Antonella Agnoli e il concetto di città-Biblioteca

Come oggi si trovano i computers in biblioteca una volta si trovavano le macchine da scrivere, una di quelle che Ray Bradbury fu costretto ad affittare per poter scrivere Fahrenheit 4-51, non potendosi permettere di acquistarne una. E così Marx senza la British Library forse non avrebbe mai potuto completare e rivedere un’opera imponente come Il Capitale.

E così Agnoli ci racconta, come fosse un romanzo, la vita che si aggira intorno alle biblioteche per nulla grigi custodi di polvere e libri. Dunque la biblioteca si trasforma in rifugio per i senzatetto che possono evitare di rivolgersi ai servizi sociali e trovare un luogo dove passare “dignitosamente” come qualunque altra persona la giornata in un luogo accogliente.

Questo propone la Agnoli, mentre i servizi sociali danno assistenza elemosinata identificando subito i loro utenti come poveri, le biblioteche si trasformano in grandi madri accoglienti e calde. Luoghi che come la biblioteca del Centre Pompidou di Parigi offrono servizi per i senzatetto come quello Mains libres, mani libere, che permette di lasciare in un deposito della biblioteca gli oggetti che possiedono e che altrimenti  dovrebbero trasportare durante i loro movimenti per tutto il giorno.

Oggi la biblioteca è un luogo dove l’accesso a internet è gratuito anche per quella parte di popolazione che non possiede un tablet, un notebook e un netbook per quando vuol viaggiare leggera. E questo risulta essere un fatto fondamentale per un mondo nel quale perfino per chiedere sussidi bisogna compilare un modulo on-line e per cercare lavoro si deve presentare un curriculm stilato su modello europeo.

Ora mi trovo a dissentire solo su una questione con la proposta della Agnoli. La sua tendenza a mettere al centro del discorso sulla funzione della biblioteca il computer e la rete. Trasformarla in un centro accogliente, d’accordo, ma che sia volto ad elevare lo spirito, non come propone lei a insegnare ad usare la rete.

Altrimenti ancora una volta ci troviamo di fronte alla profanazione dei luoghi santi della cultura di carta.

Ancora una volta vogliamo mettere la parola chiave, web, quando si parla di libri?

Molto interessante la questione della biblioteca come modello di città, con luoghi adibiti al silenzio e luoghi ricreativi di confronto e discussione, come una agorà antica. Anche perché se nel mondo, e anche in Italia, si continuano a costruire biblioteche, vuol dire che una funzione importante ce l’hanno e che gli archivi on-line non sono certamente pronti come affermano alcuni a supportare il patrimonio librario mondiale.

Tra le proposte quella di recuperare “i valori manuali della vita” trasformando la biblioteca in “un luogo di circolazione dei saperi” non solo “libreschi”. Una idea decisamente giusta che riprende il concetto monastico e nel contempo quello rinascimentale. Quello che spero è che non sia un modo di trasformare la biblioteca in un luogo alternativo a Real Time con i corsi di Gordon Ramsey, Nail lab, o Fratelli in Affari.

Come facciamo in un mondo fatto di marketing e vendibilità a riconoscere le idee genuine? Non è più compito da critico ma da veggente!

Giselda Campolo

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