Arriva il Lombard, la moneta complementare della Lombardia

In un mio precedente articolo su Signoraggio.it, in cui
parlavo del Tarì, la moneta complementare varata in Sicilia, avevo già
chiaramente espresso la mia opinione riguardo al dilagare delle cosiddette
monete ‘complementari’ di natura esclusivamente elettronica. Non intendo qui
ripetermi. Invito pertanto gli interessati a rileggersi il mio pezzo aquesto
link: http://www.signoraggio.it/la-sicilia-si-appresta-a-varare-il-tari-una-moneta-alternativa-e-complementare-alleuro/.

Ci tengo però a ribadire che non considero affatto una
moneta ‘complementare’ (e per di più di natura elettronica) un’alternativa al
sistema, a quel sistema che ha causato la crisi economica in cui ci troviamo e
che ha prodotto il mostro a tre teste (quelle della Trojka) chiamato Euro. Per
quanto queste ‘monete’ possano nell’immediato generare lievi aumenti del PIL su
scala locale e dare una limitata spinta ai consumi, niente hanno a che vedere
con le vere monete alternative, come ad esempio il Simec del compianto Giacinto
Auriti o lo Scec (anche se quest’ultimo è di fatto un buono-sconto). Ritengo
infatti che le monete complementari di natura elettronica rappresentino
soltanto una utile stampella al sistema bancario e al pericolante castello di
carte del ‘sistema Euro’. E, in più, incentivano in modo esponenziale le forme
elettroniche di pagamento (e quindi il controllo dei cittadini), a discapito
del sacrosanto uso del contante.

Vale però la pena di dedicare un po’ di attenzione
all’ennesima di queste monete ‘complementari’ elettroniche, varata questa volta
in Lombardia: il Lombard. E lo faremo soprattutto per fare luce sulle dinamiche
che ne hanno determinato la creazione e l’approvazione.

L’introduzione, in via sperimentale, di questa monete
complementare rientra nel quadro del progetto di legge sulla competitività
d’impresa, approvato dalla Commissione Attività Produttive del Consiglio Regionale
della Lombardia. Si tratta, per ammissione dei suoi ideatori e promotori, di «uno strumento elettronico di compensazione
multilaterale per lo scambio di beni e servizi»
di cui potranno usufruire
le imprese, denominato ‘Lombard’ su evidente proposta di esponenti del Carroccio.

Come apprendiamo da un interessante articolo uscito il 3
Marzo sul sito dell’associazione culturale La Torre, l’idea dell’introduzione
di una moneta complementare era stata lanciata durante la scorsa legislatura
dall’allora Vicepresidente della Regione, il leghista Andrea Gibelli (ora
Segretario Generale di Palazzo Lombardia). La legge è passata con i voti favorevoli
della maggioranza e del Movimento 5 Stelle, con l’astensione del Patto Civico.
Il PD ha partecipato solo al voto dell’articolo 1 del progetto di legge. Il testo,
arrivato in aula l’11 Febbraio per l’approvazione definitiva, ha poi visto il via
libera unanime dell’intero Consiglio, come riporta un articolo uscito lo stesso
giorno sul sito Ilgiorno.it, fra le notizie della cronaca di Milano, in cui si
legge che «la Regione Lombardia avrà la
sua moneta complementare. Il via libera alla ‘sperimentazione’ è arrivato dal Consiglio
Regionale lombardo, che ha approvato all’unanimità la nuova legge sulla competitività.
La sperimentazione riguarderà ‘esclusivamente’ uno strumento elettronico di compensazione
multilaterale locale per lo scambio di beni e servizi»
. «La Giunta, previo parere della competente
Commissione consiliare, con appositi
provvedimenti, disporrà
– si spiega nell’articolo – le norme attuative e la disciplina del circuito di moneta complementare».

Il progetto, storico cavallo di battaglia della Lega, ha
quindi incontrato anche il favore delle opposizioni, in un primo tempo contrarie.
È stato approvato anche un emendamento alla nuova legge che prevede
l’introduzione del marchio ‘Made in Lombardy’, finalizzato alla certificazione
della provenienza dei prodotti secondo requisiti che saranno fissati dalla Giunta
stessa.  Tra le altre misure previste dal pacchetto dalla legge ci sono
inoltre l’attivazione sperimentale di zone a cosiddetta ‘burocrazia zero’, la riduzione
dell’Irap regionale fino al 25% per le nuove imprese e la riorganizzazione del
sistema Confidi.

Il relatore del testo, il consigliere Carlo Malvezzi (Nuovo
Centro Cestra), ha sottolineato: «Questa
legge nasce dalle esigenze che il sistema produttivo ci ha segnalato con forza
in questi mesi e si fonda su un principio cardine: la Regione si fida delle
imprese. Chi genera ricchezza e occupazione va sostenuto, non ostacolato»
.
Alessandro Fermi (Forza Italia) ha definito il provvedimento «un passo avanti concreto per rilanciare il
sistema economico lombardo»
e Fabio Rolfi (Lega Nord) ha spiegato che «il fine
di questa iniziativa è quello di creare le condizioni per mantenere e attrarre
le aziende a investire nella nostra Regione»
. Voto favorevole anche dal
Movimento 5 Stelle, con Dario Violi, che ha sostenuto: «Nessun pregiudizio per la moneta complementare, uno strumento già in
uso in altre regioni. Certo qualcuno la vorrà strumentalizzare, ma si parla di
uno strumento utile per semplificare la riscossione di crediti e che va nella
direzione rilancio della competitività e di sostegno al mercato del lavoro»
.

Il PD, che per bocca del consigliere Enrico Brambilla aveva
espresso all’inizio la sua conterarietà, sostenendo che  «affiancare
a strumenti utili anche uno strumento tutto da sperimentare e ancora immaturo
come la moneta complementare rischia di vanificare gli obiettivi ambiziosi del
progetto che sino a qui avevamo condiviso»
, ha alla fine votato anch’esso a
favore.

Ovviamente, in tutto questo entusiasmo bipartsan (anzi,
tripartisan), a nessuno è passato lontanamente per la testa che una moneta
complementare di natura esclusivamente elettronica farà soltanto il gioco del
sistema e dei circuiti bancari. Un sistema che, evidentemente, nel Consiglio
Regionale della Lombardia, come del resto anche nei palazzi del potere di Roma,
va bene a tutti quanti: a ‘destra’, a ‘sinistra’, al ‘centro’ e anche alla ‘dimensione
parallela’ dei pentastellati.

Vi ricordate quanto ha scritto Alfonso Luigi Marra a
proposito della ‘rivoluzione per non cambiare’?

Nicola Bizzi