Alitalia – la VERA Storia – PRIMA PARTE

600_001524ff00be59e8a41b655f907025fb

Nel caso Alitalia non si può e non si deve parlare, come è ac­caduto, di tracollo, di collasso o di crack poiché questi ter­mini evoca­no re­pentinità. Invece l’agonia della Compagnia di Bandiera italiana e delle sue consorelle fu lenta, durò quaran­t’anni e fu costellata di episodi para­digmatici.

 

ALITALIA IERI CAI OGGI (1970 – 2008)

Riuscire a racchiudere un così ampio arco temporale all’interno di un articolo, comporta inderogabilmente delle scelte. Ci si impo­ne di esclu­dere alcuni eventi per includerne di altri; e non è det­to che le scelte operate incontrino pedissequamente il favore della critica. D’altra parte non esi­ste una regola ferrea a cui at­tenersi se non quella di ri­spettare, quanto più possibile, l’anda­mento cronologico e proporsi di mettere in risalto ciò che si ri­tiene sia opportuno evidenziare. Nel caso Alitalia non si può e non si deve parlare, come è ac­caduto, di tracollo, di collasso o di crack poiché questi ter­mini evoca­no re­pentinità. Invece l’agonia della Compagnia di Bandiera italiana e delle sue consorelle fu lenta, durò quaran­t’anni e fu costellata di episodi para­digmatici. Il fenomeno Ali­talia, se indagato separatamen­te dalla vita dello Stato italiano e quindi dalla Storia Contemporanea, come se fosse un fatto svincolato dai destini della Nazione e dunque avulso dal quadro delle politiche internazionali, perderebbe immedia­tamente di consisten­za storica. Assumerebbe i contorni di una inutile cronaca o, per usare le parole di Fernand Braudel, finirebbe con l’as­somigliare più ad “uno spezzatino mediatico” che ad altro. Con l’uscita di scena del Comandante Marcello Mainetti (1970) – candidato successore del mitico Bruno Velani – l’era degli esperti di lungo e lunghissimo corso tramontava quasi del tutto. Cominciaro­no ad essere calate dall’alto (IRI) nuove figure diri­genziali e richiesti nuovi siste­mi organizzativi e “produttivi”. Curiosamente ad essere privilegiate fu­rono figure appartenenti al mondo della finanza, gente estranea al mon­do dell’aviazione, incapace di rappre­sentarne l’es­senza e non in grado di capirne le di­namiche. Costoro, in buona sostanza, non era­no nemmeno tenuti a farlo in quanto il loro ruolo aveva ben altro sco­po. In pochi anni, per motivare senza scrupoli le menti della nuova clas­se privilegiata, ai manager fu “richiesto uno sforzo cinico e sovrumano o, forse, inumano e, per garantire l’assoluta dedi­zione lo si le­gava con contratti del tutto partico­lari: allo stipendio si affian­cavano le “stock op­tions”, vale a dire la pos­sibilità di comperare nel futuro un certo quantitativo di azioni al prezzo attuale. Sicché, se le azione cre­sceva di valore, al momento del maturare dell’opzion­e, il mana­ger poteva lu­crare la differenza tra il valore ag­giunto e quello esistente al momento del contrat­to[1]”

Dai primi anni Settanta in poi, Alitalia – al pari di tutte le al­tre Aziende del settore delle Partecipazioni Statali – dismi­se i panni della Compagnia di servizi per vestire quelli di mero strumento fi­nanziario con cui era nata sotto l’egida alleata nel lontano ’46.

Il cambio stava maturando nell’ambito di imponenti mu­tamenti globali internazionali, primo tra tutti quello derivante dalla cri­si petroli­fera sbocciata all’indomani della crisi Medio­rientale. “La storia è una di quelle tipiche della Guerra Fredda [narra Marcella Emiliani[2]] la nazio­nalizzazione dell’Iraq Pe­troleum Company del 1972 […] la prima nazionalizzazione di un’industria petrolifera in Medio Oriente” in cui erano gli in­glesi, assieme agli americani (ed un altro po’ di capitale inter­nazionale), a detenere il controllo. L’Iraq, ispirandosi a quanto si era verificato nella Persia di Mossadeq[3] vent’anni prima, “tentava di avere maggiori royalties e di ot­tenere un maggior controllo sull’industria petroli­fera ira­chena. Non ci riu­sciva. Non ci riusciva per­ché’ non aveva gli uomini, non aveva soprattutto il controllo dei mercati[4]”.

Solo dopo che l’Unione Sovietica di Leonid Breznev scese in campo – in virtù dei trattati del 1969 e del 1972, for­nendo la tecnolo­gia, gli uomini, ma soprattutto i mercati in cui poter commercializza­re il greggio iracheno – fu possibile pro­cedere alla nazionalizzazione anelata.

L’effetto domino fu immediato. Il miraggio della nazio­nalizzazione petrolifera divenne una realtà cosicché anche altri Paesi arabi po­terono mettere le mani sulle proprie risorse dopo la guerra del Kippur (24 Ottobre 1973) e al conseguente embar­go petrolifero com­minato da­gli altri produttori di petrolio in Medio Oriente[5].

Se lo “strumento petrolifero” accrebbe impetuosamente, nel­la fase ’69-’73, il proprio ruolo di leva arbitraria sui mercati interna­zionali – oltre che i costi – lo si dovette a quanto appena riportato. Le conse­guenze logiche, finirono col toccare da vici­nissimo gli interessi delle Compagnie aeree mondiali e, per de­ducibili ragioni, gli interes­si stessi degli Stati di appartenenza.

Altro dato da inserire nella lunga lista di mutamenti è lo scon­volgimento subìto dal Dollaro Usa, moneta unica di acqui­sto pe­trolifero. Ancor prima dello scoppio dello Scandalo del Watergate (1973), Nixon, con motu proprio, nell’Agosto 1971, decise di rompe­re unilateralmente l’accordo di Bretton Woods[6] sottoscritto nel 1944 da 44 Stati impegna­ti nella Guerra contro l’Asse. L’annun­cio ufficiale con cui giustificò tale mossa, recitava: “Dobbiamo pro­teggere il dollaro dagli at­tacchi degli speculatori internazionali[7]”. Una esternazione davvero curiosa, soprattutto alla luce del fatto che nel “1971 il rapporto statunitense debito pubblico/pil era di 36,2%. Oggi ha superato il 100%[8]”. Veniva così meno una delle colonne por­tanti della politica sociale creata in quattro mandati dal De­mocratico Franklin Delano Roosevelt.

Prima che pure le altre colonne venissero abbattute Ge­rald R. Ford “allo scopo di ripulire l’Amministrazione pubblica profonda­mente inquinata dalla corte del suo predecessore Ri­chard Nixon […dispose…] decine di commissioni d’inchiesta, parlamentari e senato­riali[9]”. Quella che fece più scalpore a li­vello planetario fu quella sulla Lockheed Corporation, l’azienda leader nella costruzione di ve­livoli ed anche lea­der in corruzio­ne istituzionale.

Le ripercussioni a livello politico della vicenda Loc­kheed si ab­batterono su tutti i Paesi industrializzati. Europa compresa, ovvia­mente. Emersero i primi nomi dei rappresen­tanti politici e governati­vi rei d’a­ver intascato mazzette in cam­bio di appalti per la fornitura di aerei.

In America era il Senatore Democratico USA Frank Church il solo titolare dell’inchiesta. In Italia era il Sostituto Procuratore Ila­rio Martella. Al magistrato “bastarono pochi giorni per accorgersi che si trova difronte ad un’idra di enormi proporzioni e, verso la fine dello stesso mese, emise i primi or­dini di cattura nei confronti di av­vocati, se­gretari e faccendieri varii; al generale dell’aviazione Duilio Fanali, ai tito­lari napole­tani del prestigioso studio legale dei fratelli Antonio e Ovidio Lefebvre ed al presidente della Finmeccanica, Ca­millo Crocia­ni, tutti ac­cusati di concussione[10]”. Ma all’appello mancava il vero volto di tutta l’operazione. “Nel periodo in cui le bustarell­e erano state pagate alla presidenza del Consiglio si erano suc­ceduti tre democristiani: Mariano Rumor, Giovanni Leone e Aldo Moro. Chi dei tre era «Antilope Cob­bler»”[11]? [12].

… SEGUE ALITALIA PARTE SECONDA…

 

[1] N. Galloni, Misteri dell’euro e misfatti della finanza, Rubbettino Edizioni, Catanzaro 2005, pag., 23.

[2] Marcella Emiliani, politologa e docente di Storia e Istituzioni del Medio Oriente e Le Relazioni Internazionali del Medio Oriente presso la Facoltà di Scienze Politiche delle Università di Bologna e Forlì

[3] Sul ruolo svolto dagli agenti della C.I.A, cfr., CIA – Storia dei servizi segreti, in Il Docu­mento. Archivio documentari, inchieste, & diffusione cultura, in:

http://ildocumento.it/storia/cia-storia-dei-servizi-segreti.html.

[4] M. Emiliani, La nazionalizzazione dell’Iraq Petroleum Company, in Rai Storia, http://www.raistoria.rai.it/cerca.aspx?s=iraq&pagina=5.

[5] Cfr., M. Campanini, Storia del Medio Oriente, il Mulino, Bologna 2010.

[6] Gli accordi prevedevano che il Dollaro USA assurgesse a moneta di scambio mondiale e che al cambio di un’oncia d’oro fossero corrisposti un tot numero di USD.

[7] A. Mascherini, Dal muro di Berlino a muro di Wall Street, in Attivamente Magazine, Coop-Reno, Nr. 2 Settembre 2011:

 http://www.attivamentereno.it/wordpress/2011/09/dal-muro-di-berlino-a-muro-di-wall-street/

[8] M. Lettieri e P. Raimondi Morto Bretton Woods, 40 anni fa, serve un nuovo ordine mone­tario, in Italia Oggi, quotidiano economico e politco” Nr. 197, 20 Agosto 2011, pag. 4.

[9] N. Mascellaro, 1976 – Lo scandalo Locheed, in La nostra storia – La gazzetta del Mezzogiorno.it

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/smista.php?IDCategoria=1515

[10] N. Mascellaro, Ibid.

[11] G.Melega, A caccia di Antilope Cobbler, così come facemmo dimettere Leone, in La Repubblica, 10 Novembre 2001, pag., 22.

[12] Secondo alcune intercettazioni, dietro allo pseudonimo Antelope Cobbler doveva nascondersi il nome dell’altissimo referente in Italia con grandi capacità d’influenzare il Governo