimediare a loro presunti errori si sarebbe resa poi necessaria la folle politica di austerità degli ultimi anni. Niente di più falso!

In realtà, nel caso specifico della Germania, ritengo che Gerhard Schröder sia stato il miglior Cancelliere del dopoguerra dopo Helmut Schmid. Negli anni del suo mandato, dal 1998 al 2005, ha rimediato a molti errori di Kohl e è stato artefice di importanti riforme. Il suo Governo è stato caratterizzato dalla sua ferma opposizione alla guerra di aggressione americana all’Irak di Saddam Hussein, da politiche per le donne e per le famiglie (con miliardi di Euro stanziati per la costruzione di asili nido) e da una grande riforma sociale (l’Agenda 2010), fortemente contrastata dai suoi avversari politici e dalla sinistra dell’SPD. E i suoi rapporti con l’Italia sono semprestati sinceri e cordiali.

Ho personalmente conosciuto Gerhard Schröder a Teheran nel 2009, dove si trovava per un vertice sul gas, in qualità di consigliere della Gazprom. Alloggiava nel mio stesso hotel e una sera trascorremmo un paio d’ore a conversare di politica e di economia. Si è rivelato una persona estremamente simpatica e disponibile, e devo dire di aver apprezzato e condiviso molte sue posizioni in vari campi. Soprattutto, alla luce di alcune cose che ci siamo detti, ho compreso perché, terminato il suo cancellierato, sia andato a lavorare per Putin e perché non può oggi esistere e prosperare un’Europa che non abbia un forte legame con la Russia.

Ritengo che se Schröder fosse diventato Cancelliere prima, negli anni di Kohl (e in particolare nel periodo 1990-1998), oltre che per la Germania anche per l’Italia le cosa sarebbero andate in maniera diversa. La Storia non si fa con i se e con i ma, ma è probabile che avremmo forse avuto un’Europa un po’ diversa dal mostro tentacolare e tecnocratico che abbiamo oggi. Un’Europa più solida, più forte e più aperta verso la Russia. E forse l’Italia avrebbe meglio salvaguardato le proprie politiche industriali e non ci troveremmo ad essere stati commissariati e governati da personaggi come Mario Monti e Matteo Renzi.

Ecco perché secondo me Berlusconi non avrebbe dovuto dire «aridatece Kohl», ma «aridatece Gerhard Schröder»!

Nicola Bizzi