Archeologi italiani scoprono in Turchia la Porta dell’Inferno

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Un’equipe di archeologi italiani, guidata dal Prof. Francesco D’Andria dell’Università del Salento, ha riportato alla luce il celebre ingresso agli Inferi menzionato da Strabone.

La notizia di un’interessante scoperta ci giunge dalla Turchia, dove un team di archeologi italiani guidati dal Prof. Francesco D’Andria dell’Università del Salento ha portato alla luce la mitica Porta degli Inferi, o “Porta di Plutone”, menzionata da Cicerone e descritta in una cronaca del geografo greco Strabone.

La scoperta è stata effettuata nell’antica città frigia di Hierapolis, che dominava la valle del fiume Lykos sulla strada fra l’Anatolia e il Mediterraneo, non distante dalla rinomata località turistica di Pamukkale, famosa per le sue sorgenti termali di calda acqua sulfurea.

Due singolari statue di marmo, che fungevano da guardiani dell’oltretomba e raffiguranti delle creature mitologiche, sono state rinvenute ai lati dell’ingresso di quella che sembrerebbe proprio essere la “grotta fatale” descritta da Strabone. “Essa è piena di vapore così nebbioso e denso che a malapena si intravede il suolo” scriveva l’antico geografo vissuto a cavallo fra il I° secolo a.C. e il I° secolo d.C., aggiungendo che “ogni animale che vi passa dentro incontra subito la morte”.

Questa grotta che gli archeologi italiani hanno riportato alla luce corrisponde in pieno, sia per la sua ubicazione che per le sue caratteristiche, con queste antiche descrizioni. Le fonti antiche la menzionavano infatti come un luogo sacro, ma al contempo estremamente pericoloso, pieno di vapori mefitici e letali. L’equipe del Prof. D’Andria ha infatti osservato come alcuni uccelli, penetrati al suo interno, siano immediatamente caduti morti al suolo.

Non stupisce quindi la presenza all’esterno dei due “guardiani” marmorei, probabilmente lì collocati come monito per gli incauti visitatori. Una delle due statue rappresenta un serpente, chiaro simbolo del mondo sotterraneo, mentre l’altra raffigura Cerbero, il terribile cane a tre teste che, secondo la mitologia greca, era il guardiano dell’Inferno.

All’esterno della grotta gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un tempio, dedicato alle Divinità degli Inferi, ed una piscina rituale in cui molto probabilmente, nei tempi antichi, veniva canalizzata l’acqua termale. Sono state rinvenute nel sito anche decine di lampade e di oggetti votivi, a testimonianza dell’antica popolarità di quel luogo sacro, che doveva essere meta di fedeli provenienti anche dalle località più lontane. Il Ploutonion di Hierapolis era infatti un celebre luogo di pellegrinaggio dell’antichità, rinomato in tutto il Mediterraneo. I sacerdoti lì sacrificavano tori a Plutone portandoli davanti all’ingresso di una grotta da cui uscivano gas velenosi. I tori morivano soffocati davanti ai pellegrini arrivati da tutto il mondo ellenistico e romano.

Secondo quanto ha dichiarato Francesco D’Andria, i fedeli assistevano ai riti da dei gradini posti in alto, sopra l’apertura della grotta, e probabilmente si avventuravano anche al suo interno, ricevendo visioni e allucinazioni causate dalle esalazioni che si sprigionavano dal terreno.

Il santuario è stato in funzione per molti secoli, venendo chiuso definitivamente nel IV° secolo, al culmine delle persecuzioni cristiane contro i fedeli degli altri culti. La città venne poi distrutta da un forte terremoto nel VI° secolo.

Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, gli scavi dell’antica Hierapolis sono stati avviati nel 1957 dal Prof. Paolo Verzone dell’Università di Torino, di cui D’Andria oggi è il successore. Gli Italiani hanno fatto risorgere mano a mano la città sacra della Frigia – ora proclamata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e visitata da quasi due milioni di turisti ogni anno – portando alla luce lo spettacolare Teatro Romano, il Martyrion dell’apostolo Filippo e una vasta necropoli. 
Il successo degli scavi italiani ha convinto le autorità turche a operare interventi faraonici. Sei grandi alberghi termali che si trovavano nell’area del sito archeologico sono stati smantellati e portati altrove.

Al momento l’equipe di D’Andria sta lavorando ad una ricostruzione virtuale del Ploutonion, ed a quella, reale invece, della spettacolare facciata del Palcoscenico del Teatro, dove sono state ricollocate le otto colonne bizantine trovate a terra. Si concentreranno poi sulla Porta dell’Inferno, portando avanti lo scavo della grotta, un luogo che resta ancora oggi, a distanza di molti secoli, estremamente inquietante e pericoloso. 

Nicola Bizzi