6 mila comuni con rischio idrogeologico | Legambiente: allarme edilizia non sostenibile

Appena conclusasi, la presentazione di Legambiente al Festambiente lascia l’Italia senza fiato. I numerosi disastri idrogeologici che hanno assillato la nazione in questi ultimi anni sembrano destinati a non essere isolati ricordi. A Ripesca, luogo che ha ospitato l’evento, il dito è puntato contro la mancanza di adeguati interventi tempestivi volti a ridurre la franosità di un territorio, come quello italiano, in molti luoghi per conformazione geologica estremamente cedevole. Ma non è tutto perduto, continuano gli esperti Legambiente, si può ancora entrare in azione, le istituzioni centrali e locali possono attivarsi per preservare il territorio di questi 6.633 comuni ad alto rischio idrogeologico.

Si parla di 6 milioni di persone, abitanti di tali comuni.

Una sentenza che sembra particolarmente spaventosa proprio per la Toscana, che ha ospitato l’evento, regione più in pericolo tra le consorelle, seguita da Umbria, Marche, centro Italia, ma anche Calabria e Val d’Aosta agli estremi.

Regioni in cima alla lista non soltanto per conformazione naturale, ma anche, e forse soprattutto, per una espansione esagerata di aree considerate sulla carta edificabili.

Di questi oltre 6 mila comuni, al momento, soltanto 55 hanno attuato misure di dislocazione, riconoscendo l’emergenza e potendovi mettere rimedio.

D’altro canto le città si espandono e tendono sempre più a diventare metropoli, e, per farlo, necessariamente devono piegare la natura alle loro esigenze di spazio vitale, devono domare i torrenti, assoggettare le sabbie e riempire vallate ottenendo altipiani inconsistenti sormontati da centinaia di abitazioni.

I boschi, quei pochi che oggi rimangono, sono riserve tutelate o da tutelare, non realtà evidenti e prepotentemente indistruttibili. E le radici degli alberi, anche quelli che fino a qualche decennio fa sorreggevano il terreno, vengono sostituiti dai puntelli delle fondamenta, che per quanto possano essere solidi, non hanno la capacità di irradiarsi e tessere una rete per tutto il territorio, ma rimangono circondati da terreno morto e verosimilmente instabile.

E noi, sempre più, sostituiamo il fruscio delle foglie e i lombrichi sani con gli spifferi delle inferriate e le blatte cittadine.

Giselda Campolo

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