Berlusconi, l’Onu e il “giallo di Chiasso”

berlusconi odierne bizzi onuBERLUSCONI, L’ONU E IL “GIALLO DI CHIASSO”

La notizia di una colossale truffa da 1.000 miliardi di Dollari

di Nicola Bizzi

Una notizia di gravità inaudita che riguarda direttamente il nostro Paese e le sue istituzioni, passata naturalmente sotto silenzio su tutti i giornali e sugli organi di informazione “di regime”, è stata recentemente divulgata da Benjamin Fulford, ex Capo Redattore della prestigiosa rivista americana Forbes per la regione dell’Asia e del Pacifico, attraverso il suo sito internet. Fulford, attualmente portavoce di un’organizzazione asiatica in conflitto, politicamente e finanziariamente, con le lobby finanziarie e militar-industriali di alcuni paesi dell’Occidente, non è nuovo a rivelazioni scottanti, sempre ben documentate e circostanziate. Si è infatti a lungo occupato, negli ultimi tempi, di denunciare i retroscena di molte vicende oscure dell’economia e della politica internazionale, dal fallimento della Lehman Brothers fino agli attentati dell’11 Settembre 2001. Ma passiamo a esaminare nel dettaglio quest’ultima notizia, diramata in Italia dal giornalista investigativo Massimo Mazzucco.

La Repubblica Italiana, l’ex Premier Silvio Berlusconi, la nostra Guardia di Finanza, le Nazioni Unite ed il suo Segretario Ban-Ki-Moon, l’Ambasciatore italiano all’ONU Ragaglini, l’Ambasciatrice italiana a Ginevra Laura Mirachian, il World Economic Forum (Davos), l’Office of International Treasury Control, ed altri personaggi più o meno conosciuti, sono stati citati in giudizio da un cittadino americano per aver partecipato ad un complotto internazionale allo scopo di impossessarsi illegalmente di un pacchetto di Buoni del Tesoro, quasi tutti americani, per il valore nominale di 145,5 miliardi di Dollari, ma con un valore attuale di mercato, considerati gli interessi e le rivalutazioni, stimato intorno a 1 bilione (1000 miliardi) di Dollari!
La citazione in giudizio sarebbe stata depositata il 23 Novembre scorso presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti dallo studio legale Bleakley Platt & Schmidt, che ha sede nello stato di New York, a nome di Neal F. Keenan, un cittadino americano residente in Bulgaria, che compare sia a titolo personale che in rappresentanza di un “gruppo di famiglie asiatiche” non meglio identificate, definite con il nome fittizio di “Dragon Family”.

La querela, come sottolinea Massimo Mazzucco, compare negli elenchi ufficiali di PACER (Public Access to Court Electronic Records), l’archivio elettronico dove è possibile consultare tutte le cause depositate presso le Corti Distrettuali e le Corti d’Appello degli Stati Uniti, che si possono anche scaricare al costo di 8 centesimi a pagina. Il giornalista americano David Wilcock, personaggio noto a chi si occupa di contro-informazione politica ed economica, ha già svolto questa operazione, ed ha messo a disposizione la citazione completa in formato PDF, dopo averne dato la notizia alla radio americana e sulla rete.

Il sito Courthouse News, che si occupa di questioni di tipo legale, ha commentato il fatto con un articolo del 5 Dicembre intitolato “Bizzarra querela da un bilione di dollari”, nel quale ne riassume sommariamente il contenuto, decisamente complesso e intricato, anche perché riguarderebbe eventi storici che risalgono a quasi un secolo fa.

Secondo quanto riportato nella querela, nel 2009 gli uomini della Dragon Family avrebbe affidato a Keenan la gestione di un pacchetto di “strumenti finanziari”, affinché facesse per loro conto investimenti internazionali di vario tipo. Secondo i dati che abbiamo riscontrato, questo “pacchetto” comprendeva:

a) 249 titoli da 500 milioni di Dollari ciascuno, emessi nel 1934 dalla Federal Reserve, per un valore nominale complessivo di 124,5 miliardi di dollari;

b) due serie di titoli del governo giapponese, emesse nel 1983, per un valore di oltre 9,5 miliardi di Dollari ciascuna;

c) un titolo unico da 1 miliardo di Dollari, chiamato “Kennedy Bond”, emesso dal governo americano nel 1998.

Da cui il totale, appunto, di 145,5 miliardi di Dollari.

Naturalmente è il pacchetto di titoli della Fed del 1934 che richiama subito l’attenzione, non solo perché rivela una storia veramente complessa alle sue spalle, ma perché è sulla base del valore originale (125 miliardi di Dollari) che vengono calcolati gli interessi accumulati fino ad oggi, che sono stimati in 968.000.000.000 (novecentosessantottomila) miliardi di Dollari. Quasi un bilione, appunto.

Questi titoli furono emessi dalla Fed come ricevuta per le ingenti quantità di oro ed altri metalli preziosi che la Dragon Family aveva trasferito negli USA come misura precauzionale, temendo una invasione militare della Cina da parte del Giappone (cosa che poi è avvenuta, nel 1937).

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Dragon Family chiese la restituzione dell’oro consegnato alla Fed, ma si trovò di fronte ad una lunga serie di “intoppi legali” che di fatto gli impedirono di rientrarne in possesso.

Dal 1946 in poi, infatti, la storia si complica enormemente, con una vera e propria ragnatela di collegamenti fra decine di personaggi e di organizzazioni di livello mondiale, tanto da risultare molto difficile da riassumere, e ancora più difficile da verificare.

Notiamo solo che fra queste organizzazioni compare anche il misterioso OITC (Office of International Treasury Control), che è considerato una delle più grandi organizzazioni finanziarie nel mondo, e che sostiene di esser affiliato all’ONU e alla Fed, ma con cui sia l’ONU che la Fed negano ufficialmente di aver mai avuto a che fare.

Teniamo presente che, come osserva giustamente Mazzucco, non stiamo parlando della scomparsa di qualche dozzina di Euro, ma di un sistema mondiale di finanza occulta che parte dal presunto trafugamento di tutte le riserve auree custodite ufficialmente a Fort Knox (c’era forse anche l’oro della Dragon Family?), e che coinvolge oggi bene o male tutte le più importanti organizzazioni finanziarie mondiali, all’interno di un “universo parallelo” in cui il traffico e il riciclaggio di titoli di stato “duplicati” – cioè sostanzialmente falsi – sarebbe all’ordine del giorno.

In ogni caso, riprendiamo la vicenda dal 2009, perché è in quell’anno che i famosi titoli della Fed ricompaiono nella mani di Keenan per essere investiti in “operazioni su grande scala di tipo umanitario”. Per svolgere questo compito Keenan era affiancato da un emissario di fiducia della Dragon Family, Akihiro Yamaguchi, che era già fisicamente in possesso dei titoli a partire dal 2006. Sarebbe stato lui a presentare Keenan alla Dragon Family.

Yamaguchi e Keenan passarono alcuni mesi in Svizzera, valutando le diverse possibilità di investimento che gli venivano proposte dalle banche locali per conto dei loro clienti in tutto il mondo.

Verso la fine di Maggio del 2009 sembrava che finalmente si stesse per concludere un accordo con un gruppo finanziario che viene definito nella querela come “il gruppo dei Turchi”. Ma il 3 di Giugno accadde un fatto imprevisto: due cittadini giapponesi furono arrestati al confine di Chiasso dalla Guardia di Finanza, mentre cercavano di trasferire in Svizzera un pacchetto di titoli di stato americani nascosti nel doppiofondo della valigia. Curiosamente, il pacchetto conteneva 249 titoli della Federal Reserve del 1934 da mezzo miliardo di dollari ciascuno, e 10 “Kennedy Bonds” da 1 miliardo ciascuno, per un valore nominale complessivo di 134,5 miliardi di Dollari.

Probabilmente qualche lettore di Novum Imperium si ricorderà di questa notizia, che finì su tutti i giornali nel Giugno del 2009. Personalmente conservo ancora in archivio l’articolo di Luca Fazzo uscito su Il Giornale il 6 Giugno 2009, il cui titolo recitava: “Due giapponesi fermati alla dogana di Chiasso con titoli USA pari a sette volte l’ultima finanziaria”.

Questa notizia clamorosa stava per rimbalzare sulle testate di tutto il mondo, ma gli Americani si affrettarono a dichiarare che quei titoli sarebbero stati “falsi”, e la cosa si spense sul nascere. I due Giapponesi furono rilasciati, e i loro nomi non furono mai comunicati ufficialmente (Keenan sostiene che uno dei due fosse proprio Yamaguchi).

Diversi tentativi fatti da giornalisti americani per saperne qualcosa di più finirono nel nulla: l’ambasciata giapponese non dava nessuna conferma del fatto, la Guardia di Finanza non aveva informazioni aggiuntive da offrire, e il tesoro americano minimizzava la cosa, confermando che i titoli fossero “sicuramente falsi”.

Naturalmente ci credettero soltanto Topolino e i Sette Nani, ma questo fu sufficiente a tranquillizzare il pubblico americano, mentre la vera storia riprendeva a dipanarsi dietro le quinte.

Lo stato italiano, “tramite Berlusconi”, contattò il governo cinese, offrendo la restituzione dei titoli in cambio del 40% del loro valore nominale (la cifra corrispondente alla penale da pagare in caso di esportazione clandestina di denaro). Ma la trattativa si arenò quando i Cinesi pretesero in cambio che l’Italia saldasse il suo debito complessivo contratto fino a quel giorno con la nazione cinese, che naturalmente ammontava ad una cifra ben superiore a quella che stavano trattando.

Nel frattempo Keenan, attraverso alcuni contatti con esponenti della Massoneria che dichiaravano di avere informazioni utili per rientrare in possesso dei titoli rubati, entrò in contatto con un certo Daniele Dal Bosco, che sosteneva di agire a nome e per conto dell’OITC. Dal Bosco disse a Keenan che i titoli sarebbero stati investiti in un modo decisamente più efficace attraverso certe organizzazioni umanitarie dell’ONU a cui erano collegati, e suggerì che la loro tutela venisse trasferita temporaneamente al “suo gruppo”, per maggiore sicurezza (fino a quel momento il titolare unico era Keenan). Dal Bosco informò anche Keenan che la Guardia di Finanza sarebbe stata disposta a restituire i titoli per il 10% del valore nominale, ma Keenan rispose che la Dragon Family non era interessata a pagare un solo centesimo per qualcosa che già possedeva legalmente da oltre 70 anni.

Nelle settimane seguenti la faccenda si complica ulteriormente, con l’entrata in scena di diversi personaggi, che vanno da agenti dei servizi segreti bulgari ad un certo Giancarlo Bruno, direttore delle operazione finanziarie del World Economic Forum di Davos, che diceva di essere anche un “consigliere finanziario del Vaticano” e “tesoriere dei Massoni”. Bruno sosteneva che il buon fine dell’operazione fosse garantito fin dall’inizio, in quanto avevano già stipulato gli accordi preliminari con i loro contatti alle Nazioni Unite. Le ultime perplessità di Keenan scomparvero dopo una telefonata da parte di Laura Mirachian, la rappresentante permanente per l’Italia alle Organizzazioni Internazionali di Ginevra, che confermava che “siamo tutti protetti dall’alto”, che “nessuno, compreso Keenan, ha motivo di temere ripercussioni di alcun tipo”, e che “la nostra gente a New York ha già avuto l’approvazione da parte di Ban-Ki-Moon, anche se ovviamente negheranno tutto se interpellati al riguardo”.

Insomma, per farla breve, Keenan si convinse di essere in ottime mani, e firmò la cessione temporanea dei titoli a Dal Bosco, il quale si impegnava alla restituzione incondizionata dei medesimi in qualunque momento. Inutile dire che da quel giorno in poi dei titoli non si è mai più saputo nulla.

Dopo aver cercato inutilmente di rientrarne in possesso, Keenan avrebbe quindi deciso di presentare la sua querela contro tutte le entità coinvolte, “per aver cospirato nella sottrazione illegale dei titoli di proprietà della Dragon Family di cui era il responsabile”.

Qui, come giustamente sottolinea Mazzucco, ovviamente si apre un tale ventaglio di ipotesi e di possibilità, per spiegare cosa possa essere realmente accaduto, a cui solo la fantasia può mettere un limite. Oltretutto, non possiamo nemmeno stabilire fino a che punto le accuse da parte di Keenan siano fondate e fino a che punto possano essere il frutto di una sua invenzione. Di una cosa siamo però certi: la querela esiste, e i suoi contenuti sono sostanzialmente quelli che abbiamo descritto.

Non ci aspettiamo certo che i biechi servi del sistema bancario che stanno al Governo ci dicano la verità sulla questione, o che qualche coraggioso onorevole si svegli una mattina e decida di fare in merito un’interrogazione parlamentare. Nessuno dei membri della “casta” di Montecitorio lo farebbe, rischiando in questo modo di mettere a repentaglio la propria carriera politica e giocandosi la rielezione. Si tratta, del resto, come ci sembra di capire, di un gioco troppo grande e troppo pericoloso per certi panciuti e ben stipendiati rappresentanti del popolo italiano, sia di “destra” che di “sinistra”.

È d’obbligo però, a questo punto, un’amara considerazione: mentre centinaia di miliardi di Dollari sembrano muoversi disinvoltamente nell’oscurità, a nostra totale insaputa, gli Italiani vengono sempre più spremuti e vessati da un governo espressione dei poteri forti e dei grandi gruppi bancari.